Mario Carotenuto, il "commendatore" che ha valorizzato la Commedia all'Italiana

Mario Carotenuto ha dato valore alla Commedia all'Italiana gettando le basi per un ruolo complicato e particolarmente ambito: quello del caratterista. L'interprete, nell'arco di 152 film, è stato protagonista di una vera e propria epopea artistica.

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In scena ci è stato più di Sordi, Gassmann e Mastroianni ma in mezzo secolo di cinema e 152 film realizzati ha sempre preferito lasciare la ribalta agli altri. Non è questione di riservatezza, nemmeno di scarsa autostima: si tratta di consapevolezza. Oggi molti ritengono il cinema un punto di arrivo, c'è sempre stato qualcuno invece che riteneva (e ritiene) la settima arte una possibilità fra tante. Una cassa di risonanza, un'occasione di riscatto, ma pur sempre in mezzo al mazzo delle opportunità che la vita offre. Questo, in definitiva, era anche Mario Carotenuto.

Un professionista eclettico, competente e pronto ma soprattutto tremendamente fatalista. Faceva le cose perché se le sentiva: vuol dire che era in grado di mantenere quella lucidità tale che gli permetteva di capire quando, forse, era il momento giusto per fare un passo indietro. In maniera tale restava sempre due passi avanti alla concorrenza. Ecco perché averlo in 152 opere non è stato un caso ma il frutto di scelte precise che hanno portato a uno sviluppo esponenziale. Da soldato sullo sfondo in Giararub di Alessandrini a Romanzo di un giovane povero di Ettore Scola, fino a Colpo gobbo all'italiana e Fiorina la vacca. Senza dimenticare Paulo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento. Oppure Il tifoso, l'arbitro e il calciatore. Arrivando, senza esclusione di colpi, a Febbre da cavallo.

Mario Carotenuto e la Commedia all'Italiana

Tessere di un mosaico che hanno portato a definirlo il commendatore della Commedia all'Italiana. Quel volto familiare, dalla gestualità inconfondibile, in grado di non risultare mai invadente e al tempo stesso indispensabile. Arrivato dalla Rivista, Carotenuto approda nel mondo della settima arte durante il decennio "magico" dei Cinquanta. Quando il cinema italiano stava attraversando un vero e proprio sviluppo e determinati paradigmi erano diventati consuetudine. Da qui il soprannome commendatore: suoi erano i ruoli dell'industrialotto, del marito arricchito e tutto quello che faceva da contrappunto all'italiano medio che divenne protagonista nell'epopea cinematografica italiana durante il secondo dopoguerra.

Mario Carotenuto e Pippo Franco ne Il tifoso, l'arbitro e il calciatore (1982)

Erano tempi in cui tutti dovevano saper fare tutto. Non era ovviamente possibile, ma esistevano professionisti in grado di adattarsi. Oggi si vive il fenomeno opposto, attorno al mondo del cinema e della commedia: chiunque crede di poter fare qualsiasi cosa, ma è restio ad abbandonare la propria comfort zone. La zona di comfort di Carotenuto, invece, era la macchina da presa. In qualunque modo, forma e possibilità. Mai tirarsi indietro, semmai farsi da parte, al momento giusto. Con lui in scena, però, il momento del congedo era sempre rimandato. In grado comunque di risolvere, adempiere e confermare una capacità senza pari.

Poliedrico, versatile e pronto

Il critico cinematografico Marco Giusti ha detto di lui: "Fu il piccolo, piccolissimo borghese degli anni '50. Poi invece un borghese un po' più ricco dopo gli anni del boom economico. Quello fortunato, nato con la camicia, accomodante, simpatico e di una bravura pazzesca. L'essenza della Commedia all'Italiana". Il termine essenza non è usato a caso, nemmeno per piaggeria. È pura verità perché negli anni di formazione del cinema italiano serviva chi si prestava per poter assecondare la sana follia dei grandi.

