Checco Zalone, croce o delizia? Un dilemma a cui è (ancora) impossibile rispondere
Checco Zalone raggiunge 27 milioni di euro in 4 giorni di presenza sul grande schermo. Buen Camino incassa successo e introiti che fanno bene (anche) a tutto il sistema cinematografico italiano. Un giudizio effettivo sull'effetto che ha sul pubblico, però, è ancora impossibile darlo.
L'amore non ha religione, nessun confine, nessuna nazione: non è cattolico, né protestante. L'amore è quando ti diventa grande, ma grande, grande, grande il cuore. Sembrano parole a caso, ma rappresentano il ritornello di una delle canzoni di maggior successo di Checco Zalone. La maschera comica di Luca Medici, che mette brani comico satirici all'interno dei film che lo vedono protagonista, ogni volta che torna al cinema è un tormentone.
Non solo perchè le sue strofe ti restano in testa come uno spot perenne, ma anche perchè i suoi film sono un costante oggetto di discussione. Il pubblico discute, si divide, si accapiglia: Zalone sì, Zalone no, troppo volgare, troppo simpatico, troppo politico. Intanto, fra una critica e l'altra, riempie le sale. Nel vero senso della parola. I cinema sono tornati, per quanto riguarda l'Italia, a riempirsi nel giro di pochi giorni.Buen Camino, 27 milioni di incasso in 4 giorni
Il nuovo film, diretto da Gennaro Nunziante con protagonista Checco Zalone, ha ottenuto ben 27 milioni di incasso superando i 3 milioni di presenze. In quattro giorni, con l'uscita a Natale, in contemporanea ad Avatar. Un risultato incredibile che, forse, in pochi immaginavano. Gli addetti ai lavori, soprattutto in termini di produzione, la pensano diversamente. Altrimenti non avrebbero deciso di uscire il 25 dicembre 2025. Quindi vuol dire che pensavano di coinvolgere il pubblico, magari non in una simile portata, ma che Zalone fosse una garanzia non lo scopriamo certamente adesso.
Quello che, invece, stiamo scoprendo è che il cinema italiano è tornato a essere oggetto di dibattito. Prima, anche rispetto al passato recente, lo era ma in forma minore. Se ne parlava e se ne parla, ma sempre con moderazione. Zalone, invece, di moderato non ha niente: sia nel repertorio di battute, sia nella capacità di raccontare una parte di vizi e virtù dell'Italia, ma anche e soprattutto nelle reazioni di chi lo ascolta. Non esistono vie di mezzo. Checco Zalone può essere croce o delizia, non ha mai voluto restare nell'ombra e questa, forse, è la sua prima (e più importante) missione compiuta.
Sale piene, coscienze vuote?
L'altro traguardo, a cui occorre dare una dimensione, è relativo al fatto acclarato che i cinema sono pieni e aumenta un dissenso latente sul fatto che lo siano. L'opinione pubblica si divide: prima dice che serve tornare in sala e, poi, quando le sale tornano a riempirsi è scontenta perchè a riempirle è Checco Zalone. Come se, quando vince un certo tipo di cinema, fosse una sconfitta. Dare per assodato che gli amanti di Zalone siano eccessivamente basici e dalle scarse pretese artistiche non è solo miope, ma anche ingiusto.
I cinema si riempiono non perchè Zalone propone una commedia leggera e spensierata, altrimenti sarebbero stati pieni anche per altri tipi di lavoro che hanno riguardato lo stesso genere proposto da altri colleghi dell'interprete pugliese. I cinema sono pieni perché Zalone riesce a farsi capire da tutti, o quasi. La conferma di questa legge non scritta arriva da una tendenza che mettono in atto ancora in pochi: all'uscita di un film nelle sale, italiano o straniero, occorre mettersi fuori i cinema per guardare chi c'è in attesa che tutto cominci.
Un film italiano torna a essere un evento
In questi giorni di festa, Zalone è uscito il 25 dicembre nei multisala di tutta Italia, all'esterno dei cinema c'è chiunque. Nel vero senso del termine: famiglie, ma anche personalità di qualunque ceto ed estrazione sociale. Qualche content creator ha anche provato a fare dei video con alcune domande. Ognuno era lì per un motivo e quella ragione specifica si chiamava e si chiama Checco Zalone.
Se e quando il padre di famiglia, il cugino che non trova mai tempo e persino quell'amico che non vediamo mai si riuniscono per andare al cinema ed escono dicendo tutti la stessa cosa – ovvero: "Zalone è bello, veramente bello, mi sono divertito" – poco importa se sia effettivamente così oppure se si tratti di un'esagerazione dovuta al fenomeno di massa. Conta solo il risultato. Zalone ha vinto nel momento in cui tutti, prima di chiedersi se davvero abbia fatto centro con Buen Camino oppure no, sono tornati non solo a vedere un film ma ad aspettarlo. Esternamente alla sala e poi, concretamente, ogni volta che si spengono le luci.
Una notizia che non finisce mai
Il cinema è condivisione e questo aspetto dovrebbe restare sempre impresso nella mente di chi il cinema ambisce a farlo e soprattutto nelle analisi di chi il cinema deve o dovrebbe raccontarlo. Truffaut diceva che la settima arte è come una notizia che non finisce mai. Zalone fa notizia sempre, in un senso o nell'altro. Questa è la sua vera forza. Anche chi prova a dire che il montaggio è meno serrato rispetto agli altri lavori che lo hanno reso celebre, oppure chi prova timidamente a sottolineare che le battute sono meno forti e sferzanti rispetto al passato o, infine, chi prova a spingere sul fatto che Zalone non evolva mai sul piano delle tematiche proposte, deve arrendersi davanti all'evidenza.
Una realtà che non è fatta soltanto di incassi, che fanno volendo tutta la differenza del mondo, ma anche di persone che con il cinema hanno sempre avuto un rapporto distante o approssimativo e grazie a Zalone e ai suoi lavori ci si avvicinano nuovamente. Tornano in quella dimensione che, forse, hanno percepito per troppo tempo come elitaria. Luca Medici, grazie a Checco Zalone, ha messo in comunicazione pubblico italiano e cinema. Significa che, prima di chiedersi davvero se i lavori di Zalone siano davvero croce o delizia per la settima arte, bisogna ammettere che sono costruttivi. Nel senso vero e proprio della parola, ovvero costruiscono relazioni e dibattito dentro e fuori le sale.
Il cinema italiano è ancora vivo
Conta questo, prima di una regia potenzialmente valida, oppure di un montaggio all'altezza e una trama stimolante. Occorre che l'opera catturi l'interesse delle persone, in qualunque modo. Zalone è riuscito a far questo, anche e soprattutto nel momento in cui dicevano che non sarebbe più stato in grado di farlo. Dunque, Checco Zalone non è né croce né delizia per il nostro cinema. È un riferimento che non avrà fatto la rivoluzione per stile, contenuto e valori da proporre, ma è riuscito nell'impresa – contemporanea – più ardua di tutte: dimostrare che il cinema italiano è ancora vivo ed è ancora un posto aperto a tutti e non un'isola elitaria dove pochi eletti dissertano del giusto o sbagliato da sopportare e supportare prima che passino i titoli di coda.