Su Prime Video, c'è un horror del 2021 che spiega perché i film vietati ci ossessionano tanto
Analisi del film horror di Prano Bailey-Bond con Niamh Alga su Prime Video.
Cosa succederebbe se, mentre svolgi il tuo lavoro quotidiano, ti imbattessi in qualcosa che riapre una ferita mai rimarginata? Non un semplice ricordo, ma una presenza concreta, visibile, tangibile come le immagini che scorrono davanti ai tuoi occhi su uno schermo. È esattamente questo il territorio psicologico che Censor esplora, un horror britannico ambientato nella Londra del 1985 che utilizza il cinema stesso come specchio deformante della realtà. Diretto da Prano Bailey-Bond, al suo esordio nel lungometraggio, e co-scritto con Anthony Fletcher, il film segue Enid, interpretata da una straordinaria Niamh Algar. Il suo lavoro è quello di censurare i film, decidere cosa il pubblico può o non può vedere. Scene troppo violente, troppo esplicite, troppo disturbanti: tutto passa sotto il suo sguardo attento e metodico.
È qui che il film vira verso territori psicologici più profondi e destabilizzanti. Bailey-Bond costruisce la tensione con sicurezza, lasciando che l'ossessione di Enid si infiltri gradualmente in ogni aspetto della narrazione. La regista non ha fretta, sa che l'horror più efficace è quello che si sedimenta lentamente, che ti entra sotto la pelle prima ancora che tu te ne accorga. La protagonista inizia a cercare altri film diretti dal misterioso Frederick North, opere appartenenti al sottogenere dei video nasty, quei film a basso budget che negli anni 80 finirono sotto il fuoco incrociato della censura britannica per la loro natura esplicitamente violenta e trasgressiva. L'ironia è palpabile. Enid, che ha passato la vita a decidere cosa gli altri possono vedere, ora cerca attivamente ciò che è stato vietato, proibito, censurato.
È come se la barriera tra il suo ruolo professionale e la sua disperazione personale si stesse sgretolando, rivelando una verità scomoda sulla natura umana: la curiosità per il proibito è più forte di qualsiasi sistema di controllo. Il film solleva domande che risuonano ancora oggi, in un'epoca di dibattiti infiniti su cosa dovrebbe o non dovrebbe essere permesso nelle nostre diete mediatiche. Niamh Algar offre una performance stratificata, capace di mostrare i molteplici volti di Enid: la professionista diligente e sovraccarica di lavoro, la figlia sommersa dal senso di colpa e dal dolore irrisolto, e infine la detective improvvisata che si aggrappa alla speranza che sua sorella possa essere ancora viva. È un lavoro di sottrazione più che di esplosione, dove ogni sguardo, ogni esitazione comunica volumi di emozioni represse.