Michael Cimino è stato l'araldo di una nuova era del cinema e ne ha pagato le conseguenze
Nato nella New Hollywood ma già appartenente al cinema che sarebbe venuto, Michael Cimino non era come i suoi coevi
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In queste prossime ore molto si dirà su quanto Michael Cimino non vada visto come “il regista che fece fallire la United Artist” con l’immenso flop di I Cancelli Del Cielo, ponendo commercialmente fine alla New Hollywood, ovvero l’era di grande fiducia da parte dei produttori in una nuova generazione di registi che avevano idee diverse e facevano film diversi. Non andrebbe visto così perché quella bancarotta non fu solo colpa di un film ma di una serie più lunga di idee fallimentari e di una situazione economica e commerciale ormai completamente diversa. Tutto vero, eppure proprio ora, proprio quando bisogna ricordare e iniziare a contestualizzare Michael Cimino nella grande storia del cinema, forse è quello l’evento che va tenuto bene a mente, anche più dei successi di Il Cacciatore.
Questa della pubblicità è stata la porta d’ingresso al cinema per moltissimi registi di nuova generazione (dal suo coevo Ridley Scott fino a David Fincher), autori che non nascono nelle ristrettezze ma nelle produzioni brevi e ricche, nella committenza pura e in un mondo in cui la forma conta moltissimo. Questo splendore pubblicitario si rintraccia a fatica in Il Cacciatore e Una Calibro 20 per lo Specialista (ma c’è, batte fortissimo dietro la maschera del cinema ‘70s) e sarà ancora più evidente nei film successivi, specie in I Cancelli del Cielo e nelle sue elaborate coreografie. Croce e delizia di una carriera fondata sullo sforare i budget, sul desiderio irrefrenabile di titanismo e sul pensare sempre in grande, è inevitabilmente questa mentalità che segna non solo la parabola di questo autore ma anche la magnificenza delle sue opere migliori.
Relegato poi a pellicole più modeste come Il Siciliano, Verso Il Sole e il remake di Ore Disperate, il curriculum di Michael Cimino è forse uno dei pochi ad Hollywood a vantare più progetti non realizzati che realizzati. Tra i film che avrebbe dovuto dirigere e invece non ha diretto figurano commedie come Footloose e drammi durissimi come Nato il Quattro Luglio.
Oggi che è scomparso lo ricordiamo con il massimo dell’affetto quindi proprio a partire da quel grande fallimento, dal quel desiderio non apprezzato di girare il film più grande di sempre, il poema epico di tutta una generazione arrivato troppo presto o forse troppo tardi.