BadMemories: Kena: Bridge of Spirits e la comunicazione ai tempi del COVID-19 | Speciale
Nell'episodio di oggi di BadMemories parliamo di Kena: Bridge of Spirits e di come le aziende si siano dimenticate come si comunica
Avete notato il condizionale? Ebbene, non lo abbiamo utilizzato a caso.
Questo ennesimo posticipo da parte di un prodotto di punta per PlayStation 5 ci ha fatti riflettere per l'ennesima volta su quanto effimeri siano ormai gli show digitali di questo tipo. È innegabile che si stia vivendo un'epoca basata sull'hype, dove annunciare in pompa magna un gioco è più importante di pubblicarlo completo e funzionante. Ma cosa accadrà quando il pubblico si stancherà di finte date d'uscita, dell'ennesimo titolo rimandato e di tanto glorificati eventi all'interno dei quali vengono mostrati per lo più prodotti indie?
Quello che ci hanno insegnato Nintendo e Sony, attraverso i recenti Nintendo Direct e State of Play, è come non basti proiettare qualcosa per mezz'ora o cinquanta minuti per uscirne vincitori. La maggior parte dei titoli annunciati nel corso di queste presentazioni sono opere che non meritavano i riflettori di uno "show". Non perché siano brutti, sia chiaro, ma perché si rischia di banalizzare troppo questi eventi, privandoli della loro forza. Insomma, se si grida "al lupo, al lupo" troppe volte, c'è il rischio che presto nessuno accorra più in nostro aiuto. Nello stesso modo, quando si anticipa l'ennesimo evento esplosivo e indimenticabile, non ci si può aspettare che il pubblico rimanga estasiato per un gioco sulla palla avvelenata. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
Dopotutto, se un'azienda si accorge di essere in difficoltà a causa dell'attuale situazione economico-sanitaria mondiale, può sempre fare a meno di annunciare date ben precise. Date che, inevitabilmente, subiranno un posticipo, creando del malcontento tra i videogiocatori di tutto il mondo.
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Insomma, tra le perdite più importanti di questo biennio 2020/2021 sembra proprio esserci la capacità di comunicare. Il bisogno di indurre continuamente all'acquisto del proprio pubblico è qualcosa che male si sposa con la situazione attuale e le software house dovrebbero cominciare a prenderne atto.