Hyper Light Drifter e la sua trama: una questione di traduzione
Un design semplicemente straordinario, una trama solo apparentemente priva di significato: alla scoperta di Hyper Light Drifter
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Il capolavoro di Heart Machine, tuttavia, parla una lingua aliena, afona, praticamente incomprensibile. Apparentemente, il compito di ricomporre i pezzi che costituiscono la trama, è totalmente ad appannaggio del videogiocatore, chiamato ad un’attenta analisi, e conseguente (re)interpretazione, delle poche cut-scene e dialoghi che si alternano durante l’avventura. Il potentissimo ed ipnotico incipit riesce nel compito di suggestionare lo spettatore con una breve sequenza d’immagini che rimandano a decine di altre opere, sci-fi e non, già da sole in grado di scatenare un’inesauribile desiderio di chiarezza. La devastante esplosione che coinvolge il centro abitato e la terrificante apparizione, e decomposizione, dei minacciosi giganti, non può non far tornare in mente First Impact e Angeli di Evangelion. L’ombra oscura che si abbatte sul Drifter, evidentemente afflitto da un male che lo sta consumando lentamente, crea collegamenti con l’inquietante Pride, nemico giurato dei fratelli Elric, protagonisti di Full Metal Alchemist. L’apparizione di un cono di luce, che avvolge e accerchia il regno in cui è ambientato il videogioco, coincide con l’arrivo di uno sciacallo dall’aspetto fiero e onnipotente e ha certamente solleticato il palato dei fan di Stargate o della (bellissima) graphic novel (e film) La fiera degli Immortali.
Bocca spalancata, occhi demoniaci. Chi ha immediatamente pensato all’Eva 01 che perde il controllo proprio nella prima puntata del famoso anime Evangelion?[/caption]La conclusione, dal canto suo, segue lo stesso schema, quasi diametralmente opposto, suscitando sensazioni ed emozioni simili, compresa quella viscerale e ossessiva necessità di scovare un senso, una morale, un motivo rinfrancante e consolante del sacrificio del Drifter. Eppure, giungono i titoli di coda senza che si sia spesa una parola, senza che nessuno si prenda la briga di spiegare quel genocidio di massa a cui si è pur assistito esplorando le quattro zone che compongono questo regno alieno. Si comprende che qualcosa sia andato storto, ma non c’è una voce narrante, come in Bastion, a mettere in chiaro gli eventi, né i pochi personaggi che si incontrano sono così loquaci da aggiornarci degnamente.
Hyper Light Drifter possiede tuttavia un secondo livello di lettura. Sebbene l’interpretazione, la formulazione di ipotesi e storie personali, sia certamente incoraggiata, sparse per la mappa sono presenti alcune tavole che, opportunamente tradotte, rivelano dettagli fondamentali per la comprensione dei fatti. L’idea trae chiaramente ispirazione da Fez: anche nel platform di Polytron Corporation bisognava brillantemente intuire come tradurre, in un linguaggio comprensibile, i tanti segni che fornivano indicazioni sull’ubicazione degli Anti-Cube. Similmente è possibile raccogliere preziose informazioni extra, decifrando i monoliti che, una volta attivati, fanno apparire per qualche secondo l’ologramma di un personaggio ignoto.
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Nascosta nel nord, la Biblioteca: il luogo in cui potrete consultare tutti i monoliti scovati nel gioco e in cui iniziare la difficile opera di traduzione.[/caption]
Secoli dopo, con l’avvento e il dominio delle nuove razze, gli Uccelli del Nord, le Lucertole del Sud, i Procioni dell’Ovest e le Lontre dell’Est, lo sfruttamento energetico riprese a gran ritmo, arrivando a spingersi là dove i Bibliotecari non avevano osato giungere. Si legge chiaramente nell’ultima iscrizione ottenibile nel gioco:
Si tratta della testimonianza più lunga e significativa rilasciata dai Bibliotecari e, sebbene chiarisca l’origine di Judgment, l’oscura entità contro cui si scaglia il Drifiter, evidentemente generato dall’uso scellerato della Cellula Immortale Perfetta, alimenta ulteriori dubbi e incertezze. Chi sono gli “altri”, terrorizzati dalla creazione dell’artefatto? I Bibliotecari stessi, che preferirono il declino, all’eventuale abominio di giocare con la vita, o alcuni rappresentanti delle nuove razze dominanti?
