Game & Book #8 - Estetica dei Videogiochi
Game & Book: un saggio sui videogiochi, di facile lettura, dall’approccio filosofico
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Autore: Luca Papale
Editore: Universitalia
Anno prima pubblicazione: 2013
Pagine: 262
Prezzo: 11,90
Tirare in ballo l’estetica non è cosa da poco. Senza andare troppo indietro nel tempo, senza allontanarci troppo da casa nostra, un grande filosofo contemporaneo, come lo è stato Luciano Ancheschi, nella sua complessa analisi alla ricerca di una definizione da appioppare al bello e all’artistico, dovette rinunciare alle certezze, imbastendo un metodo che potesse, in qualche modo, adattarsi alle forme camaleontiche e mutevoli dell’oggetto di studio. La sua neofenomenologia, in esplicito debito alla fenomenologia di Husserl, evitava la ferree classificazioni per concentrarsi su uno studio comparato e multidisciplinare, nella serena consapevolezza di poter, al massimo, fissare solo per brevi attimi, e in casi estremamente circoscritti, la parvenza di una tassonomia autosufficiente.
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Estetica dei videogiochi - La copertina[/caption]
La domanda se i videogiochi siano o meno arte resta apertissima, ogni velleità classificatoria viene abbandonata non appena vengono mostrati limiti e contraddizioni dei tentativi compiuti. Il punto di partenza è proprio questo: Papale dedica un intero capitolo al tracciare una breve storia del nostro passatempo preferito, prima di concentrarsi nel descrivere le principali categorie in cui vengono solitamente ricondotti i videogiochi dalla stampa specializzata e non solo. L’autore prosegue presentando gli interessanti concetti di fabula latente e trama, entrando nel merito della narrazione come elemento portante di alcune produzioni. Conclude andando alla ricerca delle analogie con altri media (cinema, fumetti, serie e show televisivi) e introducendo la questione, volutamente lasciata irrisolta, di quanto di artistico possano possedere sprite, poligoni e scene d’intermezzo dirette con più o meno caparbietà.
In definitiva, Estetica dei Videogiochi è ideale per chi vuole iniziare a “studiare” i videogiochi, ma non ha basi nozionistiche di alcun tipo. Anche per i più navigati, tuttavia, non mancheranno suggestioni interessanti: la parte dedicata alla narrazione, in questo senso, resta la più ricca in assoluto di spunti utilissimi.
Anche questa volta, vogliamo concludere il nostro articolo con un paio di domande rivolte direttamente a Luca Papale circa il suo lavoro.
Ogni ricerca accademica sarà sempre ed inevitabilmente parziale, influenzata per addizione o sottrazione dall'aver esperito o meno libri, videogiochi, film, serie tv e altro, ma anche da gusti, idee ed esperienze personali. Il non aver giocato a determinati videogiochi, dunque, può influire sulla ricerca tanto quanto molti altri fattori. Chiaramente una conoscenza almeno indiretta di tutto ciò che viene comunemente considerato un must-play (passato o presente) è necessaria, ma pretendere di essere un tuttologo dei videogiochi è impossibile. Ogni analisi è inevitabilmente influenzata dalle esperienze personali. Tendiamo a giudicare i videogiochi della nostra infanzia e adolescenza come i migliori di sempre, ma quelli immediatamente precedenti ci risultano ingiocabili, invecchiati male, legnosi. Ogni ricerca scientifica ha dei limiti: la cosa non può essere arginata ed è quindi sufficiente riconoscerli e segnalarli chiaramente.
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Tra i tanti giochi presi in esame da Papale nel suo saggio, c'è una parte particolarmente interessante dedicata a Silent Hill.[/caption]
Da vero accademico "serio", copio la definizione di Arte da Wikipedia: "L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza. Nella sua accezione odierna, l'arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni e "messaggi" soggettivi". Il videogioco rientra in questa definizione? Secondo me sì. Il videogioco è lo stesso tipo di arte che troviamo nell'Argan? Secondo me no, e non credo che questo importi davvero a qualcuno.
Nelle prossime puntate della nostra rubrica ci dedicheremo, tra gli altri, anche al tuo nuovo lavoro Virtualerotico, appena pubblicato e già disponibile nelle librerie. In attesa del nostro Game & Book, online nelle prossime settimane, ci potresti anticipare i principali temi trattati nel saggio?
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Heavy Rain è arte? Non aspettatevi di trovare una risposta definitiva nel saggio di Luca Papale.[/caption]