Alan Rickman: il ricordo delle star di Harry Potter e del regista di Love Actually

Alan Rickman Severus Piton

Nella giornata di ieri vi abbiamo proposto la nostra traduzione, grazie al The Guardian, degli estratti dal libro, in arrivo nelle librerie inglesi, intitolato The Diaries of Alan Rickman, che raccoglierà i 27 volumi manoscritti nel corso di più di 25 anni con i pensieri dell’attore sulla sua carriera e la sua vita (ECCO TUTTI I DETTAGLI).

Il noto giornale inglese, a margine della pubblicazione di questi passaggi, ha riportato anche i tributi alla memoria di Alan Rickman scritti da svariati esponenti del mondo dello spettacolo inglese. Abbiamo deciso di riportare quelli delle co-star della saga di Harry Potter, Jason Isaacs ed Emma Thompson, e quello del regista e sceneggiatore di Love Actually, Richard Curtis.

Cominciamo proprio da quello di Curtis relativo alla pellicola in cui Alan Rickman ha recitato, fra l’altro, proprio di fianco a Emma Thompson, anch’ella volto ben noto del franchise del Wizarding World.

Richard Curtis:

Volevo ingaggiare Alan in Quattro matrimoni e un funerale – prima di Hugh Grant – perché era stato davvero perfetto in un film chiamato Close my eyes. Era sia tenero che divertente. Per questo è stato fantastico quando ha accettato di partecipare a Love Actually. La mia memoria più vivida è quella relativa a quando abbiamo girato la scena del negozio in cui Rowan Atkinson impiega troppo tempo a impacchettare il regalo “clandestino” di Alan. Rowan si stava prendendo il suo tempo, facendo queste lunghe riprese improvvisate, dove magari chiacchierava anche con me in merito ad alcune idee, mentre Alan recitava con tutto sé stesso, sempre nel personaggio, arrabbiato e impaziente, talvolta anche per dieci minuti filati. Un enorme esempio d’impegno. Ma sono anche certo che, alla fine, anche lo stesso Alan fosse davvero alquanto arrabbiato e impaziente. Un’altra cosa che mi viene in mente sulla sua performance: la scena più memorabile è forse quella in cui Emma Thompson, nella sua camera da letto, ascolta Joni Mitchell dopo aver scoperto il tradimento di suo marito. Sono convinto che a renderla doppiamente più intensa sia anche la sottigliezza, l’autenticità della performance di Alan insieme a lei prima di quel frangente. Se le loro scene non avessero catturato in maniera appropriata un vero e proprio matrimonio adulto di lungo termine – se Alan non fosse stato così solido, freddo – non avrebbe colpito così duro. È stato un onore conoscerlo e lavorare con lui.

LOve Acttually Emma Thompson Alan Rickman

Emma Thompson:

La cosa più notevole dei primi giorni dopo la morte di Alan è rappresentata dal numero di attori, poeti, musicisti, autori teatrali e registi che hanno voluto esprimere la loro gratitudine per tutto l’aiuto che lui aveva dato loro. Non credo di conoscere nessuno, in questo settore, che abbia sostenuto così tanti aspiranti artisti né di averne percepiti di così grandi prima che diventassero tali. Avevano trovato complicato avvicinarsi a lui. Di tutte le contraddizioni del mio beatamente contraddittorio amico, questa è, probabilmente, la più grande: la combinazione data dall’essere una sorta di convinto “educatore” impenetrabilmente distante.

Distante, cosa che, naturalmente, non era. Talvolta era presente in maniera allarmante. L’imperscrutabilità faceva parte di uno scudo protettivo. Se qualcuno lo avesse avvicinato con qualcosa di simile alla gratitudine – o anche con una semplice domanda – sarebbe stato accolto con una dolcezza così profonda che nessuno si sarebbe potuto aspettare. E non era, chiaramente, imperturbabile […] Era generoso e complicato. Pericoloso e comico. Sexy e androgino. Virile e peculiare. Lunatico e languido. Fastidioso e disinvolto. La mia è una lista infinita.

Jason Isaacs:

Tutto quello che ho fatto nei panni di Lucius Malfoy nei film di Harry Potter è merito di Alan Rickman. Quando mi hanno offerto la parte nel secondo film stavo quasi per rifiutare perché mi sembrava privo di senso cercare di essere sinistro in un lungometraggio dove c’era già lui. Alla fine, sono finito per interpretare un Malfoy disegnato per evitare paragoni già segnati con il suo Snape, che risultava terrificante praticamente senza sforzo. Malfoy aveva dei lunghi capelli biondi, una voce stridula e acuta e tanti oggetti di scena dietro ai quali potevo nascondermi.

Di persona, mise la parola fine al mio timore durante il mio primo giorno sul set: stavamo girando una scena in cui reagivamo a una partita di Quidditch. “Questa è la Pluffa” disse un responsabile degli oggetti di scena agitando un bastone con una palla da tennis in cima. “E ora arrivano i battitori! Eccoli qua, ma il cercatore li blocca e attenzione, il cercatore dei Grifondoro… cade dalla scopa… ma… HA IL BOCCINO D’ORO!”.

“Scusami Alan” dissi “Ma cosa sta succedendo? Cosa dovrei fare?”

“Non ne ho idea” mi disse a voce bassa “Fai quello che faccio io. Non fare assolutamente un ca**o”.

E chi poteva saperlo! L’uomo dietro alla fase più distintiva e sprezzante della storia del teatro era, in realtà, del tutto accessibile, anarchicamente divertente sia dentro che fuori dallo schermo, e un fruitore di musica decisamente più contemporanea dei miei gusti dal meglio degli anni ’70. Un punto che sottolineava senza pietà sulle sedie del make-up quando si palesava la mia festa musicale più dozzinale.

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FONTE: The Guardian

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