FILM

Uno psicologo gioca con le vite dei pazienti, in questo nuovo thriller psicologico in tendenza su Netflix

Il nuovo film con Ricardo Darín su Netflix: uno psicologo manipola i pazienti in un thriller psicologico diretto da Hernán Goldfrid con Diego Peretti.

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Ci sono terapeuti che ascoltano. E poi c'è Ulises Verón, lo psicologo interpretato da Ricardo Darín in Therapy Done Right, che dal 16 ottobre è disponibile su Netflix (ed è attualmente in tendenza). Verón non si limita ad ascoltare: agisce, interviene, manipola. E quando il confine tra aiutare un paziente e controllarne l'esistenza si fa troppo sottile, il film si trasforma in un thriller psicologico con venature hitchcockiane che tiene lo spettatore incollato allo schermo. Presentato in anteprima al Festival di San Sebastián come parte di un tributo a Ricardo Darín, il film diretto da Hernán Goldfrid (già autore di La tesi sul delitto) è una commedia sospesa tra tensione e ironia, costruita attorno a una premessa inquietante: cosa accade quando un professionista della mente decide che la terapia tradizionale è un fallimento e si prende la libertà di risolvere i problemi dei suoi pazienti a modo suo?

Ulises Verón sale sul palco per ricevere un premio alla carriera, ma invece di ringraziare e sorridere alle telecamere, rifiuta pubblicamente il riconoscimento. Dichiara di essere stanco delle menzogne della sua professione, delle tecniche convenzionali che non funzionano, dei rituali vuoti della psicologia accademica. È un momento di rottura, che anticipa tutto ciò che verrà dopo. Perché Verón, nella sua pratica quotidiana, ha smesso da tempo di seguire il manuale. Non si limita a consigliare esercizi di mindfulness o a interpretare sogni freudiani. Entra letteralmente nella vita dei suoi pazienti, orchestrando situazioni, mettendo in scena scenari, manipolando eventi. È convinto che solo così si possano ottenere risultati concreti. O almeno, così lui lo vede. Il punto di svolta arriva con l'ingresso in scena di Martín Bouchard, scrittore famoso e un po' pomposo interpretato da Diego Peretti. Bouchard arriva nello studio di Verón con un problema che conosce bene chi vive di creatività: non riesce più a scrivere senza bere.

E il bere sta diventando un problema serio, che rischia di distruggere tutto ciò che ha costruito. Verón, dopo qualche esitazione, decide di prendere in carico il caso. Ma il suo metodo per "guarire" Bouchard è, a dir poco, discutibile. Il cuore del film sta proprio nel rapporto tra questi due uomini, due figure dominanti del cinema argentino che si fronteggiano in una battaglia di ego mascherata da relazione terapeutica. Gran parte dell'azione si svolge nella lussuosa casa dello scrittore, dove Verón si presenta per quelle che dovrebbero essere visite domiciliari. Ma le cose, naturalmente, non vanno secondo i piani. Quello che dovrebbe essere un percorso di guarigione si trasforma in un gioco al gatto col topo, dove non è mai del tutto chiaro chi stia davvero aiutando chi e dove finisca la terapia e inizi la manipolazione.

Therapy Done Right, il cui titolo originale in spagnolo è Lo dejamos acá (letteralmente "lo lasciamo qui"), gioca con gli archetipi del thriller psicologico ma li contamina con una leggerezza quasi da commedia. Ci sono echi della recente serie Shrinking e, ancora più evidenti, richiami ai Simuladores di Damián Szifron, quella pietra miliare della televisione argentina dove un gruppo di persone risolveva i problemi altrui inscenando situazioni elaborate. La sceneggiatura di Emanuel Díez non scava troppo in profondità nella psicologia dei personaggi, preferendo concentrarsi sulla dinamica tra i due protagonisti e sul crescendo di tensione che si crea nei loro incontri. Ci sono momenti in cui il film sembra voler dire qualcosa di più profondo sulla professione dello psicologo, sulla scrittura, sul rapporto tra arte e dipendenza, ma poi si tira indietro, come se avesse paura di prendersi troppo sul serio.

Il finale riserva una serie di colpi di scena, l'apparizione di un attore ospite noto al pubblico argentino e alcune osservazioni divertenti su letteratura, cinema e televisione. Niente di troppo rivoluzionario, ma abbastanza per mantenere vivo l'interesse fino ai titoli di coda. Ciò che rende il film meritevole di attenzione è soprattutto la tensione sullo schermo tra Darín e Peretti, due pesi massimi del cinema argentino che si dividono la scena con naturalezza e chimica evidente. Guardare i loro personaggi sfidarsi, cercare di prevalere l'uno sull'altro, mascherare le proprie insicurezze dietro facciate di sicurezza professionale, è il vero spettacolo.

Therapy Done Right alla fine, lascia una domanda: fino a che punto può spingersi un terapeuta nel tentativo di aiutare chi ha di fronte? Dove finisce la cura e inizia la violazione? Sono interrogativi che il film accenna senza mai approfondire del tutto, ma che restano sospesi nell'aria anche dopo che lo schermo si è spento. Forse è proprio questo il punto: non dare risposte definitive, ma lasciare che lo spettatore continui a interrogarsi sulla linea sottile tra aiuto e controllo, tra empatia e manipolazione. Un film che Netflix ha scelto per il suo catalogo internazionale, confermando ancora una volta l'attenzione della piattaforma verso il cinema argentino di qualità. E se vi siete mai chiesti cosa succederebbe se il vostro psicologo decidesse di prendere in mano la vostra vita, beh, questo è il film che fa per voi.

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