Fallout 76, una lunga notte in compagnia della B.E.T.A. – Hands-on
La nostra prima notte insieme a Fallout 76, tra momenti di pura eccitazione e qualche piccolo imbarazzo
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Se da una parte Call of Duty insegue la moda del momento, quella dei Battle Royale ovviamente, con successo e senza snaturare in alcun modo la sua identità, potenziandola semmai, Bethesda non ha dato la stessa impressione nella sua ferrea volontà di trascinare le sue saghe di punta nell’orbita degli MMO.
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Graficamente i progressi rispetto a Fallout 4 sono evidenti. Animazioni e texture sono certamente tra gli upgrade che balzano immediatamente all’occhio.[/caption]
Lo scetticismo che aleggia attorno a Fallout 76, insomma, è assolutamente comprensibile, per non dire giustificato, tanto più che l’IP, già con il precedente capitolo, aveva denotato una certa stanchezza per quanto celata sotto valori produttivi di tutto rispetto, per usare un eufemismo. Ben venga qualche novità, insomma, purché funzionale, non forzata, coerente con il background e il feeling che la saga incarna.
Sì perché, poco a sorpresa, Fallout 76, almeno in queste prime cinque ore di gioco concesseci, ci è piaciuto moltissimo fintantoché ha avuto le sembianze di un qualsiasi Fallout, convincendoci molto meno quando si è messo in testa di imporsi, scelta del termine tutt’altro che casuale, come MMO.
Il prologo, tanto per cominciare, ci ha visti spettatori di uno spettacolo familiare, a suo modo prevedibile, ugualmente affascinante nonostante il ripresentarsi di cliché e situazioni già viste altre volte. All’interno del Vault 76, rifugio anti-atomico riservato ai membri più dotati degli Stati Uniti del domani, dovrete dare un volto ed un nome al vostro avatar, uno tra i tanti coloni che avranno il compito di ricostruire sulle ceneri del vecchio mondo distrutto dal conflitto nucleare.
Non appena si mette il becco fuori dalla camera in cui ha inizio l’avventura, può infatti capitare di imbattersi in un altro giocatore, magari anch’esso intento a studiare i menù consultabili tramite il Pip-Boy, anche qui chiamato a svolgere le funzioni di inventario e non solo, a grandi linee immutato nel layout rispetto alle passate iterazioni.
Vuoi perché volevamo gustarci con tutta calma il primo impatto con il gioco, vuoi perché avevamo piacere di (ri)prendere confidenza con un sistema di controllo largamente già noto, la prima ora l’abbiamo passata ignorando completamente gli altri giocatori intenti ad esplorare o a superare le prime missioni, identiche per tutti ovviamente.
Questo sostanziale cambiamento, ovviamente necessario ed inalienabile vista la natura del gioco, si è rivelato azzeccatissimo, nonostante nella nostra prova abbiamo trovato estremamente più gratificante, coinvolgente ed adeguato ai ritmi dell’azione, affidarci alla mira manuale, del tutto slegata dal consumo di Punti Azione, che si ricaricano automaticamente, ma che tendono a consumarsi quando ci si affida al VATS o si effettua uno scatto.
Come era lecito aspettarsi, il gameplay che ruota attorno al crafting è stato ulteriormente potenziato. Imbastendo un campo di fortuna, a partire dai materiali in vostro possesso, potrete creare diversi tavoli di lavoro utili per potenziare l’equipaggiamento o cucinare vari manicaretti necessari per rifocillare l’avatar. Nel corso della beta ne abbiamo trovati diversi già attrezzati di tutto punto, ma nell’avventura sarete spinti a crearne uno tutto vostro, che potrete facilmente spostare, trasportare ovunque vogliate ed erigere nuovamente a vostro piacimento, magari anche per offrire aiuto e supporto agli altri giocatori presenti sulla mappa.
Si è insomma creato quel caos che solitamente caratterizza la maggior parte delle scorribande in The Elder Scrolls Online, un trambusto certamente divertente, a suo modo, ma anche penalizzante e mortificante sotto il profilo dell’atmosfera, del feeling, delle emozioni generalmente trasmesse dagli ultimi episodi di Fallout.
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A dispetto delle attese, la nostra sessione di gioco è filata liscia senza bug, glitch o crash di nessun genere.[/caption]
La fortuna di Fallout 76, al momento, dipende da fattori che non abbiamo potuto testare né saggiare in questa pur gustosissima beta. Accampamenti e tantissime altre meccaniche, al momento solo annunciate dagli sviluppatori, decreteranno l’eventuale successo di un titolo che ha molto da perdere e che parte svantaggiato, soffocato dal clima di scetticismo generale che lo circonda.
Questa beta, se non altro, ci ha confermato e ricordato la bontà del gameplay degli ultimi Fallout, certamente datato, ma perfettamente in grado di appassionare tutt’ora, grazie anche alle emozioni che è in grado di trasmettere il contesto, il setting, i temi trattati dalla trama e dalla saga in generale.