La strana storia della statua di RoboCop a Detroit in cerca di una nuova casa
la città di Detroit ha costruito per 10 anni una statua di tre metri dedicata a RoboCop che oggi sta cercando una nuova collocazione
Tutto iniziò nel 2011 quando il sindaco di Detroit Dave Bing venne chiamato in causa da un bizzarro tweet. Nonostante infatti RoboCop non girato girato nei veri set naturali della città, la presenza nel film di una suggestiva Detroit distopica ha creato un legame inscindibile tra la città e il celebre poliziotto robot.
Il post fece scalpore sui social diventando virale. Si generò un passaparola tale che la faccenda divenne in poco tempo seria. Brandon Walley e Jerry Paffendorf, i fondatori di Imagination Station una società dedicata ai progetti di arte pubblica, si interessarono subito alla cosa.
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Nacque una campagna di Crowdfunding che ottenne un buon successo iniziale facendo parlare di sé i media locali. Chiaramente la notizia aveva l'aspetto di un fatto bizzarro, quasi al limite dello scherzo.
In quegli anni la città stava affrontando una grave crisi economica, con un conseguente crollo dell’industria e un aumento del degrado sociale. Il monumento venne raccontato come un segno di ricostruzione, di ripartenza della città.
Brandon Walley e Jerry Paffendorf affidarono il design del colosso di metallo allo scultore Giorgio Gikas. L’idea era di portare a termine i lavori entro poche settimane, trovare un luogo dove collocarla e sperare che la curiosità potesse attirare un’ondata di turismo.
Un piano a dir poco utopico che si scontrò contro mille difficoltà. Il gruppo dovette ottenere i permessi dai detentori dei diritti del personaggio e creare i primi modelli 3D su cui basare l’opera. Nel 2012, a un anno di distanza, registrarono e ammisero evidenti ritardi. Dissero come giustificazione che persone stavano lavorando pro bono e, ingenuamente, la cifra di 65,000 dollari si stava rivelando esigua rispetto all’impegno economico che richiedeva il colosso di tre metri.
Riuscì a guarire dopo molti mesi e a rimettersi al lavoro e, infine, a concludere l’opera.
Il Michigan Science Center aprì le sue porte a RoboCop, pronto per ospitarla.
Non c’è più spazio per la statua, che assorbe denaro per i costi di mantenimento. Entro pochi giorni RoboCop dovrà trovare una nuova casa.
Un simbolo della città chiuso a chiave tra quattro pareti di un magazzino, aspettando di tornare a raccontare la voglia di ricostruzione e di giustizia di chi l’ha creato.