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Su Netflix, il cult che Miyazaki impiegò 20 anni per realizzare (a causa di somiglianze con un altro film)

Miyazaki riscrisse questo film da zero per evitare somiglianze con La Bella e la Bestia Disney.

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Quando Hayao Miyazaki presenta la prima sceneggiatura di Principessa Mononoke allo Studio Ghibli, risuona un problema che nessuno osa verbalizzare: troppi elementi della storia ricordano La bella e la bestia della Disney. Per un regista che ha costruito la propria identità artistica sull'originalità visionaria e sulla capacità di attingere alla mitologia giapponese senza compromessi commerciali, è un campanello d'allarme impossibile da ignorare. La soluzione? Buttare tutto e ricominciare da zero. L'idea germinale del film inizia a prendere forma già sul finire degli anni Settanta, quando Miyazaki abbozza i primi concept di una storia ambientata in un Giappone medievale in cui natura e umanità si fronteggiano senza mediazioni. Ma il progetto rimane nel cassetto per oltre un decennio: prima arriva Laputa - Castello nel cielo, poi altre produzioni che richiedono attenzione. Solo nel 1994 il regista decide di dedicarsi completamente alla sceneggiatura e agli storyboard iniziali, ma è proprio in questa fase che emerge il nodo della somiglianza con il classico Disney.

La rivoluzione narrativa è radicale. Miyazaki presenta allo Studio Ghibli una proposta completamente rinnovata: un dramma storico ambientato nel periodo Muromachi, alla fine del 1300, libero da ogni rappresentazione stereotipata di quell'epoca. Al centro della storia, il conflitto ancestrale tra uomo e natura, incarnato nello scontro tra i guardiani soprannaturali della foresta e i Tatara, gli abitanti di una ferriera che producono moschetti devastando il territorio circostante per estrarre le risorse necessarie. Il protagonista è Ashitaka, ultimo guerriero del quasi estinto clan degli Emishi, costretto a uccidere Nago, un dio protettore della foresta trasformato in demone-cinghiale dalla rabbia e dal dolore causati da una misteriosa palla di ferro conficcata nel suo corpo. L'atto di difesa del villaggio condanna Ashitaka: una cicatrice maledetta sull'avambraccio destro si espande lentamente, promettendo morte certa. La sua ricerca di una cura lo porta verso Ovest, dove vive lo Shishigami, il Grande Dio della Foresta che dona potere agli altri spiriti protettori.

La realizzazione tecnica del film rappresenta un punto di svolta per lo Studio Ghibli. La maggior parte dei fotogrammi viene disegnata a mano, seguendo la tradizione dell'animazione giapponese, ma Miyazaki integra per la prima volta alcune sequenze animate al computer. Il risultato è un'opera che deborda narrativamente e visivamente: tra sangue, materia organica indecifrabile, battaglie corali spettacolari, luci mistiche, spiriti e demoni giganteschi, il regista raggiunge un climax visionario e personalissimo. Le ambientazioni traggono ispirazione da una fonte inaspettata: i western di John Ford. Miyazaki studia la capacità del regista americano di costruire paesaggi epici in cui i personaggi sembrano minuscoli di fronte all'immensità della natura, e trasla questa lezione visiva nelle foreste primordiali del Giappone medievale. La colonna sonora di Joe Hisaishi, compositore abituale delle opere di Miyazaki, sostiene l'intera struttura emotiva del film con temi orchestrali che alternano momenti di contemplazione a esplosioni di tensione drammatica.

Principessa Mononoke esce in Giappone nel 1997 e diventa immediatamente un fenomeno culturale, stabilendo record al botteghino e imponendo lo Studio Ghibli come una delle realtà più importanti dell'animazione mondiale. A quasi trent'anni dalla sua prima uscita, Principessa Mononoke continua a porre domande scomode sul rapporto tra umanità e ambiente, tra necessità di progresso e imperativo di preservazione. La scelta di Miyazaki di rivoluzionare completamente la prima versione della storia, quella troppo simile alla fiaba Disney, si è rivelata la decisione cruciale che ha trasformato un potenziale film convenzionale in un'opera che ridefinisce i confini del cinema d'animazione.

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