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Una star di Shameless in questo film dei Coen su Prime Video che funziona ancora dopo 30 anni

A 30 anni dall'uscita, questo film dei fratelli Coen rimane un capolavoro insuperato. Analisi del noir-blanc con Frances McDormand che ha ridefinito il genere thriller.

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Ci sono film che invecchiano come il latte dimenticato fuori dal frigo. E poi c'è Fargo. A 30 anni dalla sua uscita, il thriller dei fratelli Coen disponibile su Prime Video non solo regge il confronto con il cinema contemporaneo, ma riluce di una brillantezza che molte produzioni moderne si sognano. La sua riedizione nelle sale dimostra una verità scomoda per Hollywood: un capolavoro resta tale, punto. Ma cosa rende Fargo così speciale? La risposta non sta in un singolo elemento, ma nell'alchimia perfetta di componenti che Ethan e Joel Coen hanno saputo orchestrare con precisione chirurgica. Parliamo di un noir ambientato in paesaggi candidi e glaciali del Minnesota e del North Dakota, dove la neve bianca e sterminata diventa il palcoscenico di una storia nerissima. Un noir-blanc, come qualcuno l'ha definito: un ossimoro cinematografico che funziona proprio perché sovverte ogni aspettativa.

Al centro di tutto c'è lei: Marge Gunderson, interpretata da una Frances McDormand in stato di grazia. Capo della polizia locale, sette mesi di gravidanza ben visibili, faccia bonaria e accento del Midwest che suona quasi parodistico. Eppure Marge non è una macchietta. È un'investigatrice brillante, dotata di intuito sopraffino e senso procedurale impeccabile, completamente impermeabile alla violenza e alla bruttura del caso che si trova ad affrontare. La sua è una figura rivoluzionaria per il genere: niente cinismo da detective consumato, nessuna battuta sarcastica da dura che ha visto tutto. Marge rimane fresca, integra, con quella pancia che rappresenta letteralmente la speranza nel futuro. Il caso in questione nasce dalla mente contorta di Jerry Lundegaard, un venditore di auto mediocre e disperato magnificamente reso dalla star di Sahmeless William H. Macy.

I suoi occhi azzurri trasudano autocommiserazione e risentimento impotente mentre orchestra un piano semplice, ma destinato al disastro: far rapire sua moglie Jean per estorcere un milione di dollari al suocero ricco, Wade Presnell, intascando il riscatto e lasciando le briciole ai suoi due sgherri. Gli sgherri in questione sono Carl Showalter e Gaear Grimsrud, interpretati rispettivamente da Steve Buscemi e Peter Stormare, un duo di criminali così grottescamente incompetenti da risultare quasi comici. Quasi, perché la loro violenza è reale, spietata, terrificante. L'omicidio di un agente della stradale e di due testimoni innocenti innesca l'indagine di Marge, trasformando quello che doveva essere un rapimento pulito in un bagno di sangue. La genialità dei Coen sta nel rendere le forze dell'ordine interessanti e divertenti quanto i criminali, un equilibrio che il cinema mainstream fatica ancora oggi a raggiungere. Marge non è solo competente: è umana in modo disarmante.

Il film gioca continuamente con i toni, spiazzando lo spettatore con quelle piccole stramberie che sono diventate la firma dei fratelli Coen. Lo stile dei Coen in Fargo è difficile da definire, scivoloso come il ghiaccio che ricopre quelle strade deserte. I testimoni intervistati da Marge descrivono Grimsrud come "dall'aspetto strano" senza saper spiegare perché. Allo stesso modo, cercare di categorizzare il tono di questo film solleva la stessa difficoltà: è un thriller? Una commedia nera? Un dramma umano? È tutto questo e niente di tutto questo. La neve non è solo un elemento scenografico: è il motivo ricorrente del design visivo e dell'universo morale di Fargo. I personaggi possono essere calorosi, ma il clima è mortale, con quel paesaggio sconfinato e privo di caratteristiche distintive rivelato in inquadrature aeree che trasmettono un senso di isolamento cosmico.

La performance di McDormand rimane il cuore pulsante del film. Marge Gunderson è l'incarnazione della decenza e della modestia del Midwest, in salute splendente e aperta con tutti. Ma è anche un'investigatrice formidabile, mai intimorita dalla brutalità che incontra. Ha un nucleo impenetrabile di innocenza ed è ancora capace di rimanere scioccata: quando un vecchio amico di scuola, Mike Yanagita, la contatta e prova a fare il filo con lei, Marge resta sconvolta da quello che scopre sul suo conto. Questo è un noir senza cinismo. Marge vede il peggio che la natura umana ha da offrire ma non diventa una femme fatale disincantata che butta lì battute sarcastiche. Rimane completamente fresca, e la sua gravidanza, quella speranza concreta per il futuro, non viene mai compromessa. È un personaggio che il cinema contemporaneo, ossessionato dall'antieroe tormentato e dal protagonista moralmente ambiguo, fatica a concepire.

30 anni dopo, mentre lo streaming ha trasformato Fargo in un marchio espanso e il cinema di genere si è fatto più cupo e cinico, il film originale dei Coen risplende di una luminosità particolare. Non è solo nostalgia o riverenza critica: è il riconoscimento che certe opere raggiungono un equilibrio così perfetto da diventare senza tempo. In un'epoca in cui ogni franchise cerca di costruire universi condivisi e ogni thriller vuole essere più oscuro e più violento del precedente, Fargo ricorda che la vera audacia sta nella semplicità ben eseguita, nella capacità di trovare profondità nei personaggi ordinari e bellezza anche nei paesaggi più desolati. La neve continua a cadere, bianca e pura come allora, nascondendo e rivelando verità che il cinema contemporaneo ha spesso dimenticato.

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