Il Principe d'Egitto: quando la DreamWorks cercò di aprire le acque dell’animazione
Alla fine degli anni ‘90 l'animazione stava cambiando e Jeffrey Katzenberg lo capì inaugurando la sua DreamWorks con Il Principe d'Egitto
Il Principe d'Egitto
quando la DreamWorks cercò di aprire le acque dell’animazione
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2004/2020 DreamWorks Animation L.L.C. All rights reservedCosì dopo 10 anni di lavoro alla Disney, 10 anni di successi in cui era riuscito a rimettere in piedi lo studio con film come Aladdin, La Bella e la Bestia, La Sirenetta e Il Re Leone, Katzenberg non voleva più fare favole, aveva lasciato burrascosamente lo studio animato per antonomasia che aveva contribuito a rimettere in piedi nel 1994 e con la sua nuova compagnia voleva cambiare l’animazione.
Il Principe D’Egitto sarebbe stato il suo araldo.
2004/2020 DreamWorks Animation L.L.C. All rights reservedL’idea folle era venuta in uno dei primi meeting a casa Spielberg tra i tre fondatori. Katzenberg già dai tempi della Disney voleva fare I Dieci Comandamenti in versione animata, e Spielberg gli disse: “Sai credo che sia venuto il momento per te di fare quel film”. Geffen aggiunse “Ma non c’è da scherzare, se lo facciamo dev’essere un film serio, adulto, rigoroso”. E così sarebbe stato.
Il Principe D’Egitto fu uno degli sforzi più incredibili della DreamWorks e una delle tempeste creative più allucinanti dell’animazione americana. Katzenberg prese animatori alla Disney a frotte e mise in piedi da zero uno studio, si consultò con rappresentanti delle religioni cristiane, ebraiche e musulmane per non scontentare nessuno e creò una storia religiosa in maniera non religiosa, con un’idea di grandiosità, grandezza e meraviglia visiva inedite.
2004/2020 DreamWorks Animation L.L.C. All rights reservedPaul Lasaine e Rob Lukas supervisionavano il reparto sfondi, il più impegnativo e imballato di disegnatori che avrebbero dipinto a mano 934 sfondi diversi. In un’era in cui l’animazione tutta andava verso la computer grafica e in cui la DreamWorks stessa aveva lavorato con la CG per Z la formica e poi l’avrebbe fatto con Shrek, questo era ancora un film disegnato in gran parte a mano con qualche inserto digitale.
“Non è live action e non è un cartone animato. È qualcosa di nuovo. In questo sta il suo potenziale maggiore e il suo ostacolo più grande”
- Jeffrey Katzenberg
Con questa dichiarazione Katzenberg descriveva il film, un uomo che le voci fino a quel momento avevano raccontato come accentratore e desideroso di stare sotto i riflettori, che si era presentato ad uno dei molti eventi stampa di Il Re Leone portando un vero leone adulto alla catena come fosse un cane! Ecco lui ora si era dedicato anima e corpo a battere quello studio con cui era entrato in rotta, voleva mettere a tacere Disney e di fatto renderla obsoleta, superare 70 anni di fate e favole per approdare ad un’altra idea di animazione, non necessariamente buona per tutti ma anzi adulta. Ci sarebbe riuscito, in un certo senso, offuscando la Disney per tutti gli anni 2000, ma questo non sarebbe avvenuto seguendo la direzione segnata da Il Principe D’Egitto.
Lo stesso Katzenberg all’epoca disse che paragonare questo suo film con quelli della Disney sarebbe stato come mettere a paragone “mele e sottomarini”. Per dire della modestia delle ambizioni.
2004/2020 DreamWorks Animation L.L.C. All rights reservedCosa incredibile per l’epoca (e anche oggi).
Certo il film inizia con una corsa in biga che è una pura sequenza d’azione e ha un paio di personaggi macchietta classici (i sacerdoti) ma molto di più di leggero c’era nella prima versione e fu tagliato e asciugato. Cammelli e altri animali divertenti, un assistente personale di Mosè che gli dava i consigli... Tutto tagliato.
Il film inizia come uno della Disney e lentamente diventa altro, l’umorismo è dimenticato e un’incredibile gravitas si impadronisce del tutto. Scompaiono anche i veri villain, Mosè e Ramses hanno un rapporto complesso e Ramses fa di tutto per lui fino a che le piaghe e la morte del figlio non lo aizzano.
Anche il character design si dovette adattare. Ci fu un’attenzione molto più forte del solito ad avere volti realistici, coerenti con i tratti somatici delle diverse etnie coinvolte e Katzenberg proibì a tutti di riguardare I Dieci Comandamenti per non copiarlo.
2004/2020 DreamWorks Animation L.L.C. All rights reservedAlla fine, però, il problema più grande fu come rappresentare l’apertura del Mar Rosso ovviamente. Si optò per qualcosa di molto simile al film di De Mille anche se l’idea della balena in controluce dentro le acque offre una prospettiva completamente diversa, un mondo di creature ed esseri viventi che segue l’esodo ebraico tutti comandati da Dio. Questa è un film decisamente più religioso del kolossal con Charlton Heston, è un film in cui l’idea di un Dio onnipotente (per quanto vago e buono per religioni diverse) permea tutte le scene, là dove I Dieci Comandamenti era un film in cui l’idea di un regista onnipotente permeava tutte le scene.
2004/2020 DreamWorks Animation L.L.C. All rights reservedPer arrivare a quella cifra fu chiamato un cast ricchissimo di doppiatori da Ralph Fiennes come Ramses (un villain con uno straordinario lato umano come la Disney non faceva all’epoca) e poi in ruoli più o meno grandi Michelle Pfeiffer, Sandra Bullock, Jeff Goldblum, Danny Glover, Patrick Stewart, Helen Mirren, Steve Martin e Martin Short. Val Kilmer era invece Mosè ma anche Dio, per la cui voce fu necessario ben più di un brainstorming.
Tutto Il Principe D’Egitto cercava di rifondare una mitologia evitando i soliti clichè e non volevano quindi la solita voce baritonale per Dio, si pensò a tutto, anche ad un coro di voci (scelta decisamente troppo politeista però) fino ad arrivare ad una consulenza con i leader religiosi e all’idea che Dio avrebbe parlato a Mosè con la stessa voce di Mosè ma modificata.
Usare attori noti come doppiatori non era certo una novità ma fu una politica che da qui in poi la DreamWorks trasformò in una regola e in uno strumento importante di promozione (si veda Shrek), come anche usare musica pop sulla scia del successo anche commerciale di When You Believe, allargandosi addirittura a musica non originale, e infine andando a strizzare spesso l’occhio agli adulti anche in prodotti più leggeri.
L’impronta data con lo studio maniacale di questo film è quella che poi avrebbe caratterizzato l’intera produzione DreamWorks, sebbene con toni molto più leggeri, e la più grande innovazione portata dallo studio.
2004/2020 DreamWorks Animation L.L.C. All rights reservedQuella che i molti altri studi nati dopo la DreamWorks hanno seguito e imitato.
Fino al 19 aprile trovate Il Principe D'Egitto su