Molta della capacità di Matrix di inserire il proprio lessico e le proprie allegorie nel linguaggio comune viene dall’essere arrivato nel 1999, cioè dall’essere stato il film giusto nel momento giusto per fornire un vocabolario per parlare di un mondo nuovo, quello in cui sempre di più viviamo due vite, una fuori da internet e una dentro internet. E tra tutte le allegorie, le parole e le espressioni di Matrix la più diffusa è la scelta tra la pillola blu e quella rossa. Il bivio che Morpheus presenta a Neo nel film è tra il continuare a dormire e lo svegliarsi, tra rimanere cullato dalla narrazione fasulla del sistema (cioè le macchine) e vivere sostanzialmente nella rappresentazione falsa di un mondo che non c’è più, oppure iniziare un percorso di scoperta (duro e cattivo) di come stiano davvero le cose. Andare in profondità per vedere la realtà per com’è invece di accontentarsi del più semplice credere a quello che viene raccontato.

Prendere la pillola rossa è quindi progressivamente diventato sinonimo di “approfondire”, poi “superare la narrazione dei media” e infine, attraverso una serie di meme e appropriamenti da parte dell’estrema destra americana, è diventato il sinonimo di non credere al femminismo e alla sua propaganda, ma accettare di vivere in un mondo dominato dalle donne, in cui gli uomini (le vittime) non possono lamentarsi. In quest’ottica redpilling è l’atto di svelare questa verità (solitamente tramite una galassia di siti che sfornano fake news a getto continuo) e redpilled è l’aggettivo di chi è stato convinto da queste idiozie che si vendono come grandi rivelazioni.

Ciò che era un bivio e un’offerta, lungo venti anni è diventato nel gergo dell’estrema destra un’imposizione, svelare una realtà a tutti lo vogliano o meno. Quell’idea di fantasia di sganciarsi dalla realtà per poi tornarci è stata resa cool dal film del 1999: gli eroi erano quelli che prendevano coscienza di tutto, non erano più vittime della tecnologia ma la contrastavano con la conoscenza e la consapevolezza. La politica dei successivi venti anni l’ha resa un’idea di propaganda.

matrix resurrections morpheus

Il nuovo Matrix Resurrections nel suo essere metacinematografico e rappresentare la vita fasulla (perché frutto di simulazione) di un programmatore di un videogioco chiamato Matrix che poi è il film del 1999, è conscio di questo esito del termine redpilling. Nessuno lo dice apertamente nonostante poi si parli senza remore di altri elementi tecnici del film come il bullet time, ma ad un certo punto l’Analista, il personaggio interpretato da Neil Patrick Harris, fa riferimento a “I fatti non tengono conto dei tuoi sentimenti”, che è uno dei mantra di quella stessa destra americana. L’Analista in parole povere ragiona in quella maniera lì, abbraccia quella sottocultura. E in un certo senso il film cerca di riprendersi l’uso della pillola rossa.

Nel film infatti più volte vengono mostrate le pillole, sia blu che rosse, e ne viene ribadito il significato originale (la scelta). Ma soprattutto è ad un livello più profondo che Matrix Resurrections racconta come oggi la matrice, cioè la realtà artificiale in cui vivere ignari di come funzionino le cose, la creiamo noi ogni giorno. Se Matrix nel 1999 ribaltava in maniera inattesa quello che era lo spunto di tutti i film su realtà virtuale o altre realtà tecnologiche, cioè che invece di entrare nel mondo dei computer l’obiettivo e il viaggio era uscirne, adesso Matrix Resurrections nel 2021 racconta che uscire dalla matrice, cioè liberarsi da una vita cullata nelle illusioni, è essa stessa la matrice cioè l’illusione servita dal potere.

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L’idea molto diffusa che ci sia un complotto, che ci siano false notizie che creano una visione distorta della realtà, che ci sia tutto un mondo di menzogne mainstream da combattere è abbracciata anche dalle élite (negli Stati Uniti poi un presidente e un partito ne hanno fatto un mantra), quella del risveglio grazie alla pillola rossa è diventata la narrazione dominante di chi vuole raggiungere l’opposto, cioè di chi vuole continuare a creare una realtà finta per i propri interessi. E questo racconta Matrix Resurrections, che ci facciamo noi da soli ogni giorno la nostra Matrix credendo a falsi liberatori (falsi Morpheus), che Neo pensa di esserne fuori, di essere l’artefice del videogioco e invece si imbottisce ogni giorno di manciate di pillole blu (l’immagine più bella del film).

Non che tutto questo abbia qualche speranza di essere compreso da chi è invasato dalla cultura dello svelamento dei complotti. Né che poi tutto ciò possa realmente annullare la sottocultura che involontariamente è stata fomentata dal primo film, questo tipo di movimenti sarebbero antistorici (come quando Oliver Stone con il secondo Wall Street voleva distruggere il fatto che il suo villain Gordon Gekko fosse diventato un mito per molti), ma se non altro il più metacinematografico dei lavori delle Wachowski non è impermeabile a tutto questo. Anzi ne tiene conto.