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Su Prime Video, c'è un film di Scorsese che contiene la migliore scena gangster di tutti i tempi

La morte di Billy Batts in questo film di Scorsese è la migliore scena gangster mai realizzata. Analisi della sequenza iconica con Joe Pesci e Ray Liotta.

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Esistono scene cinematografiche che trascendono il film che le contiene e diventano parte dell'immaginario collettivo. La morte di Billy Batts in Quei bravi ragazzi, capolavoro del 1990 su Prime Video di Martin Scorsese, è una di queste. A distanza di oltre tre decenni dalla sua uscita, quella sequenza continua a detenere un primato che pochi osano contestare: la migliore scena di morte mai realizzata in un film gangster. Non si tratta di un'affermazione campata in aria. Quei bravi ragazzi, conosciuto internazionalmente come Goodfellas, è considerato da molti critici e appassionati il gangster movie definitivo, un film che ha ridefinito i codici del genere con uno sguardo crudo, privo di romanticismo, sulla criminalità organizzata. Scorsese ha confezionato un'opera tecnicamente impeccabile, costruita su un ritmo implacabile, tensione continua e una gallery di personaggi indimenticabili interpretati da un cast stellare: Ray Liotta nei panni di Henry Hill, Robert De Niro come James Conway e Joe Pesci in quello che resta probabilmente il suo ruolo più iconico, Tommy DeVito.

La scena che vede protagonista Billy Batts non è solo violenta. È strategicamente orchestrata per colpire lo spettatore su più livelli: psicologico, emotivo, visivo. Batts è un "self made man", un uomo fatto, intoccabile secondo le regole non scritte della mafia. Appena uscito di prigione, incontra Tommy in un locale e il clima si fa immediatamente teso. Billy sembra quasi amichevole quando si rivolge a Tommy chiamandolo "Spitshine Tommy", riferendosi al suo passato come lustrascarpe. Ma l'apparente cordialità nasconde una presa in giro umiliante. Tommy lascia il bar, apparentemente controllato. Ma chi conosce il personaggio sa che quella calma è solo la quiete prima della tempesta. E infatti, alla fine della serata, quando Batts si trova solo con Jimmy, Tommy ritorna. La sua nuova "scatola da scarpe" è una pistola. Colpisce il vecchio gangster alla testa con il calcio dell'arma, e quando Batts crolla a terra, Tommy e Jimmy lo massacrano di botte in una sequenza di violenza quasi rituale.

Ma è quello che accade dopo a rendere la scena davvero indimenticabile. Batts, ancora vivo ma ridotto in fin di vita, viene gettato nel bagagliaio dell'auto. Durante il viaggio verso il luogo dove seppellirlo, si sente un rumore dal baule. L'uomo è ancora cosciente. Tommy, in preda a una furia sadica, lo raggiunge con un coltello e inizia a colpirlo ripetutamente. Jimmy si unisce con alcuni colpi di pistola. La cinepresa inquadra la scena dall'interno del bagagliaio, un punto di vista straniante che amplifica l'orrore. Mentre tutto questo accade, la voce fuori campo di Henry Hill commenta con una calma disarmante: "A volte anche se la gente non sgarrava, veniva ammazzata". Questo contrasto tra la brutalità delle immagini e il tono quasi burocratico della narrazione è ciò che eleva la sequenza da semplice momento di violenza a perfetto esempio di storytelling cinematografico. Scorsese ci sta dicendo che in quel mondo la morte è routine, un fatto amministrativo, una necessità operativa.

Joe Pesci è magistrale nel cavalcare quella linea sottilissima tra comico e terrificante. Il suo Tommy DeVito è una mina vagante, imprevedibile, capace di passare dalla risata omicida all'esplosione di violenza in una frazione di secondo. È la stessa dualità che lo renderà celebre in ruoli apparentemente lontanissimi come quello del ladro maldestro in Mamma, ho perso l'aereo. Ma qui, in Quei bravi ragazzi, quella presenza ambigua diventa pura tensione narrativa. La scena di Billy Batts funziona perché non è gratuita. Ogni elemento è calibrato: la provocazione iniziale, l'umiliazione pubblica, la vendetta differita, la violenza esplosiva, il sadismo freddo, il commento distaccato. È una lezione di regia applicata, di come si costruisce una sequenza che rimane impressa nella memoria dello spettatore non per lo shock fine a se stesso, ma perché racconta qualcosa di profondo sulla natura umana e sul funzionamento di quel particolare universo criminale.

Quei bravi ragazzi attinge a storie vere, basandosi sul libro di Nicholas Pileggi che racconta la vita del vero Henry Hill. Ma è la trasformazione di quei fatti in cinema, operata da Scorsese e dal suo team, a renderli immortali. Il film non è solo violento: è riflessivo sulla violenza. Non glorifica i gangster: ne mostra la brutalità quotidiana, la paranoia, il tradimento, la fine ingloriosa. La morte di Billy Batts è diventata una pietra di paragone per tutto il genere gangster. Ogni film successivo che ha tentato di raccontare il crimine organizzato si è dovuto confrontare con quella sequenza, con quella capacità di rendere la violenza insieme realistica e simbolica, fredda e viscerale. In un genere che ha prodotto opere monumentali come Il Padrino e Il Padrino parte II, riuscire a distinguersi con una singola scena è un'impresa che pochi registi possono vantare.

Oggi, a oltre trent'anni dall'uscita, Quei bravi ragazzi continua a essere studiato nelle scuole di cinema, analizzato dai critici, amato dagli spettatori. E quando si parla di quella particolare forma d'arte che è la scena di morte perfetta nel cinema gangster, tutti i discorsi tornano inevitabilmente lì: a un bagagliaio aperto nella notte, a Joe Pesci con un coltello in mano, e alla voce calma di Ray Liotta che ci ricorda quanto possa essere banale, in certi mondi, ammazzare un uomo.

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