Mario Carotenuto in Un dollaro di fifa (1960)

In cima a questa escalation c'era, sicuramente, il rapporto con Dino Risi che lo ha voluto in Pane amore e..., Poveri ma belli e Il mattatore: "Tre ruoli diversi, ricoperti da Mario senza alcun tipo di problema, al punto che pensai a lui anche per Una vita difficile e soprattutto per Il sorpasso che sono – a detta di tutti – i miei film migliori. Come mai non è presente? In entrambi i casi l'ho chiamato e lui gentilmente ha rifiutato: Sai Dino mentre faccio un film con te io giro altre quattro o cinque cose con Simonelli, Girolami e guadagno molto di più. A me i soldi servono. Tentati in ogni modo di convincerlo, ma non c'è stato verso. Lui era fatto così".

Dai film in costume ai musicarelli, fino alla commedia turistico-balneare

Poliedrico, versatile, ma anche estremamente pragmatico. La sua non era avarizia, ma necessità di emergere. Aveva capito che le sperimentazioni erano necessarie, ma ognuno doveva avere le idee chiare su quanto e cosa potesse dare: Carotenuto sapeva quali fossero i suoi limiti, dentro e fuori la scena, e preferiva muoversi sempre all'interno di un vestito interpretativo che sapeva padroneggiare. Sapeva, all'occorrenza, anche prendersi qualche rischio. Sempre, tuttavia, in maniera calcolata. Non cedeva, in altre parole, alle lusinghe dei grandi – che tentarono di ammaliarlo spesso – poiché sapeva bene (già all'epoca) quanto il cinema fosse una giostra. Attrazione da cui, se avesse potuto, non sarebbe mai sceso.

Un protagonista che, però, non amava prendersi le prime pagine. Voleva, piuttosto, mettersi alla prova in diverse sfumature di quella che, con l'andare del tempo e i riconoscimenti, era divenuta una maschera. Molto più di un semplice attore caratterista. Carotenuto ha fatto e delineato la storia di un genere cinematografico tanto quanto i grandi registi che l'hanno diretto. La sua carriera, infatti, va suddivisa in blocchi: i primi film, poi si passa alla commedia d'autore degli anni '50 '60 e si arriva alla commedia turistico-balneare.

Il rapporto con Renzo Montagnani, Alvaro Vitali e Lino Banfi

I film in costume, i musicarelli, i ruoli drammatici e i film stranieri. Poi abbiamo il sodalizio artistico con il regista Steno (Stefano Vanzina) e – ultima ma non per importanza – la commedia comica contemporanea degli anni '70 '80. Una vera e propria epopea artistica che ha visto anche il frenetico piglio della commedia a luci rosse. Lo ricordiamo, infatti, anche in lavori come L'insegnante (1975) al fianco di personalità come Renzo Montagnani, Lino Banfi e Alvaro Vitali.

Carotenuto non era semplicemente un uomo per tutte le stagioni, rappresentava in prima persona l'avvento di una nuova stagione cinematografica: lavorare insieme a lui voleva dire alzare l'asticella. Si creava un vero e proprio legame con i registi che potevano chiedergli qualunque cosa, ma guai a definirlo yes man: in primis perché non avrebbe saputo cosa volesse dire e in secundis perché quello che si doveva (o non si doveva) fare in scena lo decideva lui. Il patto era: studiare il copione, ma poi parlare con il regista per ammorbidire la resa e scenica renderla più credibile e autentica agli occhi di chi guarda.

L'avvocato De Marchis in Febbre da Cavallo

La "storica" telefonata in Febbre da Cavallo, quando l'avvocato De Marchis disse: "Non si va in galera per una cambiale", è opera sua. Così come tanti altri espedienti che abbiamo, nel tempo, imparato ad apprezzare nella storia del cinema. Molteplici riferimenti nella qualifica di caratterista si sono alternati nel tempo, da Franco Lechner a Guido Nicheli, nessuno come Carotenuto però ha saputo incarnare quella necessità di descrivere e rappresentare un momento storico ben preciso. L'uomo, nello specifico, ci è riuscito più di una volta. L'eredità di Carotenuto, infatti, è proprio quella di aver lasciato un'impronta da cui – ancora oggi – molti provano ad attingere. Non si diventa commendatori a caso, talvolta occorre (anche) riscrivere la storia del cinema.

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