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Non è solo un film: su Netflix, la leggenda messicana che terrorizza ancora oggi i bambini

La leggenda messicana della donna che affogò i figli e vaga per l'eternità. Storia del mito e analisi del film horror del 2019 di Michael Chaves.

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C'è qualcosa di profondamente disturbante nelle leggende che affondano le radici nel folklore popolare, quelle storie che per secoli hanno attraversato generazioni sussurrate attorno al fuoco, tramandando paure ancestrali e ammonimenti morali. La Llorona appartiene a questa categoria di miti inestirpabili, una figura che da oltre tre secoli terrorizza l'immaginario collettivo latinoamericano. Non stupisce che Hollywood abbia deciso di portarla sul grande schermo con La Llorona - Le lacrime del male, film horror del 2019 disponibile su Netflix, diretto dall'esordiente Michael Chaves e prodotto da James Wan, mente creativa dietro l'universo di The Conjuring. La pellicola si inserisce come sesto capitolo dell'espanso mondo di Conjuring, anche se i collegamenti con la serie principale restano piuttosto tenui. A differenza di The Nun o dei vari capitoli di Annabelle, che hanno inventato nuove entità maligne, questo film attinge a una tradizione narrativa che affonda le radici nel Messico coloniale del XVII secolo.

James Wan stesso ha raccontato di essere rimasto affascinato da questa leggenda fin dal suo arrivo in America, quando le persone gli narravano della donna che piange come una delle storie di fantasmi più inquietanti e diffuse della cultura ispanica. La trama si sviluppa nella Los Angeles del 1973, un'ambientazione che ricorda l'estetica vintage tipica dei film di Wan. Protagonista è Anna Tate-Garcia, interpretata da Linda Cardellini, un'assistente sociale rimasta vedova dopo che il marito poliziotto è stato ucciso in servizio. Anna si destreggia tra le difficoltà di essere una madre single con due bambini piccoli, Samantha e Chris, e le responsabilità di un lavoro che spesso la mette di fronte alle tragedie familiari altrui. Tra i casi che segue c'è quello di Patricia Alvarez, una madre apparentemente instabile che tiene i suoi due figli rinchiusi in uno sgabuzzino. Quando Anna interviene, convinta di dover proteggere quei bambini da una genitrice negligente, Patricia la avverte disperatamente: sta cercando di difenderli da uno spirito malvagio che si aggira in cerca di piccole vittime.

La leggenda alla base del film racconta di una donna messicana che nel 1673, travolta dalla gelosia e dal dolore per il tradimento del marito, compì un gesto orribile: affogò i suoi figli in un fiume per vendetta. Subito dopo, divorata dal rimorso e dalla disperazione, si gettò lei stessa nelle stesse acque tra gemiti inconsolabili. Il suo spirito, però, non trovò pace. Condannata a vagare per l'eternità come punizione per il suo crimine imperdonabile, la Llorona cerca ossessivamente altri bambini da rapire, nel vano tentativo di colmare il vuoto lasciato dai figli che ha ucciso. Con il passare dei secoli, la sua fame è cresciuta a dismisura e i suoi metodi sono diventati sempre più spietati. Michael Chaves, alla sua prima regia di un lungometraggio dopo essersi fatto notare con il cortometraggio horror The Maiden, dimostra una certa padronanza del linguaggio del genere.

Per generazioni di bambini latinoamericani, la Llorona è stata l'equivalente del nostro uomo nero, una figura usata dai genitori per tenere i figli lontani dai pericoli o per farli rientrare a casa prima del buio. Il film, pur con i suoi limiti narrativi e la tendenza a trasformare una leggenda complessa in un mostro da manuale horror, ha il merito di aver portato questa figura nell'immaginario del pubblico internazionale. Linda Cardellini offre una performance solida, conferendo al suo personaggio vulnerabilità e determinazione. Il contesto sociale dell'assistenza ai minori, con le sue ambiguità morali e i dilemmi tra dovere professionale e intuito umano, aggiunge uno strato di complessità che va oltre il semplice "monster movie". Guardando La Llorona - Le lacrime del male, è impossibile non riflettere su quanto le leggende popolari continuino a esercitare un fascino potente sul nostro immaginario, anche nell'era digitale.

Queste storie sopravvivono perché parlano di paure universali: la perdita dei figli, il rimorso inconsolabile, la dannazione spirituale. La Llorona incarna tutto questo in una figura tragica prima ancora che mostruosa, una madre che ha compiuto l'atto più innaturale possibile e ne paga le conseguenze per l'eternità. Che il film riesca o meno a spaventare veramente lo spettatore contemporaneo, la leggenda su cui si basa continuerà a vivere nei racconti sussurrati, nelle notti buie vicino ai fiumi, nelle paure dei bambini latinoamericani. E forse è proprio questo il vero potere della Llorona: non quello di emergere da uno schermo cinematografico, ma quello di abitare da secoli l'inconscio collettivo di un'intera cultura, pronta a manifestarsi ogni volta che qualcuno si avvicina troppo all'acqua dopo il tramonto, quando il vento porta con sé un lamento che potrebbe essere solo la brezza tra gli alberi, oppure qualcosa di molto, molto più antico e terribile.

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