Ci vogliono più film come Upgrade
Upgrade è un action fantascientifico stiloso, violento, essenziale e dal ritmo travolgente: ne vorremmo di più, se possibile, grazie
Prima di cominciare, promettiamo che questo pezzo sarà come Upgrade: rapido, essenziale, senza fronzoli, persino a basso budget. Un breve momento di economia giornalistica che speriamo possa convincervi a guardare un film che sembra uscito dagli anni Ottanta e che ha avuto la sfortuna di arrivare al cinema poco tempo dopo l’uscita di un’altra opera apparentemente distante ma con parecchi punti in comune con il film di Leigh Whannell.
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Nessun alieno o simbionte, però, e soprattutto niente che possa far impennare il budget con effetti speciali vistosi: Upgrade è un film Blumhouse, costato 3 milioni di dollari, che si affida esclusivamente alla mimica di Logan Marshall-Green e ai virtuosismi di Leigh Whannell per costruire il suo spettacolo. E così, in una svolta cyberpunk che giustifica l’utilizzo di una palette quasi monocromatica per gran parte del film, il povero Grey Trace (letteralmente “traccia grigia”, per un film che usa le metafore con la delicatezza di una palla da demolizione) viene posseduto da un’intelligenza artificiale. Sviluppata da un genio recluso e visionario, Eron Keen, sorta di versione emo-sanremese di come ci immaginiamo che sia Elon Musk, il classico svalvolato convinto di avere tra le mani il futuro dell’umanità e che non si è fermato neanche un istante a pensare se dare autonomia di pensiero e azione all’IA più potente e avanzata mai creata sia una buona idea o no.
Va invece molto peggio: Asha muore, Grey sopravvive nonostante una pallottola nel collo si ritrova tetraplegico e confinato su una sedia a rotelle. È qui che Keen gli offre l’opportunità di provare il chip, chiamato Stem. Ed è grazie al chip che Grey acquista i poteri che gli servono per trovare i suoi assassini. In sostanza Upgrade è (anche) Il corvo, ma senza l’elemento soprannaturale e con meno cappotti di pelle.
Quello che conta è che quell’espressione è perfetta per scene come questa qui sopra, nella quale Whannell frulla insieme movimenti di macchina assurdi e cafonissimi, coreografie chiare e godibili e ultraviolenza, facendo ruotare tutto intorno alla faccia allucinata del suo protagonista. Ce ne sono un po’ di scene del genere, tra risse, torture e inseguimenti in macchina, che fanno parlare i movimenti e le espressioni e la fisicità degli attori invece di usare le parole: Upgrade è un film d’azione nell’anima, che sa che le cose si possono spiegare, oppure si possono mostrare, e il cinema esiste prima di tutto per fare la seconda.

