The Batman 2, il Joker di Barry Keoghan ha un approccio inedito (e rompe una tradizione lunga 35 anni)
The Batman 2 di Matt Reeves mostrerà Batman e Joker come nemici già consolidati, un approccio mai visto nei film di Nolan e Burton.
di Alba Rossi
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Quando Barry Keoghan ha fatto la sua inquietante comparsa nei momenti finali di The Batman, quella risata strascicata proveniente dalla cella accanto all'Enigmista ha fatto vibrare le sale cinematografiche. Pochi secondi, una sagoma sfocata, e la conferma che Matt Reeves stava costruendo qualcosa di diverso. Ora, con The Batman 2 in arrivo, il regista ha l'opportunità di fare ciò che nessun film live-action del Cavaliere Oscuro ha mai veramente esplorato: mostrare Batman e Joker come nemici che già si conoscono, che hanno già combattuto, che sanno esattamente cosa aspettarsi l'uno dall'altro.
Questo approccio narrativo rispecchia decenni di fumetti DC, dove Batman e Joker sono intrappolati in una danza senza fine. Come dice il Joker stesso alla fine di The Dark Knight, sono destinati a combattersi per sempre. Eppure, paradossalmente, nessun film ha mai rappresentato quella dimensione di eternità, quella sensazione che il loro conflitto non abbia un vero inizio né una vera fine, ma sia semplicemente parte del tessuto stesso di Gotham.
The Batman 2 non ha bisogno di trasformare il Joker nel villain principale per sfruttare questo potenziale. Anzi, relegarlo a figura ricorrente, consulente oscuro nelle profondità di Arkham, potrebbe renderlo ancora più inquietante. L'idea di Batman che torna ripetutamente dal suo nemico per interrogarlo, per confrontarsi con lui, per cercare risposte che solo la mente più contorta di Gotham può fornire, è un territorio narrativo inesplorato sul grande schermo.
Questo non significa che ogni film debba vedere Batman affrontare nuovamente il Joker come antagonista centrale. Significa piuttosto che il Joker può esistere come presenza costante nell'universo narrativo di Reeves, un'ombra che aleggia anche quando non è al centro della scena. È una minaccia che non scompare mai completamente, un ricordo vivente dei fallimenti e delle vittorie passate di Batman.
La bellezza di questo approccio è che permette a The Batman 2 di concentrarsi su un altro villain principale, forse Due Facce secondo i rumor che circolano dopo i recenti report di casting, mentre mantiene viva la tensione con il Joker. Batman può affrontare Harvey Dent o qualsiasi altro nemico scelga Reeves, ma sapendo che in una cella di Arkham c'è qualcuno che lo conosce forse meglio di chiunque altro, qualcuno che aspetta pazientemente il momento giusto.
Questa struttura narrativa riflette anche la realtà investigativa. I detective consultano spesso criminali incarcerati per comprendere la psicologia di altri criminali ancora in libertà. È una dinamica moralmente complessa, che mette Batman in una posizione di vulnerabilità intellettuale ed emotiva ogni volta che varca quella porta ad Arkham. Ogni conversazione è un rischio, un'opportunità per il Joker di piantare semi di dubbio, di manipolare, di dimostrare che forse non sono così diversi come Batman vorrebbe credere.
Matt Reeves ha nelle mani l'opportunità di realizzare qualcosa che né Tim Burton con il suo gotico espressionista, né Christopher Nolan con il suo realismo elevato, né Zack Snyder con la sua mitologia operistica sono riusciti a fare: mostrare Batman e Joker come figure che esistono in una dimensione temporale più ampia di un singolo film, personaggi la cui relazione si estende prima e dopo i confini della narrazione che stiamo guardando.
Fonte /
ScreenRant.com