Il quesito è tutt’altro che secondario, visto che spiegherebbe parte dei conflitti che hanno devastato il mondo. Gli Uccelli del Nord hanno fondato una nefasta setta basata sui sacrifici, in evidente contrasto con il vecchio e pacifico culto. Le Lontre dell’Est sono trucidate sistematicamente dalle Rane che, evidentemente, stanno traendo beneficio, in termini politici, dalla situazione. Più di ogni altra cosa, dall’interpretazione di questo passaggio dipende il senso della distruzione perpetrata dai Titani. Volendo rispettare l’ipotesi della loro costruzione per mano dei Bibliotecari (ipotesi credibile visto il tentativo di crearne uno nuovo nei laboratori della zona sud), l’attacco, respinto a fatica grazie ad una collaborazione congiunta di tutte le specie, sarebbe stato programmato dagli antichi avi, proprio per evitare che qualcuno, secoli dopo, potesse tentare di ottenere l’immortalità.
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L’idea di una concezione circolare del tempo, fatta di cicli di prosperità ed estinzione dei popoli, è suggerita dalla stessa epopea del Drifter che, simbolicamente, inizia e si conclude nello stesso luogo.[/caption]
Entra così in gioco Anubi, lo sciacallo che di fatto guida il Drifter lungo la sua ordalia. Come sappiamo, il dio egiziano era un vero e proprio traghettatore di anime per l’aldilà. Similmente, fallito il tentativo con i Titani, assolderebbe i Drifter, tramite le visioni che compongono l’incipit, per sgominare Judgment. Il morbo che affligge il nostro, potrebbe dunque essere un effetto collaterale dell’esposizione al contatto con Anubi, o una controffensiva di Judgment per impedire all’eroe di compiere il suo triste fato. Allargando una tale interpretazione dei fatti, guardando alla conclusione, si potrebbe anche pensare che con la distruzione della Cellula Immortale Perfetta, Anubi, oltre a prendersi l’anima del suo campione, decida di distruggere il mondo, per ricrearlo da zero, consegnandolo nelle mani di una nuova specie senziente.
"Hyper Light Drifter non spiega, perché nessun mondo dovrebbe spiegarsi"Hyper Light Drifter è un’opera tanto meritevole di plausi, quanto più si dimostra coerente, sino all’estremo, con sé stessa. Non spiega, perché nessun mondo dovrebbe spiegarsi. Non mostra perché tutto quello che c’è da vedere è già sullo schermo. Spinge il videogiocatore a sforzarsi ad entrare in contatto con un universo totalmente alieno al nostro, costringendolo persino a tradurre testimonianze scritte in una lingua sconosciuta, cercando altrove (il sito del gioco su Kickstarter per esempio) informazioni utili per comprenderne al meglio il folklore.
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Anubi mette in crisi l’idea comune di una divinità onnipotente, infinitamente buona e interessata al benessere delle sue creature. Certo, non ci sono prove che egli sia effettivamente il creatore del mondo, ma di sicuro non salva il suo campione, né sembra preoccuparsi troppo del destino dei popoli che si susseguono estinzione, dopo estinzione.[/caption]
Hyper Light Drifter, ancor prima che un grande gioco, è un’opera d’arte piena di rimandi, che tratta di innumerevoli tematiche. Chiunque di noi può decidere a che livello fruirne, se decidere di limitarsi all’epopea romantica di un eroe che corre verso la sua inevitabile fine, o se puntare un po’ più in alto, scoprendone, sotto lo strato ludico, un fine trattato escatologico utile a rimettere in discussione il rapporto degli dei con le proprie creature.