Bayonetta e Vanquish, il ritorno che racconta il passato di PlatinumGames | Speciale
Bayonetta e Vanquish tornano in un bundle che festeggia i loro dieci anni di vita: entrambi hanno rappresentato un ottimo punto di svolta per PlatinumGames
Piuttosto che soffermarci sui contenuti dei bundle, l'idea è quella di raccontarvi la forza, non solo narrativa ma anche dal punto di vista del gameplay, che Bayonetta e Vanquish hanno dalla loro parte: il loro ritorno su PlayStation 4 e Xbox One, contenente entrambe le opere rimasterizzate e adattate alle necessità dei giorni nostri, è un'occasione imperdibile per godersi un'esperienza che si può definire come vera e propria fondamenta di NieR:Automata, quindi da dove tutto è partito. Vanquish, d'altronde, rappresenta un momento importantissimo per la storia di PlatinumGames: se dopo tanti anni Shinji Mikami, director dello studio di sviluppo, si era lasciato riconoscere e amare per la rapidità d'azione dei suoi titoli e per la dinamicità di tutte le sue proposte action, con l'avventura di Sam Gideon aveva provato a declinare il genere TPS a proprio piacimento e necessità. Sebbene la storia non fosse il fulcro attorno al quale gira l'esperienza di Vanquish, Platinum Games in quel caso era riuscito a offrire delle soluzioni affascinanti, mettendoci in condizione di dover affrontare una sorta di nuova Guerra Fredda, in una cornice futuristica e quindi con una vena sci-fi che appartiene inevitabilmente alle tematiche ben affrontate in NieR:Automata anni dopo. La durata non era eccessiva, portandovi a terminare l'intera avventura in meno di dieci ore, ma tutte molto intense: le cinematiche erano ben amalgamate ai momenti action, sempre molto frenetici e che vi ponevano in una striscia di sparatorie senza pause, mantenendo alta l'ansia e la tensione. Vanquish può sicuramente essere equiparato a uno dei massimi esponenti del genere TPS della scorsa generazione, segnando una importante pietra miliare nella storia del videogioco, adeguatamente pronto a sposare le esigenze di rapidità dei giochi moderni: tra sprint e accelerazioni improvvise, esoscheletri pronti a difenderci per rimandare la nostra ripartita e tantissima foga, diventa inevitabile apprezzare la velocità generale di Vanquish, che non ama le perdite di tempo e vuole regalare un'avventura immediata.
Dall'altro lato, di ben altra fattura è stata Bayonetta, la strega che dopo aver conquistato il pubblico PlayStation e Xbox è andata a segnare il proprio territorio nell'universo Nintendo, conquistando Wii U e Switch. Hideki Kamiya è una garanzia per gli action e dopo Devil May Cry e Viewtful Joe mette in scena, sotto l'egida di PlatinumGames, un conflitto che vede Paradiso e Inferno contrastarsi e darsi battaglia su uno scenario che gioca moltissimo con la sensualità. D'altronde la Strega di Umbra è un'esaltazione dell'erotismo, soprattutto in alcune delle sue mosse finali, che la portano a svestirsi completamente dei suoi lunghi capelli, che la avvolgono per tutto il corpo. Bayonetta mette in scena una danza in grado di ammaliare tanto gli angeli quanto noi che la muoviamo da dietro lo schermo, in un'esperienza dalla durata sempre intorno alle dieci ore, ma che per anni ha segnato un nuovo benchmark e standard per gli action game. L'eterna lotta per il gradino più alto del podio, conteso con Dante, dall'altra famosa opera di Kamiya, non fa altro che permetterci di godere di un dinamismo altissimo, tra combo infinite e un'ottima alternanza di attacchi melee e armi da fuoco, con le proverbiali pistole che tanto significano nella letteratura del director giapponese, che anche in Devil May Cry aveva dato tanta importanza a Ebony e Ivory. Anche in questo caso non si dava grande peso alla trama e alla narrativa, perché l'adrenalina arrivava ad avere la priorità su qualsiasi aspetto, spingendovi a cercare solo la soluzione più entusiasmante ed efficace per arrivare a ottenere la valutazione migliore a fine livello.