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Su Prime Video, la serie TV supereroistica le cui prime due stagioni restano imbattibili dopo 12 anni

Le prime stagioni di questa serie restano insuperabili nel panorama delle serie supereroistiche. Analisi di cosa ha reso la serie con Grant Gustin un capolavoro.

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Quando The Flash debuttò su The CW nell'ormai lontano 2014, nessuno immaginava che quello spin-off di Arrow sarebbe diventato un punto di riferimento generazionale per le serie supereroistiche. Eppure, a dodici anni di distanza, rivedere su Prime Video le prime due stagioni della serie con Grant Gustin nei panni di Barry Allen è un'esperienza che fa riflettere: quei ventitre episodi a stagione, girati con budget da network televisivo e vincoli creativi stringenti, reggono il confronto con le produzioni milionarie di Disney+ e HBO Max. Anzi, in molti casi le superano.

Il pilot di The Flash fu il secondo più visto nella storia di The CW, battuto soltanto da The Vampire Diaries. Non era solo hype: era la promessa di qualcosa di diverso. La serie riuscì nell'impresa di trascendere le proprie origini, costruendo un universo narrativo che mescolava azione, sci-fi, dramma familiare e una leggerezza quasi disarmante. Il segreto stava nell'equilibrio: ogni puntata sapeva dosare momenti di pura adrenalina con battute taglienti e colpi di scena che tenevano lo spettatore inchiodato allo schermo. Le prime due stagioni erano un miracolo di scrittura serrata. Il villain della prima stagione, Eobard Thawne alias Reverse-Flash, è ancora oggi considerato uno degli antagonisti meglio costruiti del panorama televisivo supereroistico.

Ma cosa è andato storto dopo? Come spesso accade alle serie The CW, The Flash ha iniziato a perdere la bussola dalla terza stagione in poi. Troppi personaggi, troppa lore accumulata, trame che si autocannibalizzavano in un crescendo di melodramma e complessità fine a sé stessa. L'umorismo naturale che caratterizzava i primi episodi è stato soffocato da una serietà costruita, le storyline sono diventate labirintiche senza essere più intelligenti. In una parola: la serie si è persa. Rivedere oggi quelle prime stagioni è un esercizio dolceamaro, come si dice nel gergo televisivo. Da un lato, c'è la conferma che il mezzo televisivo, quando ben orchestrato, può regalare capolavori anche con risorse limitate.

Dall'altro, c'è l'amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. The Flash aveva tutto: un cast affiatato, una mitologia ricchissima da cui attingere, un pubblico fedelissimo. Aveva persino registi come Kevin Smith e Rachel Talalay dietro ad alcuni degli episodi più memorabili. Il problema è che la televisione moderna, soprattutto quella a lunga serialità, fatica a mantenere la qualità nel tempo. The Flash ne è diventato l'emblema: un gigante nato per correre, che ha invece inciampato sui propri lacci. Eppure quelle prime due stagioni restano lì, cristallizzate nel 2014-2016, a ricordarci che quando tutto funziona, quando scrittura, recitazione e visione creativa si allineano, anche un supereroe che corre può farci volare.

The Flash si è conclusa nel 2023 dopo nove stagioni, trascinandosi dietro una reputazione compromessa. Ma chiunque voglia capire cosa significhi sci-fi televisiva di qualità, cosa voglia dire costruire un villain indimenticabile o come si gestisce un ensemble cast in una serie supereroistica, dovrebbe tornare a Central City. Almeno per le prime due stagioni. Quelle sono ancora imbattibili.

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