The Punisher: la parola allo showrunner Steve Lightfoot
Steve Lightfoot, showrunner di The Punisher, racconta il suo lavoro sul protagonista della serie e sul difficile compito di renderlo gradevole al pubblico
Ecco un estratto dell'intervista rilasciata da Lightfoot a Syfy Wire.
Credo che sia qualcosa di cui dobbiate parlare con qualcuno della Marvel, perché quando sono approdato a questa serie, mi è stato subito molto chiaro che volessero raccontare una storia a sé, che non s'intersecasse con ciò che era accaduto in The Defenders. Posso solo fare delle ipotesi in merito a questa decisione, ma credo - da ciò che ho capito - che il concept dei quattro personaggi che poi si sarebbero uniti a formare i Difensori fosse stato pianificato, mentre il Punitore fosse stato tenuto fuori.
Dev'essere stato difficile rendere un personaggio come Frank gradito al pubblico. Ti preoccupava questa cosa? Quest'uomo ha ucciso un sacco di persone.
Ci sono numerosi flashback relativi alla moglie di Frank, specialmente sulla sua uccisione. Frank parla dei suoi bambini, ha numerosi ricordi dei giorni felici trascorsi con loro. È stata una stratificazione atta a rendere il personaggio più simpatico al pubblico, dal momento che avrebbe continuato a mietere vittime?
Penso riguardasse anche il vedere la sua vita interiore e il costruire un personaggio completo. Credo che una delle cose che mi abbia sempre attirato, nello scrivere di lui, fosse ciò che c'era oltre il Punitore vigilante, oltre gli elementi d'azione della serie. Hai visto un uomo che, a causa delle sue scelte di vita, ha sempre dovuto controllare le proprie emozioni, e che ora sta lottando contro un dolore immenso. Sono convinto che tutte le grandi serie facciano assurgere i propri elementi interni a un livello universale, in cui chiunque possa identificarsi. E penso che Frank lo sia, è un uomo che ha perso la sua famiglia e penso che tutti noi possiamo identificarci con il dolore per la scomparsa di una persona cara, quindi quello era ciò che m'interessava esplorare. Dire che sì, stanno succedendo tutte queste cose, ma andando al cuore della questione stiamo guardando un uomo che, in primo luogo, sta piangendo la propria famiglia e, in secondo luogo, è nell'orribile posizione di dover ammettere con sé stesso che, almeno in parte, quella perdita sia avvenuta per colpa sua. Credo che sia ciò che lo rende un personaggio universale, in cui tutti ci possiamo identificare.