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Un Matthew McConaughey totalmente irriconoscibile in questo film su Prime Video sul Sogno Americano

Matthew McConaughey irriconoscibile questo film su Prime Video: trasformazione fisica estrema, performance e rischi tonali in un film sulla febbre dell'oro e il Sogno Americano.

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C'è un momento, nella carriera di certi attori, in cui la ricerca del personaggio perfetto diventa una discesa volontaria nel baratro della trasformazione fisica. Matthew McConaughey lo sa bene, e con Gold, disponibile su Prime Video, spinge questo concetto ancora più in là, regalandoci un Kenny Wells che è l'antitesi del divo texano che siamo abituati a vedere. Pancia prominente, denti storti, capelli diradati pettinati in un riporto patetico: tutto ciò che una persona normale cercherebbe disperatamente di nascondere, McConaughey lo esibisce con orgoglio quasi provocatorio. Diretto da Stephen Gaghan, il regista premio Oscar per la sceneggiatura di Traffic e reduce da Syriana, Gold - La grande truffa è un film che gioca pericolosamente sul filo del rasoio tra sincerità e satira. È la storia di un cercatore d'oro di bassa lega che, dopo aver ereditato l'azienda mineraria del padre, si rende conto di non avere né il talento né la pazienza per quel mestiere. Ma Kenny Wells ha qualcosa di più prezioso: la consapevolezza dei propri limiti e l'intelligenza di rivolgersi a chi ne sa più di lui.

Entra in scena Michael Acosta, interpretato da Édgar Ramírez, un geologo esperto che viene presentato come una figura quasi divina. La prima inquadratura che lo ritrae è eloquente: una camera montata su drone si alza lentamente fino a trovarlo in piedi, padrone assoluto di una miniera, con un'aura da semidio. Questo trattamento cinematografico non è casuale. Gaghan vuole che Acosta appaia affidabile, eroico, solido, creando un contrasto subliminale con Wells, che invece trasuda inaffidabilità da ogni poro della sua pelle sudata. Insieme, i due si avventurano nelle profondità delle foreste indonesiane, seguendo l'intuizione che in quella zona scorra un fiume ricco di oro. Il viaggio è un misto tra L'avventura dell'African Queen e Il tesoro della Sierra Madre, con McConaughey nei panni di un Humphrey Bogart sudato e clownesco. Wells quasi muore di malaria sul posto, ma alla fine la fortuna sembra arridergli: la scoperta di quello che viene definito il più ricco giacimento d'oro del secolo.

Qui il film cambia registro. Wells torna in America trasformato, almeno agli occhi degli altri. Tutti lo trattano diversamente, tranne la sua fidanzata Kay, interpretata da Bryce Dallas Howard, che rappresenta l'anima autentica della storia. Kay non può resistere alla tentazione di rinnovare il guardaroba, e il costumista Danny Glicker si scatena nel rappresentare i gusti nouveau riche del personaggio, ma lei continua a vedere Kenny per quello che è sempre stato. È straziante osservarla mentre cerca di proteggerlo dagli avvoltoi che si materializzano non appena l'odore del denaro si diffonde nell'aria. Perché Gold non è la storia banale di un uomo che diventa ricco e vive felice per sempre. È molto più complicato di così. Wells si ritrova circondato da squali di Wall Street, suona la campanella di apertura della Borsa e, un attimo dopo, è così disperato da ritrovarsi faccia a faccia con una tigre indonesiana. Il film avrebbe potuto essere perfetto per Tony Scott, con la sua estetica adrenalinica e vorticosa, ma nelle mani di Gaghan assume una tonalità leggermente più contenuta, seppure solo di poco.

Il film funziona proprio perché McConaughey lo ha reso personale. L'attore ha attinto alla sua esperienza di vita, osservando il padre che lavorava come venditore di tubature petrolifere, vivendo quelle dinamiche ad alto rischio. Ha preso Willy Loman, il commesso viaggiatore di Morte di un commesso viaggiatore, e lo ha reinventato come un buffone volgare e chiassoso, sostituendo il duro lavoro con la pura fortuna cieca. Il finale del film è un enorme errore di calcolo. Presenta una riunione immeritata e un colpo di scena che dovrebbe farci mettere in discussione tutto ciò che abbiamo visto, ma non ci riesce. Gaghan non riesce a decidere se Gold sia una tragedia oppure no, lasciando lo spettatore in una zona grigia che non è del tutto soddisfacente.

Eppure, nonostante questo inciampo conclusivo, Kenny Wells rimane un personaggio indimenticabile. Gold è uno di quei film che potevano andare in qualsiasi direzione, e alcuni critici lo hanno sicuramente bollato come un disastro per i rischi tonali che si assume, camminando sul filo teso tra sincerità e satira. Ma per chi è disposto a prendere i personaggi per quello che sono, senza cercare significati nascosti o messaggi morali, il risultato è un viaggio deliziosamente folle. È il ritratto vivido di quello che spesso viene erroneamente identificato come il Sogno Americano, ma che andrebbe più accuratamente descritto come la Fantasia Americana: uomini che sognano ricchezza e successo senza dover faticare davvero per ottenerli. Un uomo con un sogno che inserisce l'ultimo quarto di dollaro nella slot machine e torna a casa con l'intero casinò. Salvo poi scoprire che il casinò aveva altre carte da giocare.

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