Solitamente le interviste rilasciate per il lancio di un film hanno un tono molto professionale e cauto. Adam Wingard, il regista di Godzilla vs. Kong, intervistato da collider si è invece lasciato andare in una chiacchierata più confidenziale (e quindi più interessante) concedendo all’intervistatore di scavare nei dilemmi affrontati durante la produzione e regalando divertenti aneddoti personali.

Un primo dubbio che l’ha assalito: Godzilla vs. Kong è il suo primo film targato PG-13. Un divieto “basso” per un film che si rivolge a un pubblico molto vasto, fatto anche di bambini accompagnati dai genitori.

Affidare la regia di Godzilla vs. Kong ad Adam Wingard è una scelta insolita, dati i suoi precedenti. Eppure, nelle sue riflessioni, Wingard ha notato che i film che maggiormente l’hanno formato per la sua carriera di regista sono Terminator 2 e Aliens. Le due opere di fantascienza hanno violenza esplicita e contenuti inquietanti, ma possiedono al loro interno una struttura da film per ragazzi. Lo spirito che li anima, a suo dire, è proprio quello di un racconto “per tutti” nonostante il divieto ai minori (il rating R). Allo stesso modo anche i film horror da lui girati hanno un’anima action che bene si sposa con la natura di Godzilla vs. Kong.

Death Note è senza ombra di dubbio il film meno amato di Wingard, ma il regista lo ricorda come un passaggio molto importante della sua carriera. Prima di quell’adattamento non aveva mai lavorato con gli effetti speciali digitali e budget elevati. Proprio per paura di non avere i mezzi per degli effetti visivi convincenti nei suoi film ha sempre scelto la via pratica. Cosa assai difficile da replicare quando due colossi devono scontrarsi in mezzo all’oceano. Death Note gli è quindi servito quindi per dargli confidenza con il mezzo e capire come lavorare affidandosi alle società specializzate in VFX.

Godzilla Vs. Kong la genesi alle scuole elementari

Appassionato di mostri sin dalla tenera età, il regista ha raccontato un divertente aneddoto della sua giovinezza. 

Mi ricordo un amico delle elementari che aveva un’idea precisa su chi dovesse vincere in una lotta tra Godzilla e King Kong. Mi ricordo che discutevo con lui al parco giochi, ed ero convinto che avesse torto marcio. Perciò, indirettamente, questo film è praticamente il modo più assurdo per avere la meglio in una discussione con un amico delle elementari. Ora, finalmente, ho l’ultima parola. E non può contro argomentare!

A differenza delle avventure immaginate con le action figure, il film porta con sé una storia già impostata da altri registi con cui ha dovuto fare i conti. Durante l’intervista gli viene fatto notare come quell’universo sia iniziato in modo molto sobrio per poi lanciarsi verso il divertimento più sfrenato. Per Wingard questo è un grande vantaggio perché Gareth Edwards, Mike Dougherty, Jordan Vogt-Roberts hanno potuto mettere la propria firma stilistica su ogni film. Presi singolarmente rappresentano la visione della persona che li ha diretti. Nonostante il peso che l’incrociarsi di due trame (e franchise) comporta, ritiene che la maggiore attrattiva della serie sia proprio questa differenza di stile.

Certo, iniziare la produzione senza sapere come sarebbe stato accolto Godzilla: King of the Monsters era un rischio. Pur apprezzando moltissimo il lavoro del collega, ha ammesso che una delle ragioni per cui è stato scelto per girare il film è proprio la sua differenza di stile rispetto a quello di Michael Dougherty. La produzione voleva che il film fosse diverso, a prescindere da quella che sarebbe potuta esser la risposta del pubblico verso Godzilla: King of the Monsters. Reazioni che, dopo l’uscita, non sono state certo a senso unico.

Sai, ovviamente son a conoscenza dei…sai, delle questioni per cui alcune persone hanno ritenuto il film troppo buio nelle ambientazioni, o con troppi effetti particellari e cose così…

Ma Wingard conferma anche che le critiche al film precedente non hanno generato nessun cambio in corsa, dal momento che le scelte di regia per Godzilla vs. Kong già lo differenziavano molto da tutto quello che è stato fatto in precedenza.

Das un punto di vista narrativo però ammette di essere fortunato: avere i personaggi già impostati da altri film permette di usare i mostri (soprattutto Kong) come personaggi a cui legare le emozioni. Questo dà la libertà di far procedere l’azione senza dovere ritornare continuamente sugli umani per intessere un legame emotivo con chi guarda. 

Non ripetere l’errore di Batman V Superman

Godzilla vs. King Kong si trova in una posizione strana: è un film a sé, ma è anche il seguito di Godzilla: King of the Monsters e Kong: Skull Island. Secondo il regista l’opera non deve dimenticarsi di questo ma, anzi, per riuscire deve essere un sequel valido di quei film.

Uno dei problemi riscontrati con la versione della Toho dello scontro tra i due mostri era, secondo Wingard, dovuto all’arrivo improvviso di Kong. Godzilla era già noto al pubblico grazie ai precedenti film, ma quella vista nel film era una nuova versione di King Kong. Un riadattamento allo stile della casa di produzione. Il personaggio appare quindi come una nuova interpretazione del personaggio.

Sembra un personaggio completamente nuovo. È una nuova interpretazione. Perciò in una maniera strana non percepisci come se fosse King kong contro Godzilla. Pensi “è Godzilla, ma l’altro tipo è una versione diversa di King Kong. È il massimo che si può avere”.

Un problema presente, a suo dire, in un altro film ben noto al grande pubblico:

Uso l’esempio di Batman V Superman, ed è semplicemente una mia opinione, ma il mio problema con il film è che mostra un nuovo Batman. Fino a quel momento Christian Bale era il Batman definitivo, perciò il film è sembrato come dire: okay, ora facciamo Batman contro Superman, ma allo stesso tempo ricominciamo Batman. Sembra un universo differente, cosa che è, e perciò questo è un Batman diverso. Non ha quell’atmosfera come se fosse la battaglia finale di questi due personaggi. C’è qualcosa che non funziona e, girando questo film, volevo evitare questa sensazione.

Per evitare questo effetto straniante nel suo film Wingard ha, suo malgrado, limitato i cambiamenti estetici dei personaggi (voleva una testa più grande per Godzilla). Ha fatto inoltre sì che, nonostante la crescita nelle dimensioni, Kong sembrasse lo stesso personaggio di Skull Island. È rimasto fedele quindi all’impostazione Legendary dei mostri, per uno show-down finale che chiuderà molte storie e che promette di aprirne molte altre.

Fonte: Collider