P.T. | Giochi del Decennio #9
Per capire la grandezza di P.T. basterebbe accorgersi di quanto e di come questo gioco faccia ancora parlare di sé a tanti anni dalla sua cancellazione.
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Può una semplice demo ambire al titolo di gioco del decennio? Può misurarsi con killer application dai valori produttivi esponenzialmente maggiori? Ha il diritto di ergersi tra le produzioni più influenti degli Anni ’10?
La grandezza di Hideo Kojima non si riduce nella pretesa di essere un grande scrittore di storie interattive, anche perché non sempre riesce a trovare il giusto equilibrio, come ben testimonia Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots. Il game designer nipponico, semmai, sa eccellere proprio nell’inventare nuove meccaniche ludiche e nel fonderle credibilmente con il contesto narrativo che anima i mondi digitali che crea.
Eppure, per capire la grandezza di P.T. basterebbe accorgersi di quanto questo gioco faccia ancora parlare di sé, a più di cinque anni dalla sua release, a più di quattro anni da quel 29 aprile 2015, quando il gioco, fu tristemente rimosso dallo store digitale di Sony.
Del resto, stiamo pur sempre parlando di un horror semplicemente perfetto nella sua capacità di spaventare ed inquietare, imperniato su un’interattività a suo modo unica e tremendamente sagace.
Chiariamolo subito: di livelli che si richiudono in sé stessi, sempre identici e virtualmente infiniti fino a quando non si compie un’azione in particolare, ne abbiamo affrontati a bizzeffe fin dai tempi di Super Mario Bros., quando in uno dei tanti castelli di Bowser bisognava seguire un sentiero specifico per raggiungere il classico scontro sul ponte sospeso.
Nonostante la delusione per la cancellazione del progetto, a distanza di anni ci restano le ipotesi, gli indizi, gli innumerevoli video di gameplay che ci raccontano di un titolo assolutamente unico nel suo genere, capace di generare cloni e di ispirare numerosi altri survival horror.
Il vero rammarico è che solo in pochissimi fortunati possono ancora giocarlo, tesoro di pixel e poligoni che al contrario andrebbe preservato e mostrato anche alle generazioni future.