La regina degli scacchi: cosa c'è di vero nella brillante serie di Netflix
Scopriamo insieme quali sono i veri riferimenti storici che si celano dietro la serie tv con Anya Taylor-Joy La regina degli scacchi
Nonostante la storia sia un prodotto di fantasia, non significa però che non affondi le sue radici in alcuni aspetti della realtà. Intervistato dal New York Times nell'aprile del 1983, in occasione della pubblicazione del romanzo, Tevis spiegò infatti come un comune denominatore dei suoi romanzi fosse proprio il suo amore per le storie dedicate ai perdenti ed ai solitari:
Ne Lo Spaccone ho coniato il termine 'perdente nato', in un modo o nell'altro sono sempre stato ossessionato dal conflitto tra vittoria e sconfitta. In The Queen's Gambit la mia eroina è un'outsider. [...] Il biliardo, così come gli scacchi, è un gioco per solitari, non sono giochi di squadra. Non conquisti ragazze, al liceo, facendo un tiro al biliardo o osservando una scacchiera. Per questo considero The Queen's Gambit un tributo alle donne intelligenti. Amo Beth proprio per il suo acume ed il suo coraggio. Nel passato molte donne sono state costrette a nascondere la propria intelligenza, ma non oggi.
Nel libro e nello show ha un ruolo particolarmente importante anche la dipendenza della protagonista dai farmaci, un'altra esperienza che trae spunto dalla realtà e dalla storia personale dell'autore:
Sono nato a San Francisco. Quando ero giovane mi hanno diagnosticato una malattia reumatica del cuore e mi hanno prescritto farmaci molto pesanti in ospedale. Ecco da dove viene la dipendenza di Beth nel romanzo. Scrivere questo aspetto della sua storia è stato catartico per me. Ho provato dolore ed ho anche avuto degli incubi quando ho affrontato quella parte del racconto. Ma artisticamente non mi sono concesso alcuna forma di auto-indulgenza.
Nella realtà, sebbene esista un Campionato Mondiale Femminile di Scacchi, una donna non ha mai vinto quello che viene ancora considerato il "vero" Campionato Mondiale, che resta tutt'oggi un baluardo tutto maschile e questo nonostante nella storia non manchino nomi femminili di giocatrici che si sono guadagnate il titolo di grande maestro e potrebbero essere paragonate alla Beth della serie, tra cui citiamo - per fare qualche nome - Nona Gaprindashvili e Vera Menchik.
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Bobby Fischer e Boris Spassky si sfidano a Reykjavik nel 1972[/caption]
Sebbene, come anticipato, nella serie non siano citati nomi di grandi maestri internazionali realmente esistiti, quelli in cui sono ambientati libro e serie erano gli anni di Bobby Fischer, il cui nome è facile che sia noto anche a coloro che non frequentino questo ambiente. Fischer è infatti famoso per aver giocato, nel 1972, quello che è ancora riconosciuto come "l'incontro del secolo" contro il campione del mondo russo Boris Spassky, una sorta di guerra fredda degli scacchi che tenne il mondo con il fiato sospeso.
Il match, che fu trasmesso in diretta televisiva mondiale e persino sugli schermi di Times Square, a New York, ebbe inizio l'11 luglio e constò di 24 partire, della durata massima di 5 ore, per un tempo totale non superiore a due mesi e si concluse con l'abbandono di Spassky e l'incoronazione del primo americano al titolo di campione mondiale, il quale tornò in patria accolto come un eroe.
Se davvero fosse esistita - in quel periodo storico - una donna vincitrice di una simile sfida, possiamo garantire che anche quella porzione di umanità che non ha idea in quale direzione si muovano gli scacchi conoscerebbe il suo nome.
La regina degli scacchi è disponibile su Netflix dal 23 ottobre 2020.