Disintegration, se queste sono le premesse, non ci siamo proprio | Provato
C’era grande curiosità attorno a Disintegration, progetto ideato nientepopodimeno che da Marcus Lehto, co-creatore della saga di Halo. C’era, imperfetto d’obbligo, visto che la beta che ci ha concesso un primo contatto con questo shooter strategico ha soffocato qualsiasi hype.
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Sì, perché da quello che abbiamo visto finora del multiplayer, non moltissimo a essere onesti, siamo di fronte a un vero e proprio disastro da qualsiasi punto si voglia considerare la situazione.
Nei panni di un pilota di una sorta di moto volante armata di tutto punto, sarete perennemente supportati da un quartetto di soldati appiedati, ognuno con abilità e punti di forza specifici, che potrete sommariamente controllare, impartendogli una manciata di ordini per sgominare qualsiasi minaccia vi si parerà di fronte.
Per un gioco che vuole puntare forte sulla trama, i problemi iniziano già dalla schermata di selezione della propria squadra. Improbabili quintetti di soldati robotici in costume da pagliaccio convivono fiano a fianco con nostalgici cavalieri del medioevo in salsa sci-fi, a loro volta costretti a condividere il menù con un gruppo di rapper fatti di metallo e pantaloni oversize.
Nulla da ridire sull’efficacia della caratterizzazione dei manipoli di soldati, al momento sette in totale, ma va da sé che la coerenza narrativa traballi e non poco di fronte a uno spettacolo simile.
Nella beta era possibile provare due modalità, in altrettante mappe. Nella prima l’imperativo era difendere alcuni punti d’interesse per far incrementare il punteggio. Nell’altra, a turno, le squadre avevano il compito di presidiare o di raggiungere alcune zone per attivare così una bomba, da proteggere e trasportare sino al quartier generale degli avversari.
Se le tipologie di gioco proposte non brillavano per originalità, è andata molto peggio con gli scenari. Muri invisibili limitavano la mobilità. La città distrutta e la discarica a cielo aperto, inoltre, non andavano al di là dei classici tre sentieri che confluiscono puntualmente in una risicata serie di piccole arene, sede di pesanti scontri a fuoco.
Nonostante il fascino suscitato dai robot travestiti da samurai o dal gruppo di automi mezzi distrutti in assetto post-apocalisse, nel giro di pochi scambi, tutti i partecipanti alla beta finivano per selezionare gli stessi personaggi, con buona pace della diversificazione pur incentivata dalla selezione relativamente ampia di avatar.
Ciò che è peggio, le ambizioni strategiche di Disintegration non hanno avuto alcun riscontro in questo primo contatto con il titolo. Un sistema di controllo non particolarmente reattivo, unito a un ritmo d’azione comunque sostenuto, rendevano vano qualsiasi tentativo di organizzare le proprie truppe al seguito, riducendo il tutto alla semplice attivazione delle tecniche speciali contro un nemico, piuttosto che ai danni di un altro.
Un’insospettabile lentezza della moto volante e un sistema di mira non proprio fluidissimo, rendono frustranti persino le semplici fasi shooter del gioco. Nei momenti più concitati si fatica a centrare il bersaglio, mentre tentare rapide evoluzioni nei cieli, giusto per sfuggire alla morsa degli avversari, è semplicemente impossibile.
Poco ispirato sotto il profilo artistico, rinunciatario in termini di level design, per nulla appagante sul fronte del gameplay, il primo contatto con Disintegration è stato tremendamente deludente. Anche graficamente ci troviamo di fronte ad uno sparatutto assolutamente scialbo e senza alcun picco.
La speranza è che V1 Interactive abbia voluto compiere un test solo per saggiare la resistenza dei propri server, dandoci in pasto una build tremendamente arretrata, intenzionata a celare il meglio che il proprio gioco ha effettivamente da offrire.