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Un duo inossidabile: Toni Servillo è Presidente della Repubblica in questo film di Sorrentino su Netlfix

Analisi del film su eutanasia e grazia presidenziale che divide l'Italia. Trama, cast e streaming.

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Presentato come film d'apertura in concorso all'82esima Mostra del Cinema di Venezia 2025, La Grazia (disponibile su Netflix) ha segnato il nuovo capitolo del sodalizio artistico tra il regista napoletano e Toni Servillo, attore ricorrente del suo cinema. Questa volta Servillo veste i panni di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica italiano al termine del suo mandato, chiamato a confrontarsi con dilemmi morali che intrecciano sfera pubblica e privata in un'opera di 131 minuti che promette di sollecitare la coscienza dello spettatore. Il Presidente Mariano De Santis è un uomo anziano, vedovo, profondamente cattolico.

Ex-giurista, padre di Dorotea, anch'essa giurista interpretata da Anna Ferzetti, si trova ad affrontare gli ultimi sei mesi del suo mandato tra giornate scandite dalla routine istituzionale e dalla noia del cerimoniale. Ma due richieste irrompono nella sua esistenza: due domande di grazia per altrettante persone che hanno commesso omicidi in circostanze potenzialmente attenuanti. Come se non bastasse, sulla sua scrivania attende la legge sull'eutanasia, che richiede la sua promulga o il suo veto.

Il cast del film è un ensemble di volti noti del cinema italiano. Accanto a Servillo e Ferzetti troviamo Massimo Venturiello nel ruolo di Ugo Romani, Orlando Cinque come il colonnello Massimo Labaro, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti, Linda Messerklinger e Vasco Mirandola. Particolare curiosità suscita la presenza di Rufin Doh Zeyenouin nei panni del Papa e del rapper Gué Pequeno che interpreta se stesso, scelte che confermano la capacità di Sorrentino di mescolare registro alto e cultura pop, sacro e profano, in un cocktail stilistico riconoscibilissimo. La Grazia non è solo un film politico o un dramma etico.

È un'opera che gioca con autoironia sui cosiddetti "sorrentinismi" ma li presenta con una spontaneità che conferma Sorrentino non solo come grande regista ma come grande scrittore. La filmografia di Sorrentino ha sempre indagato il rapporto tra individuo e potere, tra pubblico e privato, tra apparenza e sostanza. Da La grande bellezza, che gli valse l'Oscar come miglior film straniero nel 2014, a Il divo, ritratto impietoso e visionario di Giulio Andreotti, fino a È stata la mano di Dio, memoir autobiografico ambientato nella Napoli degli anni Ottanta, il regista ha costruito un universo cinematografico riconoscibile, fatto di estetica barocca, ironia pungente e malinconia esistenziale.

Con La Grazia, Sorrentino ha sintetizzato elementi, ponendoli al servizio di una narrazione che interroga il presente. In un'epoca in cui le certezze ideologiche si sono sbriciolate e le scelte morali si fanno sempre più complesse, il film propone un Presidente che deve decidere, consapevole che ogni scelta comporta un prezzo, una rinuncia, una conseguenza. L'opinione pubblica, sempre pronta a giudicare, diventa un personaggio invisibile ma pervasivo, una pressione costante che il Presidente deve gestire mentre cerca di rimanere fedele alla propria coscienza.

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