È l'ultima battuta?, la recensione: stand-up di un matrimonio
Bradley Cooper esplora il mondo della stand-up comedy in È l’ultima battuta?, una riflessione agrodolce su amore, separazione e memoria: un film intimo e imperfetto, sospeso tra malinconia e leggerezza, che trova il suo punto di forza nelle interpretazioni.
A Bradley Cooper piace molto il mondo dello spettacolo, soprattutto ciò che racconta, ciò che c’è dietro le storie di successi e fallimenti, le personalità degli artisti che lo animano: dopo due film da regista incentrati sulla musica, sia essa pop o classica, È l’ultima battuta?, il terzo lavoro dietro la macchina da presa, si sposta in un ambiente poco battuto dal cinema, ma molto attuale nella fruizione dei costumi culturali, ossia la stand-up comedy.
Una separazione (quasi) serena
Il film, presentato in anteprima al BIF&ST, racconta la fine di un matrimonio, quello tra Alex (Will Arnett) e Tess (Laura Dern), una conclusione serena che però, necessariamente, terremota le vite dei due, specie quella di lui, che decide di elaborare i propri problemi e le emozioni lanciandosi su un palcoscenico come cabarettista.
Cooper, insieme al protagonista Arnett, a John Bishop e a Mark Chappell, mette in piedi una sorta di versione più smussata, forse edulcorata, di Storia di un matrimonio, che più che fondarsi sul rapporto tra i due ex coniugi ragiona sul rapporto che noi stessi abbiamo col passato e su ciò che facciamo per affrontare il tempo che passa.Rispetto alla definizione tradizionale dei caratteri maschili e femminili in commedie di questo tipo, a partire dalle classiche commedie di rimatrimonio degli anni ’30, per cui la donna è pragmatica e volta al futuro mentre l’uomo rimugina e cerca la riconquista, È l’ultima battuta? (inefficace adattamento dell’originale Is That Thing On?, traducibile con “È acceso questo coso?”) vede un sostanziale equilibrio nel tratteggio dei caratteri, in bilico tra le possibilità davanti a loro e la ricerca contraddittoria dei “bei tempi andati”, come sottolineato dal ruolo della pallavolo per l’identità di Tess.
Uomini, donne e nuovi equilibri
È un film dalle ambizioni ridimensionate rispetto ai precedenti, che forse tradisce qua e là una certa mancanza d’ispirazione, che lo rende un oggetto strano, privo di una vera e propria forza propulsiva o di un centro magnetico capace di attrarre l’attenzione dello spettatore. Cooper sembra più interessato — per scelta o necessità produttive — a entrare in contatto con i personaggi, usando molta camera a mano e inquadrature strette, che a definirne l’ambiente: passando mesi dentro i club, vicino ai veri comedian (alcuni di loro partecipano anche come attori del film), lo stesso Arnett si è esibito sui palchi amatoriali per vari mesi prima delle riprese.
È l’ultima battuta? trova il suo guizzo dopo la metà, quando il personaggio di Tess e il talento di Laura Dern hanno modo di esprimersi, grazie anche a una bella e lunga sequenza in montaggio alternato che segue la preparazione di Alex per uno spettacolo e quella di Tess per un’uscita galante, che finiranno per congiungersi in modo inaspettato; resta però, dobbiamo ammetterlo, sulla superficie delle cose: non entra mai in profondità nelle questioni di cuore né in quelle professionali. È un acquerello tiepido, a tocchi rapidi. In questo, forse, sta il suo fascino, oltre che nella bravura degli interpreti, ma anche la sua debolezza primaria.