Su prime Video, il film in cui padre e figlio si affrontano per la sopravvivenza in carcere
Su prime Video, il film di David Mackenzie è un dramma carcerario brutale con Jack O'Connell. Padre e figlio si affrontano in prigione in un film viscerale.
Ci sono film che ti prendono a pugni nello stomaco fin dalla prima scena, e Starred Up - Il ribelle di David Mackenzie, disponibile su Prime Video, è esattamente questo tipo di esperienza cinematografica. Girato in Irlanda del Nord con un budget ridotto all'osso e un programma di riprese serratissimo, questo dramma carcerario britannico riesce a ritagliarsi uno spazio proprio in un territorio dominato da un gigante: Scum di Alan Clarke, il film che alla fine degli anni Settanta scandalizzò la BBC al punto da essere bandito dalla televisione prima di essere rifatto per il cinema. Clarke ha definito gli standard del genere con una forza che ancora oggi fa sentire il suo peso. Eppure Mackenzie, regista già apprezzato per Young Adam e Hallam Foe, non si limita a replicare formule collaudate. Preparandosi alla regia guardando Un condannato a morte è fuggito di Robert Bresson e Fuga da Alcatraz di Don Siegel, costruisce un racconto che unisce realismo brutale ed empatia profonda, anche quando la trama vira verso territori più melodrammatici.
Al centro di tutto c'è Eric, interpretato da Jack O'Connell in una performance che letteralmente elettrizza lo schermo. Giovane detenuto ad alto rischio, Eric viene trasferito in un carcere per adulti dove dovrà cavarsela da solo tra criminali incalliti. Il titolo, Starred Up, indica proprio questo: la promozione prematura di un minorenne in un penitenziario per adulti, generalmente perché considerato troppo pericoloso per restare in una struttura giovanile. Per Eric sembra esserci solo una direzione possibile: verso il basso. Il direttore del carcere, Haynes, lo ha già bollato come caso perso, con una durezza che rasenta la caricatura. Ma tra quelle mura Eric trova due figure che tenteranno, in modi diversi, di entrare in contatto con lui. La prima è Oliver, un terapeuta dagli occhi scavati che crede fermamente che la gestione della rabbia possa aiutare questo ragazzo violento a liberarsi dal proprio passato.
Rupert Friend regala una performance nervosa e angolosa, dove il linguaggio del corpo parla più delle parole, rivelando un trauma personale mai del tutto esplicitato che lo spinge a mettersi sulla linea di fuoco. La seconda figura è ancora più complessa: suo padre Neville, detenuto veterano con cui, in quello che rappresenta il più grande azzardo drammatico della sceneggiatura, Eric si ritrova a condividere la stessa ala del penitenziario. Ben Mendelsohn, già maestro nell'incarnare antieroi squallidi e dannati in Animal Kingdom e Killing Them Softly, offre l'ennesimo ritratto di un uomo aggressivamente distrutto a cui la vita non è stata gentile, e che ha ricambiato con la stessa moneta. È un personaggio miserabile eppure tremendamente umano, incapace di offrire al figlio altro che il proprio fallimento come modello. Ma è Jack O'Connell il vero cuore pulsante di Starred Up.
A dispetto della giovane età, questo attore cresciuto nella serie Skins dimostra la sicurezza, la presenza e il carisma di un veterano. La sua interpretazione di Eric è una sinfonia nervosa di volatilità pura: lo senti vibrare non solo nelle celle e nei corridoi del carcere, ma proprio lì, nella sala cinematografica. C'è persino il rischio che ti sembri sul punto di saltare fuori dallo schermo per affrontarti di persona. Dopo essersi fatto notare in film diversissimi come Eden Lake, Harry Brown e 300: L'alba di un impero, O'Connell trova qui il ruolo che lo consacra. Le relazioni metaforiche padre-figlio abbondano in storie del genere, ma Asser spinge il concetto un passo oltre, flirtando con la tragedia greca mentre Eric combatte letteralmente con la figura paterna, presente e reale.
Più che un semplice dramma carcerario, Starred Up può essere letto come una storia di violenza domestica in cui i peccati dei padri ricadono sui figli innocenti, o forse non così innocenti, condannandoli a ripetere all'infinito i crimini dei propri genitori. Perché questo tema funzioni, O'Connell deve incarnare contemporaneamente minaccia e vulnerabilità, un equilibrio complesso che gestisce con sicurezza impressionante. Starred Up non è un film facile, ma in un panorama cinematografico spesso troppo levigato e prevedibile, la sua ruvida potenza emotiva e la sua onestà brutale rappresentano qualcosa di sempre più raro: cinema che lascia il segno, che ti costringe a confrontarti con la violenza, la fragilità, la possibilità – remota – di redenzione. E con una performance come quella di Jack O'Connell al centro, è impossibile distogliere lo sguardo.