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Da evento mondiale a flop dimenticato: Javier Bardem e Penelope Cruz nel film problematico su Prime Video

Javier Bardem e Penélope Cruz in questo film su Prime Video: perché un cast stellare e un regista affermato non sono bastati a salvare il biopic.

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Fino a qualche anno fa, un biopic su Pablo Escobar con Javier Bardem e Penélope Cruz nel cast sarebbe stato considerato un evento cinematografico di grande rilevanza. Aggiungiamo alla ricetta Fernando León de Aranoa alla regia, regista rispettato per il suo cinema sociale e realista, autore di pellicole come "I lunedì al sole", e il risultato sulla carta avrebbe dovuto essere esplosivo. Eppure, qualcosa è andato terribilmente storto lungo il percorso. Il film, disponibile su Prime Video, che avrebbe dovuto conquistare il pubblico mondiale ha invece dovuto assumere un alias, un dettaglio che forse avrebbe strappato un sorriso storto proprio al suo inafferrabile protagonista. Presentato originariamente ai festival di Venezia e Toronto nel 2017 con il titolo "Loving Pablo", il progetto ha ricevuto recensioni tiepide che hanno costretto i produttori a ripensare la strategia distributiva.

Quando è arrivato nelle sale britanniche, aveva già cambiato nome nella più secca e diretta versione "Escobar" (in Italia, Escobar - Il fascino del male), come se volesse spogliarsi di ogni pretesa e nascondere la propria identità compromessa. Il film si basa sulle memorie di Virginia Vallejo, giornalista televisiva colombiana che ebbe una relazione con Escobar. Sulla carta, questa prospettiva prometteva un punto di vista privilegiato, capace di offrire autenticità superiore rispetto al precedente "Escobar: Paradise Lost" del 2014 con Benicio del Toro. Nella pratica, però, il personaggio di Vallejo viene relegato a una funzione narrativa superficiale: una figura frivola che si limita a cambiare guardaroba e fornire spiegazioni didascaliche con un accento marcato. Per un'attrice del calibro di Penélope Cruz, il ruolo rappresenta uno spreco evidente di talento, confinandola ai margini di una storia che avrebbe potuto esplorare con ben altra profondità.

In questo scenario frammentato, Javier Bardem emerge come l'elemento più solido, un attore che lotta con ogni mezzo per tenere insieme i pezzi di un puzzle che non vuole comporsi. Il suo Escobar porta il peso di una pancia protesica e di una parrucca che ricorda i capelli arruffati di Maradona, trasformazioni fisiche che potrebbero facilmente scivolare nel ridicolo ma che Bardem riesce a sostenere con professionalità. Il suo personaggio è un mostro semi-affascinante: un tipo burbero e borbottante, con un posteriore vistosamente flaccido, capace di passare dalle minacce di stupro più raccapriccianti a momenti di una umanità distorta. Quando l'inquadratura si allontana da lui per seguire altri personaggi, il vuoto si sente immediatamente. Proprio qui sta uno dei problemi centrali del film: avrebbe dovuto seguire Pablo più coraggiosamente nelle zone d'ombra della sua psiche, esplorare senza compromessi la discesa negli abissi morali di un uomo che per un breve periodo è stato il ricercato numero uno delle Americhe.

Se De Aranoa avesse perseguito questa direzione con maggiore determinazione, "Escobar" avrebbe potuto giustificare pienamente il prezzo del biglietto. Invece, il prodotto finale appare come un sacchetto misto di elementi che non dialogano tra loro: virtù narrative soffocate da divagazioni affannose e cambi di tono così bruschi da risultare destabilizzanti. Ciò che emerge da "Escobar" è un film problematico, che non sa decidere cosa vuole essere. Un'analisi sociopolitica rigorosa o un thriller d'azione spettacolare? Un ritratto intimista visto attraverso gli occhi di una donna o la cronaca epica dell'ascesa e caduta di un impero criminale? Un dramma sobrio e riflessivo o un prodotto di intrattenimento calibrato per il grande pubblico? Nel tentativo di accontentare tutte queste istanze, finisce per non soddisfarne nessuna completamente.

Il risultato complessivo è un'opera che si può definire flaccida e confusa. Un film che aveva tutte le carte in regola per essere memorabile e che invece si è perso nella nebbia delle compromissioni produttive, delle scelte timide, dell'incapacità di seguire fino in fondo una visione autoriale. Non un disastro assoluto, per carità: ci sono momenti che funzionano, sprazzi di quello che avrebbe potuto essere. Ma nell'insieme, un'occasione mancata che probabilmente meritava di più, a partire dai suoi stessi protagonisti.

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