La recensione di The Girl With The Needle, il film di Magnus Van Horn, in concorso al festival di Cannes

Potrebbe essere il mondo di The Elephant Man di David Lynch quello in cui Magnus Van Horn ambienta The Girl With The Needle, un’Europa dei primi del Novecento, più precisamente la Svezia dopo la prima guerra mondiale, lurida e piena di pregiudizi, cattiva e fotografata con un bianco e nero che enfatizza lo sporco. In The Elephant Man questo mondo infame era finalizzato a creare empatia con il protagonista, creatura indifesa e pura, qui invece è una carrellata di mostri e violenza per un film drammatico girato come un horror. Non c’è da avere un raffinato gusto estetico per capirlo, ci pensa lo score a gridarlo, uno score che è esattamente quello dei film di fantascienza con mostri.

Le armonie potenti che di solito si usano per annunciare l’arrivo del dramma mortale in The Girl With The Needle sottolineano momenti di transizione, scene che non hanno nulla di particolarmente drammati...