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Su Prime Video, un'assassina che impara ad amare, in questa serie action che tutti sottovalutano

Su Prime Video, la serie action ribalta il coming-of-age: un'adolescente addestrata come assassina scopre l'innocenza e l'umanità, non la violenza.

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Quando nel 2011 Saoirse Ronan diede vita sul grande schermo a Hanna, il pubblico si trovò di fronte a una nuova icona action: un'adolescente addestrata come assassina, cresciuta in totale isolamento, costretta ad attraversare l'Europa per eliminare una minaccia della CIA prima che questa possa raggiungerla. Un thriller adrenalinico che mescolava azione fisica a un sottotesto più profondo sulla scoperta di sé. Ma quella storia non si è fermata al cinema. Nel 2019, Prime Video ha deciso di espandere l'universo narrativo di Hanna con una serie televisiva omonima, affidando il ruolo protagonista a Esme Creed-Miles. E qui accade qualcosa di inaspettato. Certo, l'action rimane centrale, le coreografie di combattimento sono memorabili, l'intensità è palpabile. Ma ciò che trasforma Hanna da semplice thriller d'azione a esperienza narrativa davvero coinvolgente è il percorso della protagonista stessa.

Non parliamo solo di colpi ben assestati e inseguimenti mozzafiato, ma di un coming-of-age che rovescia completamente le convenzioni del genere. Perché Hanna non scopre la violenza del mondo: quella la conosce già fin troppo bene, addestrata a gestirla con efficienza chirurgica. Ciò che scopre, invece, è tutto il resto. L'idea di qualcuno che viene introdotto alle dinamiche sociali del mondo moderno dopo una vita di isolamento non è certo nuova nel panorama cinematografico e televisivo. Hanna si pone quasi come l'antitesi narrativa del classico racconto di formazione. Nella maggior parte delle storie di questo tipo, il protagonista cresce prendendo coscienza dei pericoli, dell'oscurità, del lato corrotto delle persone e dei sistemi che lo circondano. Hanna parte già da lì. È stata specificamente preparata ad affrontare quelle minacce, a riconoscere il tradimento, a sopravvivere in un mondo ostile.

Quello che la disarma completamente, invece, è la scoperta della comunità, delle risate spontanee, della sicurezza emotiva. È il calore di legami autentici che la spiazza, non il freddo della violenza. Ed è proprio questo ribaltamento a rendere la sua storia così magnetica. Guardarla confrontarsi con convenzioni sociali che diamo per scontate, con la tecnologia che usiamo senza pensarci, con la normalità di un abbraccio o di una conversazione sincera, ci costringe a guardare la nostra quotidianità con occhi nuovi. Esme Creed-Miles porta sullo schermo una Hanna stratificata, capace di alternare la precisione letale dell'addestramento alla vulnerabilità di chi sta imparando cosa significhi essere semplicemente umana. Il suo percorso non è verso la consapevolezza del male, ma verso la comprensione del bene. Verso la scoperta di tutto ciò che le è stato negato: l'appartenenza, la fiducia, persino il diritto di sbagliare senza che questo significhi morte.

La serie costruisce con cura questo paradosso: un'adolescente che può neutralizzare avversari addestrati ma non sa come gestire una conversazione informale, che può sopravvivere nelle condizioni più estreme ma non ha mai sperimentato la sicurezza di un luogo che possa chiamare casa. Questo contrasto continuo tra competenza mortale e innocenza emotiva è il cuore pulsante della narrazione. E mentre molte serie action puntano sull'escalation della violenza e sulla complessità delle minacce esterne, Hanna fa qualcosa di più rischioso: rallenta, osserva, si prende il tempo di esplorare cosa significhi costruire un'identità quando tutto quello che ti hanno insegnato è come distruggerla negli altri. La protagonista non deve solo sopravvivere fisicamente, ma trovare un motivo per farlo che vada oltre l'addestramento ricevuto.

In un panorama televisivo saturo di antieroi tormentati e protagonisti cinici, Hanna offre qualcosa di diverso: una guerriera addestrata a non fidarsi di nessuno che deve imparare il coraggio necessario per farlo comunque. Una teenager letale che scopre che la vera forza forse non sta nel colpire con precisione, ma nell'abbassare le difese. Un coming-of-age al contrario che ci ricorda quanto sia straordinario, e per nulla scontato, avere accesso a quella rete di connessioni umane che chiamiamo normalità. La serie Hanna non è solo un action thriller ben costruito. È un esperimento narrativo che usa il linguaggio del genere per raccontare qualcosa di profondamente umano: il viaggio verso l'appartenenza di chi è stata programmata per restare sempre sola. Se sei un fan dei coming-of age, eccone 10 da non perdere.

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