Su Netflix, c'è una serie britannica da 8 episodi che è finita nel dimenticatoio (ma che vale la pena recuperare)
Il thriller britannico Netflix da 8 episodi tratto da Harlan Coben che ti terrà incollato allo schermo. Scopri perché è perfetto per il binge-watching.
Esiste una categoria particolare di serie televisive, quelle che inizi un venerdì sera e finisci domenica, con gli occhi stanchi ma soddisfatti. The Stranger appartiene a questa razza rara di prodotti seriali costruiti scientificamente per il binge-watching, e sei anni dopo il suo debutto mondiale rimane uno dei thriller psicologici più riusciti nel catalogo Netflix.
Il richiamo principale della serie è Richard Armitage, attore britannico noto al grande pubblico per aver interpretato Thorin Oakenshield nella trilogia cinematografica de Lo Hobbit di Peter Jackson. Qui veste i panni di Adam Price, un marito e padre suburbano apparentemente ordinario, la cui esistenza idilliaca viene frantumata quando una perfetta sconosciuta gli si avvicina in un bar, minacciando di rivelare il suo segreto più oscuro e sepolto.
Ma la vera stella dello show è proprio lei, la Sconosciuta del titolo, interpretata con intensità magnetica da Hannah John-Kamen, attrice vista in Ready Player One e prossimamente in Thunderbolts. Kamen costruisce un personaggio enigmatico e disturbante, una donna che appare dal nulla nella vita di Adam per svelargli una verità devastante: sua moglie Corrine, interpretata da Dervla Kirwan, avrebbe simulato una gravidanza anni prima.
La struttura narrativa è calibrata per massimizzare la tensione episodio dopo episodio. Ogni puntata chiude con un colpo di scena o una rivelazione che rende quasi impossibile non cliccare immediatamente su "episodio successivo". È quella sensazione familiare a chiunque abbia mai promesso a se stesso "solo un altro episodio" alle due di notte, salvo ritrovarsi ancora sveglio all'alba con i titoli di coda del finale.
Gli elementi che rendono The Stranger così efficace sono molteplici. C'è il dramma psicologico che esplora le crepe nascoste nei matrimoni apparentemente perfetti, il mistero che si infittisce invece di semplificarsi man mano che emergono nuovi dettagli, e il thriller criminale che accelera progressivamente verso una risoluzione tanto sorprendente quanto, per alcuni, controversa.
Le performance del cast sono un altro punto di forza. Armitage porta sullo schermo tutta la frustrazione, la rabbia e la vulnerabilità di un uomo che vede sgretolarsi le certezze della sua vita. John-Kamen è ipnotica nella sua ambiguità morale, un personaggio che oscilla continuamente tra giustiziera e antagonista. Il cast di supporto contribuisce a creare un tessuto di relazioni e segreti che arricchisce la trama principale.
La fotografia e la regia mantengono un tono visivo cupo e leggermente claustrofobico, anche nelle scene ambientate in spazi aperti. I sobborghi britannici che fanno da sfondo alla storia diventano luoghi inquietanti dove dietro ogni facciata ordinata si nascondono verità scomode e pericolose.