Suggestioni Videoludiche: l'inquietante coraggio di DARQ | Speciale
Nel nuovo appuntamento di Suggestioni Videoludiche esploriamo i sogni di Lloyd, protagonista di DARQ, del noto compositore Wlad Marhulets
DARQ è un puzzle-game in 2.5D dal tratto orrorifico. L’aspetto che lo rende particolare è che il protagonista, Lloyd, può reinterpretare la gravità: basta un cambio di prospettiva per trasformare un muro in una strada verso una stanza sconosciuta. Questo perché i livelli che compongono il gioco sono sogni, o meglio, incubi partoriti dalla mente tormentata di Lloyd. La razionalità non ha dunque alcun potere nel mondo onirico di DARQ: tromboni dotati di gambe umane, orologi da polso che diventano ponti, serpenti usati come fili conduttori e un’inquietante anziana in sedia a rotelle sono solo alcune delle stramberie inquietanti ed enigmatiche che caratterizzano il titolo.
Non stupisce quindi trovarsi in un mondo privo di regole e logiche. DARQ non rivela nulla della sua oscurità a noi che giochiamo, perché delega la scoperta della lore ai collezionabili. Ecco perché durante il nostro avanzamento tra treni, case e ospedali ci sentiamo frastornati, confusi, come quando proviamo a dare senso alle forme e alle figure incontrate nei sogni della notte.
Dietro allo sviluppo di DARQ si cela una personalità eccentrica e talentuosa come quella di Wlad Marhulets. Noto per le colonne sonore di film come Marshall From Detroit, Hitman: Agent 47 e The Giver (per citarne solo alcuni), a un certo punto della sua carriera il compositore polacco decide di dedicarsi allo sviluppo di un videogioco. Lo fa da completo autodidatta e senza alcun supporto di publishing - per la pubblicazione PC - così da avere la piena libertà creativa.
"L’aspetto più riuscito di DARQ resta però il comparto sonoro"L’aspetto più riuscito di DARQ resta però il comparto sonoro. A differenza di quello che ci si può aspettare, Wlad Marhulets non fa ricorso alla musica, ma utilizza effetti che enfatizzano il senso di alienazione dalla realtà e di conseguenza la nostra immersione nel mondo onirico di Lloy. In esso domina il silenzio, spezzettato da attenti dettagli: dal bloop che trasmette una sorta di senso di vuoto nel petto non appena cambiamo prospettiva, agli scricchiolii che ci lasciano temere i cosiddetti jumpscare (che sono presenti nel gioco). Ecco perché DARQ dà il meglio di sé se giocato con le cuffie.
Per riassumere, DARQ si rivela un pozzo di suggestioni in grado di sollecitare i nostri sensi e la nostra mente. Un esperimento, o meglio un’ambizione, che ancora una volta dimostra quanto sia florido il panorama indipendente, che per fortuna sempre più spesso trova il supporto di publisher coraggiosi.

