Un tesoro che cambiò la storia: Carey Mulligan e Ralph Fiennes nel film su Netflix che non convince
Ralph Fiennes e Carey Mulligan nello scavo di Sutton Hoo. Analisi del film Netflix che seppellisce le passioni sotto la riservatezza britannica.
The Dig - La nave sepolta non è un film particolarmente "terroso", nonostante il titolo e la premessa suggeriscano il contrario. C'è intelligenza, sensibilità e una buona dose di quella tipica riservatezza inglese che permea ogni fotogramma di questa produzione Netflix diretta da Simon Stone. Carey Mulligan e Ralph Fiennes incarnano perfettamente questo charme britannico, trattenuto e sottile, ma è proprio qui che risiede il problema centrale del film: le passioni, proprio come i reperti archeologici al centro della trama, rimangono per lo più sepolte. La pellicola racconta la vera storia dello straordinario scavo di Sutton Hoo, nel Suffolk, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Un evento che riscrisse la comprensione dell'Inghilterra anglosassone: il ritrovamento di una nave sepolcrale vichinga, completa di tesori e manufatti che oggi rappresentano uno dei ritrovamenti archeologici più importanti della storia britannica. A scoprirla fu Basil Brown, archeologo autodidatta di estrazione working-class, la cui scoperta storica l'establishment accademico tentò immediatamente di appropriarsi, negandogli il credito che meritava.
Ed è qui che The Dig inciampa nella propria struttura. Dopo aver investito tempo e attenzione per costruire la complessità emotiva di Edith e Basil, il film cambia registro. Arrivano i "grandi" da Londra, intenzionati a prendere possesso della preziosa scoperta. Ken Stott è in grande forma nei panni del pomposo archeologo del British Museum Charles Phillips, con il volto rosso e fiero come una ceramica Toby. Ma insieme a lui arrivano anche due personaggi più giovani che catalizzano l'attenzione narrativa: lo studioso Stuart Piggott (Ben Chaplin), incapace di soddisfare emotivamente la giovane moglie Margaret (Lily James), e il cugino (fittizio) di Edith, Rory, interpretato da Johnny Flynn. Il triangolo amoroso che si sviluppa tra questi personaggi più giovani ha un potenziale romantico più ovvio, più cinematograficamente convenzionale. Ma è anche narrativamente meno profondo, meno stratificato. Mulligan e Fiennes sembrano due attori scritti fuori dalla loro stessa soap opera, messi da parte proprio quando la loro storia stava per diventare davvero interessante.
La sceneggiatura di Moira Buffini, adattata dal romanzo del 2007 di John Preston (la cui zia Margaret Piggott fu coinvolta nello scavo reale), è pervasa da metafore fin troppo esplicite. L'intero film è saturato dall'idea dello scavare nel passato come parallelo al disseppellire ciò che è stato emotivamente sepolto nei cuori dei protagonisti. Un abitante del Suffolk commenta seccamente che Brown "dovrebbe lasciare in pace i tumuli di Mrs Pretty", un doppio senso che appartiene più alla scuola volgare della metafora che alla sottigliezza drammatica. Eppure, in senso letterale, Basil lascia effettivamente in pace i "tumuli" emotivi di Edith. Il tentativo esitante della donna di invitarlo a cena si complica per il fatto che lui è sposato con una donna di nome May, interpretata con astuzia da Monica Dolan. C'è anche una tristezza segreta, una vulnerabilità nel cuore di Edith che sembra precludere qualsiasi sviluppo romantico, anche se suo figlio Robert (Archie Barnes) potrebbe benissimo vedere in Basil una figura paterna.