Hannibal: 20 anni del film “per tutti” che scandalizzò l’Italia diventando un caso politico
La travagliata storia del rapporto tra Hannibal e la censura. Una lunga guerra che diventa un caso politico e di costume dall'Italia al mondo
Il seguito delle gesta di Hannibal Lecter (un Anthony Hopkins più divertito che concentrato) e di Clarice Starling (interpretata questa volta da Julianne Moore) si concentra sulla carne e sul male. C’è la deformazione di Mason Verger, sfigurato dopo un incontro con il terribile psicologo, c'è l'avidità e c’è il cannibalismo sotto ogni sua forma. Il film cerca di scandalizzare in ogni modo. A volte lo fa goffamente, con montaggi flash dei delitti e musica concitata -quanto è invecchiato male questo stile anni '90-. Altre volte ci riesce in pieno con il gusto del macabro: un personaggio impiccato dal balcone di Palazzo Vecchio di Firenze con un taglio nella pancia che fa cadere le budella sulla folla. C’è la malavita sarda, specializzata nei sequestri di persona e nell’occultamento di cadavere, che dà i corpi in pasto ai cinghiali. E, soprattutto, c’è la cena a base di cervello.
Negli U.S.A il film venne vietato ai minori di 17 anni, in Italia ottenne il visto censura: “per tutti”. Di fatto nel 2001 i bambini potevano andare in sala e godersi la visione di Harry Potter e la pietra filosofale, La città incantata, Shrek, Monsters & Co. e… Hannibal.
Come prevedibile, da più parti ci fu una mobilitazione violentissima contro il film. La Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI, vietò il passaggio del film nelle sale cattoliche, e invitò a prestare attenzione “da parte di educatori e famiglie sia per l'uscita in videocassetta sia in occasione di qualche passaggio televisivo”.
“Una pellicola a cavallo tra l'horror e lo splatter come 'Hannibal' può essere vista da un bambino, quando in America è stata vietata ai minori di 17 anni se non accompagnati dai genitori. Le famiglie italiane ringrazino il ministro Melandri (all’epoca Ministro per i beni e le attività culturali n.d.r)“.
Queste posizioni si facevano forza del chiacchiericcio che aveva circondato il film durante le proiezioni americane, con Muhammad Ali che aveva detto di “avere avuto paura, specialmente nella scena del cervello”. In Australia il divieto ai minori di 15 anni aveva destato lo scandalo del critico del Sydney Morning Herald Lynden Barber, il quale chiese che fosse vietato ai minori di 18 anni. “È la prima volta nella mia carriera come giornalista cinematografico che sono stato incapace di digerire un film” disse.
Un’occasione troppo ghiotta per la promozione del film che, cosciente di essere assai meno riuscito de Il silenzio degli innocenti, giocò tutte le sue carte sullo scandalo.
Ecco allora che, come riportato dalla CNN, alla premiere tedesca Hopkins si scagliò contro le ipotesi di censura in Italia (senza però distinguere il concetto di taglio da quello di divieto).
È un’ipocrisia, la censura è tirannia. Nessuno è costretto a vedere Hannibal. La censura rovinerà il film e lo distruggerà. In Italia molte persone già vanno dal loro psichiatra anche senza avere visto il film!
E ancora:
Il problema lo devono affrontare non i censori ma i genitori. Se madri e padri non sanno controllare i figli, non è colpa mia
In pieno slancio emotivo ha sottolineato poi come il peggior peccato sia la repressione dei lati oscuri della psiche. Accusò inoltre il politicamente corretto di avere ucciso la società facendo tenere “la bocca chiusa come in uno stato sovietico”. Ha poi difeso il film spiegando che già a partire dalle tragedie inglesi al tempo di Shakespeare c’era molta violenza e sangue. Ma, nonostante il “nobile” intento, la stampa non riuscì a fare a meno di riportare la notizia delle quattro donne svenute e portate via con l’ambulanza nel primo giorno di proiezioni.
Alla fine fu il distributore stesso, Aurelio De Laurentiis, ad annunciare l’autocensura; ovvero l’invito a distributori ed esercenti a non fare entrare in sala i minori di 14 anni. Nessun divieto ufficiale però, solo tanta curiosità verso un film maledetto.
Il rapporto tra Hannibal e l’Italia è stato questo: una storia più interessante del film stesso e che, forse, ne ha proprio decretato il successo.
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