Altered Carbon, da Blade Runner a Bioshock, dagli avatar all’HDR
Punti di contatto e similitudini tra Altered Carbon e i videogiochi
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Contemporaneo e post-moderno oltre ogni aspettativa, Altered Carbon immergeva una crime story in un contesto che avvicinava la realtà ai videogiochi, fondendola e confondendola continuamente con mondi digitali, utili ora a dare libero sfogo ai desideri più perversi degli utenti, ora a cercare una via di fuga da una società opprimente e influenzata dall’estrema disuguaglianza tra i pochissimi ricchi, i Mat, abbreviazione di Matusalemme, capaci di vivere praticamente in eterno, e le masse di emarginati che vivono di compromessi in città e pianeti extrasolari che schiacciano i più deboli.
Eppure, Altered Carbon rappresenta l’ennesima testimonianza di come mondo cinematografico e industria videoludica stiano procedendo su due sentieri sempre più ravvicinati, mossi da finalità simili, animati da tecniche e tecnologie che parlano lingue simili.
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Cosa sono gli Spedi se non avatar dotati di un alto livello d’esperienza, che godono di un numero altissimo di skill sbloccate a suon di addestramenti e missioni completate con successo?[/caption]
Chi scrive è saltato solo recentemente su questo treno in corsa, grazie all’ultima nata di casa Microsoft e ad un Sony Bravia, e c’è da dire che, da questo punto di vista, Altered Carbon è un prodotto egregio. Su un pannello 4K, con HDR 10 attivo, lo spettacolo assume una profondità e una vivacità impareggiabile. La gestione dei contrasti, tallone d’Achille di una tecnologia che ha senso solo nei prodotti e produzioni pensate specificatamente per utilizzarla, è perfetta e, anzi, arricchisce di dettagli una Bay City già di per sé ricchissima dal punto di vista visivo. Disattivare l’HDR è come piombare in una giornata di nebbia fitta, essere risucchiati dal freddo e dalla pioggia dopo aver assaggiato i dolci frutti di un’estate perenne. Per chi ha avuto la fortuna di giocarsi Forza Horizon 3 prima e dopo il lifting in salsa HDR, sa bene di cosa stiamo parlando.
Come cavallo di Troia, insomma, Altered Carbon è perfetto, la demo definitiva da mostrare ai propri amici che, varcando la soglia di casa, vogliono scoprire e ammirare le gioie del 4K a loro sconosciute.
La prima saga che viene in mente è ovviamente Deus Ex, action-RPG che con gli ultimi due capitoli, Human Revolution del 2011 e Mankind Divided del 2016, ha offerto una visione, ovviamente distopica, di come potrebbe apparire la nostra società quando protesi e organi biomeccanici amplieranno le possibilità umane sia in campo medico che, ovviamente, in quello militare. Laddove Takeshi Kovacs è testimone delle rimostranze di fronde religiose conservatrici, in aperto contrasto con la Ricustodia, Adam Jensen vive in una società divisa e lacerata dal conflitto interno che vede nel Fronte Umanitario gli strenui e determinatissimi oppositori alla progressiva artificializzazione della nostra specie. In entrambi i casi la protesta sfiora il fanatismo e assume le forme di una lotta armata.
Un altro titolo che ci sentiamo di tirare in ballo è Remerber Me. Nel piccolo capolavoro di Capcom, l’umanità può immagazzinare i propri ricordi tramite l’Engine Sensation, creando veri e propri ambienti virtuali in cui era possibile riviverli o modificarli a proprio piacimento, strategia utilizzata sia dalla tirannica Memorize, che dal gruppo di ribelli di cui fa parte la protagonista, nei giochi politici e di potere in ballo. In Altered Carbon l’intelligenza artificiale Poe, proprietario dell’hotel Il Corvo, tenta di riparare la psiche danneggiata della figlia di Vernon Elliot, spalla e socio in affari di Takeshi, interagendo con lei in un mondo virtuale in cui la giovane cerca di affrontare e superare il trauma subito.
Poe è uno dei personaggi meglio caratterizzati della serie TV.[/caption]Non manca nemmeno una spruzzatina di Bioshock, ben visibile nella città che si estende sopra le nuvole, Eden sospeso in cui la fascia più ricca della popolazione dà sfogo alla sua noia e ai desideri più nascosti, in un’utopia geograficamente in disparte dal resto del mondo, come lo era Rapture, destinata a diventare un girone dell’inferno abitato da esseri senza scrupoli, né morale, che godono di vita eterna.
Del resto, lo stesso espediente narrativo alla base della serie TV, e ovviamente del libro, rimanda direttamente ai videogiochi: laddove i checkpoint consentono all’utente di riprendere l’avventura dopo un game over, le pile corticali permettono il trasferimento della coscienza umana in un altro corpo, in un nuovo avatar, modificando il concetto di morte e regalando all'individuo “vite extra”.