FILM

Il cult di Coppola su Prime Video non è esente da critiche (come quella di un vero soldato Delta Force)

Un ex operatore delle Forze Speciali analizza il capolavoro di Coppola e boccia l'accuratezza delle scene tattiche, assegnando 5/10 al capolavoro di Coppola.

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Apocalypse Now è uno di quei film che non hanno bisogno di presentazioni. Diretto da Francis Ford Coppola nel 1979 e disponibile su Prime Video, il film rappresenta una pietra miliare del cinema di guerra, un'opera visionaria che ha segnato generazioni di spettatori e cineasti. Tratto liberamente dal romanzo Heart of Darkness di Joseph Conrad, il lungometraggio racconta la discesa negli inferi psicologici della guerra del Vietnam attraverso gli occhi del capitano Willard, interpretato da Martin Sheen, incaricato di eliminare il colonnello Kurtz, un ufficiale delle Forze Speciali impazzito e interpretato da un magnetico Marlon Brando. Il cast stellare includeva anche Robert Duvall, Frederic Forrest, un giovane Laurence Fishburne, Dennis Hopper e persino Harrison Ford. La produzione fu leggendaria quanto travagliata, con Coppola che rischiò tutto per realizzare la sua visione epica. Il risultato fu un film che ancora oggi viene considerato uno dei più grandi war movie mai realizzati, un'opera che ha definito l'estetica e la filosofia del cinema bellico moderno.

Eppure, come ogni capolavoro sottoposto al giudizio della realtà, anche Apocalypse Now ha i suoi punti deboli. E chi meglio di un veterano delle forze speciali può metterli in luce? Bob Keller è un ex operatore delle Forze Speciali dell'esercito americano e della Delta Force, l'unità d'élite che rappresenta il vertice delle capacità militari statunitensi. In un video di reazione per Insider, Keller ha analizzato alcune delle scene più iconiche di Apocalypse Now, e le sue osservazioni mettono in prospettiva quanto il film, per quanto artisticamente straordinario, prenda significative libertà creative rispetto alla realtà operativa militare. Keller inizia con un'ammissione disarmante: "Film classico. L'ho adorato da ragazzo, è uno dei motivi per cui probabilmente sono entrato nell'esercito". Questa premessa rende ancora più interessante ciò che segue, perché non stiamo parlando di un detrattore pregiudiziale, ma di qualcuno che ha amato il film abbastanza da farsene ispirare per la propria carriera. Proprio per questo, le sue critiche hanno un peso particolare.

La scena analizzata mostra il capitano Willard, membro del MACV-SOG (il Military Assistance Command, Vietnam – Studies and Observations Group, un'unità che condusse operazioni segrete durante la guerra del Vietnam), emergere dall'acqua completamente mimetizzato per compiere la sua missione finale. È un momento iconico del cinema, una sequenza carica di tensione e simbolismo. Ma secondo Keller, è "un'altra cosa da film". L'espressione, ripetuta più volte durante l'analisi, diventa quasi un mantra. Sì, emergere dall'acqua mimetizzati potrebbe tecnicamente accadere se si risale un fiume. Sì, operare di notte è assolutamente standard. Sì, il camouflage sul viso per non mostrare parti bianche della pelle è prassi nella giungla. Ma l'idea centrale della trama, quella di inviare un operatore delle forze speciali per assassinare un altro americano, un colonnello impazzito? "Lo metto fortemente in dubbio", dice Keller. "È decisamente una cosa da film".

Anche la rappresentazione della psicologia del personaggio, un soldato che sta perdendo la ragione per quello che ha visto e fatto, viene valutata con cautela. "Posso relazionarmi con questo? Neanche per sogno. Può succedere a qualcuno? Assolutamente", spiega Keller, riconoscendo che ogni persona reagisce alla guerra in modo diverso, ma prendendo le distanze dalla specifica rappresentazione del film. Alla fine della sua analisi, Keller assegna alla sequenza un punteggio di 5 su 10 per accuratezza, ammettendo candidamente che sta essendo generoso "solo perché è Apocalypse Now". Precisa anche che sta valutando quella specifica scena, non l'intero film, che definisce comunque "fantastico". Queste osservazioni non intendono demolire il capolavoro di Coppola, ma piuttosto contestualizzarlo. Apocalypse Now non è mai stato concepito come un documentario o un manuale di tattiche militari.

È un'opera d'arte che usa la guerra del Vietnam come sfondo per esplorare temi universali: la follia, la corruzione morale, il confine sottile tra civiltà e barbarie. Le libertà creative che Coppola si è preso servono precisamente questo scopo narrativo e simbolico. Il film è stato candidato a numerosi premi Oscar e ha vinto la Palma d'Oro a Cannes, consolidando la reputazione di Coppola come uno dei più grandi registi viventi. La sua influenza sul cinema è innegabile, tanto che anche sua figlia Sofia Coppola ha seguito le sue orme, dirigendo opere acclamate come Lost in Translation e Priscilla. Ma il commento di Bob Keller introduce una prospettiva critica interessante. Ci ricorda che anche i capolavori riconosciuti universalmente possono e devono essere esaminati con occhio critico, soprattutto quando pretendono di rappresentare realtà vissute da persone reali. Il cinema di guerra occupa uno spazio particolare nell'immaginario collettivo: plasma la nostra comprensione di eventi storici e conflitti che la maggior parte di noi non sperimenterà mai direttamente.

Questo non toglie nulla alla grandezza di Apocalypse Now come film. La cinematografia di Vittorio Storaro, la colonna sonora, le performance magistrali del cast, la regia visionaria di Coppola rimangono intatte nel loro valore artistico. Ma le osservazioni di Keller ci invitano a guardare l'opera con una consapevolezza aggiuntiva, riconoscendo dove finisce il realismo e comincia la licenza poetica. In fondo, è proprio questa tensione tra realtà e rappresentazione che rende il cinema di guerra così affascinante e, al tempo stesso, così problematico. I film non sono documentari, ma le storie che raccontano hanno conseguenze reali sul modo in cui comprendiamo la guerra, i militari e i conflitti. Un voto di 5 su 10 per accuratezza da parte di chi ha vissuto quella vita non sminuisce Apocalypse Now come capolavoro cinematografico, ma ci ricorda che ogni rappresentazione artistica comporta scelte, semplificazioni e, inevitabilmente, distorsioni.

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