BIF&ST 2026 finale: la Puglia è vicina

Dal tributo a Lino Banfi ai premi del concorso Meridiana, fino a Checco Zalone e al cinema visionario di Eugene Green: il racconto della giornata finale del BIF&ST 2026 tra comicità, autori e visioni sul presente.

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Si è chiusa l’ultima giornata del BIF&ST 2026, il festival barese giunto alla 17ª edizione, e lo ha fatto raccontando il passato e il presente della comicità che dalla Puglia è arrivata a conquistare l’Italia.

Gli eroi del cinema pugliese e del Mediterraneo

In mattinata, il festival ha tributato i suoi onori a Lino Banfi, eroe del cinema e della TV popolari, che all’età di 90 anni ha coinvolto il pubblico in un incontro divertente e appassionato, preceduto dalla proiezione di un suo cult movie, Vieni avanti cretino, diretto da Luciano Salce, che, a rivederlo oggi, appare come uno dei più grandi film comici nostrani dagli anni ’80 a oggi.

In serata, invece, il testimone è passato a Checco Zalone, premiato sia dal festival sia dalle associazioni di esercenti per il successo di Buen Camino, che, al contrario di Banfi, continua a dimostrare il proprio disagio nei confronti delle esibizioni pubbliche, degli incontri, della presenza su un palco, specie in occasioni in cui non deve recitare, ma essere se stesso.

La serata conclusiva è stata ovviamente la serata dei premi del concorso internazionale Meridiana, dedicato ai film dell’area euro-mediterranea: ha dominato il film spagnolo Sorda, che la giuria presieduta da Roberto Andò ha celebrato con due premi, al miglior film e al miglior attore, Álvaro Cervantes (regia di Eva Libertad); la miglior regia è quella di Hafsia Herzi per La più piccola, la miglior attrice è la giovane Doha Ramadan, protagonista di Happy Birthday (regia di Sarah Goher), mentre il miglior contributo artistico è quello della fotografia di God Will Not Help, diretto da Hana Jušić. Chiude il palmarès la menzione speciale assegnata al film Men of the House, diretto da Andamion Murataj.

I desideri di Kechiche e i sogni di Greene

L’edizione di quest’anno ha omaggiato anche un grande regista francese di origini tunisine, Abdellatif Kechiche, la cui retrospettiva si è conclusa con la proiezione in anteprima, come film di chiusura, di Mektoub, My Love: Canto Due, nuovo tassello dell’epopea del giovane Amin tra mare, amori, sogni e desideri, raccontati con un’adesione ai corpi e alle emozioni dei suoi personaggi che hanno reso il regista una voce unica e imprescindibile del cinema contemporaneo.

Chiudiamo queste nostre corrispondenze da Bari — ma pubblicheremo ancora interviste e qualche recensione — parlandovi del film che ha chiuso il concorso internazionale: un’opera strana, ma parecchio interessante, A árvore do Conhecimento, favola straniante e umoristica del regista apolide Eugene Green, in cui un mago decide di trasformare tutti i turisti che infestano Lisbona in animali e coinvolge un giovane scappato di casa che però si affeziona a un cane e a un’asina.

Green ha uno stile frontale e trasparente, un ritmo da cinema muto e un modo disadorno di concepire le inquadrature che può spiazzare chi guarda, ma sa entrare nelle grazie dello spettatore grazie all’uso dell’umorismo surreale e stralunato, attraverso cui fa passare tanto il romanticismo quanto le istanze più politiche e filosofiche, dalla gentrificazione selvaggia di una città al circolo infinito della Storia, della vita e della morte. Ci è parso il film giusto con cui mettere un punto a questo BIF&ST 2026 e aspettare il prossimo festival, andando a capo.

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