Tenet è su Netflix

Quando si parla di Christopher Nolan si tende a tirare in ballo sempre gli stessi titoli. C’è chi esclama subito “Il cavaliere oscuro!”, ancora oggi una delle scosse telluriche più potenti che hanno colpito il cinema pop in questo millennio. C’è chi invece pensa immediatamente a Inception, forse il primo film dove il regista inglese ha potuto coniugare la sua visione con le sue ambizioni (anche economiche). C’è chi cita Interstellar, magari per parlarne male visto quanto è risultato divisivo. Se chiedete a noi, però, il film più importante della carriera di Cristopher Nolan rimane The Prestige, vero e proprio manifesto del suo cinema, e Tenet ne è l’ennesima conferma.

Uno dei tratti distintivi del cinema di Nolan è sempre stato quello di auto-spiegarsi – di mettere in bocca ai personaggi frasi e concetti che a una prima analisi sembrano riferirsi solo alla loro realtà (e quindi alla trama del film), ma che possono essere facilmente interpretate come metafora dell’esperienza di visione e libretto di istruzioni per chi guarda. Per citare proprio Tenet: la prima volta che John David Washington scopre l’esistenza degli oggetti invertiti e la possibilità di cambiare il corso del tempo, Clémence Poésy gli dice “non cercare di capire tutto, segui l’istinto”. Che è poi il modo migliore per godersi Tenet, almeno alla prima visione: concentrarsi a tutti i costi sugli intricati meccanismi messi in scena da Nolan è un ottimo modo per perdersi la visione d’insieme e non capire nulla; Tenet è un film che funziona meglio se prima lo si guarda e solo dopo – quando ci si rende conto che la storia raccontata è meno complicata di quanto sembri, almeno nelle sue linee generali – ci si ragiona.

JDW

La più importante di queste frasi che fungono da stele di Rosetta si trova appunto in The Prestige. È l’arcinoto monologo con cui Michael Caine apre il film:

“Ogni grande numero di magia è costituito da tre parti. La prima si chiama presentazione: il mago mostra qualcosa di ordinario che naturalmente non lo è. La seconda si chiama colpo di scena: il mago trasforma quello di ordinario in qualcosa di straordinario. Non cercare di scoprire il segreto perché non ci riuscirai. Per questo esiste una terza parte chiamata prestigio dove succede l’inaspettato, dove vedi qualcosa che non hai mai visto prima”

La prima facile interpretazione di questo monologo è che sia un modo per spiegare in anticipo tutto il film, o quantomeno come approcciarlo e interpretarlo. The Prestige è un grande numero di magia: ci presenta i due maghi, lasciandoci intendere che siano i classici autori di trucchetti di prestidigitazione che tanto andavano di moda ai tempo del mondo. Poi ci sorprende con il colpo di scena: il trucco della sparizione che pensavamo essere appunto un trucco è in realtà un prodigio scientifico. Infine, nel terzo atto, avviene il prestigio, e scopriamo segreti che (come da regolamento) non avremmo potuto scoprire da soli. Fate un esperimento: riguardate The Prestige, e appena finisce rimettetelo su dall’inizio, per i primi due/tre minuti. Vi renderete conto che il film si apre con Michael Caine che vi spiega come affrontare la visione.

Tenet JDW

Anche Interstellar ha una struttura simile (1- mondo in crisi climatica in cerca di soluzioni, 2- la soluzione prevede il tuffo in un buco nero e il saltellare da un pianeta all’altro in cerca di una nuova Terra, 3- be’, avete presente il finale di Interstellar, no?), che forse con un po’ d’impegno si può ritrovare anche nel secondo e terzo Cavaliere oscuro.

(Dunkirk, invece, ci sembra un discorso a parte e fuori da questa formalizzazione, ma se avete un’interpretazione diversa scrivetecela pure)

Elizabicki

E arriviamo così a Tenet, che prende ancora una volta la struttura del prestigio e la applica a quello che è forse il più intricato dei film di Nolan. Non nelle sue linee generali, come accennavamo all’inizio: se ci si accontenta di capire cosa succede, Tenet è la storia di una coppia di agenti speciali che devono impedire a un supervillain con tendenze suicide di annichilire l’intero pianeta con le sue gesta autodistruttive; per farlo chiedono l’aiuto della di lui moglie, insoddisfatta e impaziente di liberarsi di quel marito oppressivo e violento. Tenet, però, parla di viaggi nel tempo, e questo come sempre complica dannatamente le cose. Già la presentazione del film, quella dove il mago mostra qualcosa di ordinario, è straordinaria: l’assalto all’opera di Kiev può sembrare una normale scena di terrorismo e controterrorismo, ma mostra già i prodromi della follia a venire, facendoci vedere pallottole che si comportano in modo strano e bizzarre figure che si muovono in maniera molto poco naturale.

Il colpo di scena arriva quando scopriamo l’esistenza dell’inversione, e cominciamo a capire che Tenet è un film che parla di una guerra che il futuro ha dichiarato al passato. Incidentalmente, il modo in cui Nolan ci presenta questa guerra e le sue cause sarebbe meritevole di un approfondimento a parte, perché le motivazioni che animano i teorici villain non sono tanto diverse da quelle di tanti altri supercattivi contemporanei, da Thanos a tutti quei miliardari che vogliono far estinguere l’umanità per ricominciare da capo (pensate al primo Kingsman, o a Charles Dance in Godzilla – King of the Monsters).

Coppietta

A meno che Tenet non sia il primo film di Nolan che vedete, vi verrà naturale guardare tutto quello che succede dopo l’incontro con Priya con occhio particolarmente attento e un po’ di paranoia. Perché è chiaro che, essendo un film di Nolan, c’è qualcosa che non ci è ancora stato detto, e che cambierà radicalmente la nostra interpretazione di quanto visto fin lì. In altre parole il prestigio, il passaggio veramente inaspettato del film. Quale sia non lo diremo qui, per rispetto e sacro timore degli spoiler, ma c’è ed è il genere di rivelazione che fa venir voglia di rimettere il film dall’inizio e riguardarlo già sapendo.

È con ogni probabilità il migliore dei “prestigi” messi in scena da Nolan negli ultimi 16 anni – che non significa che Tenet sia il suo film migliore (anche se potrebbe entrare nella discussione), ma che è quello dove il regista dimostra di avere ormai un controllo assoluto di certi meccanismi narrativi, di essere uno dei migliori al mondo a tenere incollata la gente allo schermo facendola sentire contemporaneamente intelligentissima e molto stupida. Anche questo è un po’ un trucco di magia.

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