Chi è Paul Rogers: il montatore di Everything Everywhere all at Once che sta spopolando online
Chi è Paul Rogers: il premio Oscar per il montaggio di Everything Everywhere all at Once che ha conquistato tutti durante la cerimonia
Paul Rogers: premio Oscar, film editor e sex symbol. Il montatore di Everything Everywhere all at Once è stato uno dei protagonisti tra i premiati della notte degli Oscar attirando l’attenzione di metà di internet per la sua presenza scenica, dell’altra metà per il fatto che, quello diretto dai Daniels, è solo il secondo film a cui ha lavorato.
Chi era Paul Rogers prima di Everything Everywhere all at Once?
Grazie alle varie interviste fatte durante la promozione del film si può ricostruire come Paul Rogers sia arrivato praticamente dal nulla a lavorare al film che ha segnato la stagione cinematografica. Le prime sperimentazioni con il montaggio, racconta, erano un passatempo nei noiosi anni della scuola perfezionate poi nella facoltà di arte dell'università di Santa Fe. Una passione in cui era piuttosto bravo e che lo portò insieme agli amici a fare un film amatoriale. Gli uscì bene. Capì di aver trovato il suo mestiere.
Iniziò così i primi passi da professionista montando i documentari commissionati dall’Alabama Public Television. Decise poi di mollare tutto partire per Los Angeles per migliorarsi e impostare una carriera. Un rischio supportato dalla moglie Becky che, rimasta in Alabama, gli offriva il sostegno economico per i primi mesi senza uno stipendio. Apre la sua società, Parallax, ma la svolta avviene grazie all’incontro casuale con i Daniels.
Il montaggio del primo lungometraggio del duo, Swiss Army Man, fu però affidato Matt Hannam. Il primo suo lavoro effettivo su un film fu: The Death of Dick Long diretto solo da Scheinert. Paul Rogers lavorò successivamente anche al documentario You Cannot Kill David Arquette nel 2020.
Everything Everywhere all at Once è stato montato su un iMac del 2017.
Quando i Daniels completarono la sceneggiatura del film decisero di contattare Rogers per il montaggio. Finite le riprese scoppiò però la pandemia e il montatore si ritrovò solo a dare forma al film avendo a disposizione solo il suo iMac casalingo datato 2017.
Ogni transizione, spiega, è stata pensata per essere diversa dalle altre. Racconta poi che, per entrare nel giusto mood del film, sul set si facevano balli ed esercizi di riscaldamento. Lui invece, come compito affidatogli dai Daniels, doveva vedere e avere bene in mente Holy Motors e Matrix.
La sceneggiatura del film è cambiata più volte passando da una trama incentrata sul rapporto tra un padre e la figlia ad avere la madre come protagonista. Una trama complessa che ha reso difficile il montaggio, iniziato durante le riprese e chiuso basandosi sullo script finale e sulle mappe concettuali fatte dai Daniels una volta finito il periodo sul set. È proprio lì infatti che il film ha preso forma grazie a molte improvvisazioni che hanno complicato ulteriormente il montaggio.