Facciamo un test. Qual è la prima cosa su cui vi concentrate leggendo il titolo “Doctor Strange nel multiverso della follia”?

  1. “Doctor Strange”
  2. “Il multiverso”
  3. “La follia”
  4. “Che titolo lungo”

Se avete risposto 1) siete fan della Marvel e non vedevate l’ora di vedere un nuovo film del cineuniverso più grosso e ricco della storia del cinema, e in particolare non vedevate l’ora di rivedere Benedict Cumberbatch roteare le mani cambiando così il tessuto stesso della realtà. Se avete risposto 2) siete fan della fantascienza e avete le pareti dello studio tappezzate di poster di roba tipo Dark, Donnie Darko o A Scanner Darkly; non è tanto il fatto che sia Benedict Cumberbatch ad alterare l’ordito del reale che vi interessa, quanto il fatto stesso che l’ordito venga alterato, avete aspirazioni più filosofiche, quasi esistenziali, magari appartenete persino a quel sottoinsieme romantico di persone che quando sentono “multiverso” pensano a Sliding Doors. Se avete risposto 4) siete fan di Lina Wertmüller.

Se invece avete risposto 3) siete nel posto giusto. La follia è uno dei luoghi più frequentati della storia del cinema, è il cuore di alcuni classici immortali, è una soluzione talmente utilizzata che spesso è diventata anche scorciatoia. Pensare di raccogliere in un unico pezzo tutti i film sul tema che siano mai stati girati è un’impresa folle, di quelle sulle quali poi qualcuno qualche anno dopo fa un film e si intasca svariati milioni di dollari mentre noi siamo ancora qui chiusi nella nostra cantina fiocamente illuminata a catalogare e catalogare e riscoprire vecchi cortometraggi finlandesi degli anni Trenta che parlano di follia a Helsinki e che vanno quindi aggiunti al pezzo… Per evitare di precipitare in questa spirale ne abbiamo selezionati solo dieci, presentati in rigoroso ordine alfabetico inverso. E sì, lo sappiamo, non c’è bisogno che ce lo diciate: siamo dei folli a non aver messo anche [Inserire film a piacere].

 

Follia The LIghthouse

 

The Lighthouse

Claustrofobia, isolamento, mancanza di contatto umano forzosamente limitato al rapporto con una singola persona con la quale si è obbligati a convivere, e ovviamente gabbiani: sono i classici ingredienti per una bella zuppa di follia, quella nella quale Robert Eggers fa bollire a fuoco lento (e monocromatico) Robert Pattinson e Willem Dafoe. Che cos’è di preciso The Lighthouse? Un horror psicologico, un horror reale, un survival movie, una puntata finita male di un programma di cucina? Chi dei due guardiani del faro è il più folle? Quale persona sana di mente rifiuterebbe le aragoste di Willem Dafoe? Sono tutte domande alle quali il film non risponde, gettando chi lo guarda in una cupa e lovecraftiana disperazione.

Shutter Island

Spiegare la presenza di Shutter Island in questa selezione significa da un lato constatare l’ovvio, dall’altro rischiare di rovinare la sorpresa a chi non l’avesse ancora visto. Shutter Island è un manicomio criminale, un’isola nel porto di Boston dove il Marshal Teddy Daniels si reca per indagare sulla scomparsa di una paziente: è ovvio già da queste premesse che il film parlerà di follia. Ma di chi? È qui che dobbiamo fermarci per rispetto di tutte quelle persone che sono in ritardo di soli 12 anni sulla visione di uno dei più affascinanti film della carriera recente di Martin Scorsese. Con calma, non c’è mica fretta!

 

Shining

 

Shining

Ci sono film talmente famosi, arcinoti, impressi a fuoco nell’immaginario collettivo, conosciuti persino da chi non li ha mai visti, che basta nominarli per spiegare tutto quanto. È davvero necessario esplicitare che Shining, un film nel quale un tizio porta la sua famiglia in montagna e lì scopre di soffrire di un mix di claustrofobia e agorafobia che lo porta ad avere visioni e allucinazioni che lo convincono a provare a fare a pezzi la sua famiglia a colpi di accetta, è anche un film che parla di follia, di una spirale discendente verso la completa perdita di controllo? OK, poi si scopre che i fantasmi sono veri e che persino i cespugli sono cattivi, ma questo è un altro discorso.

