Hannibal: perché vedere (e rivedere) la serie di Bryan Fuller
A sette anni dalla sua cancellazione, Hannibal resta una delle serie più importanti della recente storia televisiva. Andiamo ad analizzare il perché.
A quasi sette anni dalla sua cancellazione, Hannibal (qui la nostra scheda della serie) approda su Amazon Prime Video, col suo carico di violenza barocca ed estetica sofisticata che ne tiene tuttora acceso il successo. Vinta dalla crudele legge degli ascolti, la serie ideata da Bryan Fuller sulla base di I delitti della prima luna, Hannibal e Hannibal: le origini si interruppe alla fine della terza stagione, non prima di aver regalato al suo pubblico di eletti uno tra i finali più drammaticamente memorabili della serialità televisiva.
La storia in breve
Concepita inizialmente come un prequel dei romanzi di Thomas Harris, Hannibal prende il via come thriller procedurale in cui il tormentato profiler Will Graham collabora, per conto dell'FBI, col rinomato psichiatra di origine lituana Hannibal Lecter. Will ignora, per buona parte della prima stagione, che sia proprio Hannibal l'efferato assassino a cui sta dando la caccia, e il medico ne approfitta per manipolare a suo piacimento la mente e l'anima del fragile sodale.
Dopo la prima stagione, Fuller indirizza il timone sull'emotività dello psichiatra/cannibale e della sua nemesi Will. Evolvono i rapporti tra i personaggi, evolvono le loro psicologie; non esiste più bianco e nero, e ogni singola maschera su questo sanguinoso palco si spoglia del ruolo di buono o cattivo. Cresce inoltre l'attenzione alla costruzione pittorica delle scene del crimine, a comporre una galleria d'immagini ripugnanti e affascinanti.
Adattarsi, evolvere, divenire
Col rinnovo per una terza e ultima stagione, Fuller trova il coraggio di osare: trae spunto dalle suggestioni dei fan, che sin dall'esordio avevano voluto vedere nell'incontro/scontro tra Will e Hannibal delle sotterranee pulsioni amorose. La conversione da thriller puro in love story avviene in modo non convenzionale e sottile, senza lasciare però spazio a dubbi di sorta. Fuller ha più volte ribadito come questo arco conclusivo sia "la più pura espressione di ciò che volevo raccontare".
La stagione è suddivisa in due parti, ciascuna dedicata a uno dei romanzi di Harris, debitamente reinventati. Viviamo quindi le atmosfere fiorentine di Hannibal (brevemente mescolate al ricordo lituano di Hannibal: le origini), per poi approdare al famigerato Red Dragon di I delitti della prima luna. Conscio dell'imminente cancellazione, Fuller non deve più piegarsi ad alcuna convenzione e si scatena in un virtuosistico trionfo di ferocia, piacere per gli occhi e il cuore.
Porta socchiusa
Sebbene la NBC abbia interrotto Hannibal anzitempo (Fuller aveva inizialmente concepito cinque stagioni), la speranza di un tardivo revival non si è mai davvero spenta. Ad alimentarne la fiamma, oltre a un finale volutamente ambiguo, c'è una fanbase più viva e produttiva che mai, che continua ad ampliarne costantemente la rosa di spettatori. Lo stesso Fuller contribuisce in primis a mantenere vivo l'interesse nei confronti della serie, non avendo mai smesso di elargire interviste sulla propria creatura televisiva.
Dal canto loro, tanto Mikkelsen quanto Dancy hanno più volte manifestato la piena disponibilità a tornare nei panni dei due nemici/amici, sebbene gli impegni di entrambi abbiano visto un'impennata proprio a seguito del successo della serie. La prospettiva, più volte illustrata da Fuller, di una quarta stagione incentrata su proiezioni mentali e visioni alterate della realtà, oltre che sull'inevitabile evoluzione del rapporto di Hannibal e Will, non può che solleticare il palato di chi abbia apprezzato la serie finora.
Una visione necessaria
A oggi, nessuna serie è riuscita a eguagliare Hannibal nella capacità di migliorarsi ascoltando la voce dei fan. Com'è noto a chi segue con puntualità le narrazioni televisive, asservirsi alla volontà degli spettatori è, il più delle volte, una scelta infausta. Il fanservice ha rovinato più opere di quante ne abbia salvate, tanto da far pensare che discostarsi dai desideri degli appassionati porti quasi sempre benefici. Hannibal ha fatto l'esatto opposto, traendo il meglio dal coro di un pubblico ristretto ma incredibilmente reattivo.
Proprio grazie a quel pubblico - e al quasi unanime consenso della critica - Hannibal è, a dispetto della sua cancellazione, ben lungi dall'esser morta e sepolta. Ha continuato a vivere nelle tante ipotesi portate avanti dai fan, spesso avallate dal buon padre Fuller; e ha continuato a vivere nelle entusiastiche dichiarazioni dei membri del suo cast, impazienti di tornare nei panni abbandonati sette anni fa.
Trovate tutte le notizie e recensioni di Hannibal nella nostra scheda.
