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Su Netflix, c'è una sit-com con Donald Glover che è ancora molto amata dopo dieci anni

Perché Community, disponibile su Netflix, resta popolare dopo 10 anni: scrittura innovativa, personaggi amati.

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Ci sono serie televisive che non muoiono mai davvero. Possono essere cancellate, dimenticate dai network, relegate nel limbo dello streaming, eppure continuano a vivere nella cultura popolare come se fossero andate in onda ieri sera. Community è esattamente questo tipo di fenomeno. La sitcom creata da Dan Harmon, trasmessa originariamente da NBC e disponibile su Netflix, si è conclusa quasi dieci anni fa, ma i fan continuano a parlarne, a citarla, a chiedere a gran voce il film promesso con l'ossessione di chi attende una profezia che deve compiersi.

Non si tratta soltanto dei fan originali che hanno seguito Community durante la sua difficile corsa televisiva, ma anche di una nuova generazione che ha scoperto la serie durante la pandemia, quando lo show è tornato disponibile sulle piattaforme streaming. Questo secondo pubblico ha respirato nuova vita in una community che non aveva mai smesso di esistere. Ma al di là della disponibilità tecnica, cosa rende Community così speciale? La chiave sta in due elementi fondamentali che si intrecciano e si rafforzano a vicenda. Il primo è la scrittura straordinaria e la capacità della serie di infrangere gli schemi narrativi della televisione tradizionale.

Il secondo elemento, forse ancora più importante, riguarda i personaggi. Sia che si parli di Cheers o di Community, alla fine tutto ruota attorno ai personaggi verso cui il pubblico sviluppa un'affezione genuina. Il gruppo di studio composto da Jeff Winger, Annie Edison, Abed Nadir, Britta Perry, Troy Barnes, Shirley Bennett e Pierce Hawthorne ha creato una dinamica che funzionava proprio perché questi personaggi erano profondamente diversi tra loro. Erano archetipi umani che venivano costantemente messi alla prova, costretti a collaborare nonostante le differenze, a salvare il loro timeline o semplicemente a ritrovare una penna smarrita. La forza della serie stava nel bilanciare l'assurdità narrativa con l'autenticità emotiva dei rapporti umani.

Si poteva ridere di un episodio ambientato in un documentario in stile Ken Burns sulla Guerra Civile combattuta con i cuscini, ma si poteva anche commuoversi per l'evoluzione dei rapporti tra questi personaggi imperfetti. Gli episodi del paintball sono diventati eventi leggendari per i fan della serie. Erano momenti in cui la struttura narrativa di Community veniva completamente sovvertita, trasformando il Greendale Community College in scenari da action movie di generi diversi. Ma Harmon e il suo team creativo hanno fatto molto di più nel corso delle sei stagioni: hanno bannato episodi prima ancora che il politicamente corretto diventasse dibattito mainstream, hanno sperimentato con episodi d'animazione, hanno giocato con la metanarrativa in modi che anticipavano tendenze che solo anni dopo sarebbero diventate comuni.

Community è ancora viva perché ha avuto il coraggio di essere diversa in un panorama televisivo che premiava la sicurezza e la prevedibilità. Ha trattato il pubblico come complice intelligente invece che come consumatore passivo. Ha costruito un mondo dove le regole potevano essere infrante ogni settimana, ma i legami tra i personaggi rimanevano il cuore pulsante della narrazione. E forse, dopo quasi dieci anni, è proprio questo il segreto della sua immortalità culturale: ha saputo essere sperimentale senza mai perdere la sua anima umana.

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