Psycho

Questo invece è lo stesso discorso fatto prima per Shining, forse addirittura amplificato. Chi non conosce Psycho, la scena nella doccia, il fatto che la signora Bates sia morta e a impersonarla sia suo figlio con una parrucca? Ops, dite che è uno spoiler?

 

 

Pi – Il teorema del delirio

Max Cohen è un matematico che si occupa di teoria dei numeri. Vive a Chinatown ed è convinto che con i numeri si possa spiegare tutto. Non sta benissimo, soffre di allucinazioni, paranoia e del fatto di sembrare un personaggio di Eraserhead. Un giorno prova a programmare un computer per fargli prevedere l’andamento della borsa; il computer stampa un numero apparentemente a caso e crasha. Max spacca il computer, poi il giorno dopo scopre che il numero aveva un qualche senso. Comincia a investigare sul numero. Scopre… dei collegamenti con… la Torah? Fibonacci? poi forse Max vede Dio e sviene, tipo Dante? il suo computer fa crollare la borsa? scopre il vero nome di Dio? Insomma è un delirio, ma c’è da dire che almeno in Italia ci avevano avvertito.

 

Mulholland

 

Mulholland Drive

Altro caso in cui spiegare la scelta significa spoilerare il film: per quanto sognante, surreale e pieno di momenti apparentemente inspiegabili, Mulholland Drive non si svela in quanto “film sulla follia” prima della fine del secondo atto, quando tutto quello che abbiamo visto fino a lì viene rimesso in prospettiva da una rivelazione tanto shockante quanto, con il senno di poi o delle seconde e terze visioni, assolutamente prevedibile.

Il seme della follia

Uno dei migliori e tutto sommato sottovalutati film di John Carpenter, Il seme della follia mette insieme due tipologie imparentate ma in qualche modo diverse di follia. Da un lato c’è quella lovecraftiana nella quale un limitato essere umano viene in contatto con verità superiori e impossibili da contenere per il suo cervello, e quindi perde la testa. Dall’altro c’è quella di stampo kinghiano, quella più materiale, che si manifesta in attacchi a colpi d’ascia e che viene veicolata da oggetti inanimati (in questo caso un libro, che aggiunge dunque l’ulteriore strato di significato su “il potere della parola”). La blasfema unione tra le due follie funziona alla perfezione.

Il cigno nero

La storia di quando c’è una più brava di te e questa roba ti fa impazzire.

Bug

Pionieristicamente complottista, Bug di William Friedkin è un film che nel 2006 si immaginava a quali livelli di follia potesse arrivare una persona che vive nella società della sorveglianza costante, nella quale è tutto “buggato”, non in senso informatico ma nel senso che il governo ti ascolta e ti vede e ti tiene sotto controllo, e non c’è via di fuga da questa paranoia. Ambientato quasi interamente in una stanza di motel, Bug è un film che si chiude lentamente e inesorabilmente intorno ai protagonisti, e che è fatto apposta per spingere anche chi guarda nella stessa spirale

 

Jacobs Ladder

 

Allucinazione perversa

Jacob Singer è un tizio che, per superare il trauma del Vietnam, ha deciso di applicare il metodo Duccio. Ciononostante il PTSD lo perseguita sotto forma di allucinazioni che hanno le sembianze dei suoi commilitoni morti. Sarebbe bello se Allucinazione perversa si fermasse qui, vero? E invece no: non fai in tempo a distrarti un attimo che ecco un barbone con un tentacolo che gli esce dal petto. Il titolo originale, Jacob’s Ladder, fa riferimento a un passo della Genesi nel quale Giacobbe sogna una scala che da terra porta fino in Paradiso, inventando in questo modo la canzone dei Led Zeppelin con parecchi secoli di anticipo.

Doctor Strange nel multiverso della follia è dal 4 maggio al cinema.

Trovate tutto quello che c’è da sapere sul lungometraggio diretto dall’acclamato Sam Raimi nella nostra scheda del film.

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