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Su Prime Video, Benedict Cumberbatch alle prese con la macchina nazista impossibile da decifrare

Su Prime Video, il film su Alan Turing che decifrò Enigma. Benedict Cumberbatch, Keira Knightley e la storia del genio che cambiò la guerra.

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Ci sono storie che la Storia dimentica. Eroi senza medaglie, battaglie combattute lontano dai campi di battaglia, vittorie che non fanno rumore ma cambiano il corso degli eventi. The Imitation Game, uscito nelle sale americane il 28 novembre 2014 e disponibile su Prime Video, racconta proprio una di queste storie: quella di Alan Turing, il matematico britannico che durante la Seconda Guerra Mondiale riuscì a decifrare Enigma, il sistema di codifica nazista considerato inviolabile. Diretto dal norvegese Morten Tyldum, già autore dell'acclamato thriller Headhunters, il film si basa sul libro fondamentale Alan Turing: The Enigma di Andrew Hodges e porta sullo schermo una vicenda che combina genialità scientifica, tensione bellica e tragedia personale. Al centro di tutto c'è Benedict Cumberbatch, che interpreta Turing con una performance che richiama inevitabilmente il suo iconico Sherlock Holmes, ma con sfumature di vulnerabilità e complessità che vanno ben oltre.

La trama si sviluppa attraverso una struttura a flashback che intreccia tre periodi temporali: i problemi legali di Turing nel dopoguerra, la sua missione segreta a Bletchley Park durante il conflitto, e i traumi dell'adolescenza che hanno forgiato la sua personalità. Questo approccio narrativo, frutto della prima sceneggiatura cinematografica di Graham Moore, permette di costruire un ritratto sfaccettato del protagonista, mostrando come il suo genio eccentrico sia sempre stato sia la sua più grande risorsa che il suo ostacolo principale. A Bletchley Park, il centro nevralgico dell'intelligence britannica, Turing si trova a lavorare con altri brillanti decifratori come Hugh Alexander, interpretato da Matthew Goode, e Joan Clarke, cui Keira Knightley conferisce charme discreto e determinazione silenziosa. Il progetto di Turing è rivoluzionario per l'epoca: costruire una macchina pensante capace di battere in velocità il sistema tedesco.

Ma il vero nemico non sono solo i nazisti: è la burocrazia militare incarnata dal comandante Alastair Denniston di Charles Dance, l'isolamento sociale causato dalla sua personalità Asperger-simile, e una società che considera la sua omosessualità un crimine. Il film riesce a trovare momenti di leggerezza e arguzia proprio nelle interazioni tra i personaggi. Vedere Turing tentare goffamente di socializzare con Hugh e Joan risulta tanto avvincente quanto osservarlo alle prese con l'enigma matematico. Matthew Goode brilla come genio alternativo, dotato di quella sicurezza sociale che Turing non possiederà mai, mentre Knightley offre un'interpretazione che bilancia perfettamente intelligenza e sensibilità emotiva, dando vita a una donna brillante intrappolata in un'epoca sessista.

Il cast di supporto è una parata di talenti britannici di prima classe: Mark Strong porta il suo consueto magnetismo nel ruolo di un agente dei servizi segreti, mentre Allen Leech e Rory Kinnear sviluppano sottotrame che richiedono attenzione per essere colte pienamente, segno distintivo di grandi caratteristi. Una menzione speciale va al giovane Alex Lawther, che interpreta il Turing adolescente con una sensibilità tale da rendere quei flashback emotivamente devastanti. Ciò che rende The Imitation Game particolarmente efficace è la sua capacità di offrire una prospettiva nuova su un genere cinematografico saturo come quello bellico. Non ci sono scene di combattimento eroiche, non ci sono discorsi patriottici roboanti.

Ci sono invece la tensione cerebrale di una sfida intellettuale con implicazioni mortali, la consapevolezza che ogni giorno perso significa migliaia di vite spezzate, e la tragica ironia di un uomo che salva la sua nazione per poi essere perseguitato da quella stessa nazione per essere chi è. Cumberbatch porta in Turing echi del suo Sherlock, inevitabilmente, ma arricchisce il personaggio con una vulnerabilità e una stratificazione emotiva che vanno oltre la brillantezza intellettuale. Gli spettatori più smaliziati potrebbero liquidare la performance come una variazione sul tema, ma considerata autonomamente, è un lavoro degno di riconoscimento. L'attore riesce a rendere credibile e toccante un uomo che pensa in modo radicalmente diverso dagli altri, che fatica a decifrare i codici sociali più di quanto fatichi con Enigma, e che porta dentro di sé segreti che la società del suo tempo non può accettare.

La vera forza del film sta nel far emergere una figura storica fondamentale dall'oblio in cui era caduta. The Imitation Game riporta Alan Turing dove merita di stare: al centro di una narrazione che celebra il suo genio e denuncia l'ingiustizia che ha subito. Per chi volesse recuperarlo, il film non perde nulla su schermo domestico, anzi: la natura teatrale della messa in scena si adatta perfettamente alla visione casalinga. Ma per chi nel 2014 voleva anticipare i favoriti della corsa agli Oscar, era visione obbligata al cinema. Un esempio raro di film storico che riesce a dire qualcosa di nuovo su un conflitto raccontato mille volte, semplicemente spostando l'obiettivo dalle trincee alle menti che hanno combattuto una guerra diversa, silenziosa, decisiva.

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