Tom Clancy's The Division 2, più RPG che shooter
In attesa della recensione, un approfondimento sull'anima di Tom Clancy's The Division
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Ci sono innumerevoli indizi in merito, un filo d’Arianna per nulla celato e tutt’altro che sottinteso, ma è possibile che equipaggiamento ricco di bocche di fuoco, mappa liberamente esplorabile ed una serie di esplosive abilità da attivare con costante regolarità, abbiano offuscato le menti meno allenate o semplicemente impreparate a ciò che il gioco intenda effettivamente offrire al suo pubblico.
The Division 2 non può prescindere dai numeri, dalle statistiche, dal corretto equipaggiamento e, soprattutto, da ferrei tempi di cooldown, metronomo che gestisce il ritmo dell’azione e regola le fasi offensive, distinguendole nettamente dai momenti in cui bisogna preoccuparsi di difendersi dai contrattacchi di nemici gestiti, tra le altre cose, da un’I.A. piuttosto scaltra e a suo agio nello sfruttare le conformità dell’ambientazione di turno.
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Il passaggio dall’inverno alla primavera ha fatto bene alla serie, quanto meno sotto il profilo dell’art design[/caption]
Non servono molti errori per vanificare un’intera missione. Approcciarsi ai propri avversari con l’arma sbagliata, altra feature che avvicina idealmente The Division 2 agli strategici, rende difficile la rapida eliminazione delle minacce. Un colpo di troppo, che manca un avversario che sta tentando il fiancheggiamento, può tradursi in una morte quasi certa. Sbagliare il tempismo con cui ricaricare o cambiare la bocca di fuoco equipaggiata può rivelarsi a dir poco deleterio."Un perfetto equipaggiamento è condizione imprescindibile per imporre il proprio dominio in battaglia"
Allo stesso tempo, quasi ci fosse davvero una griglia ad indirizzare i passi dell’Agente, nonostante non sia possibile tendere vere e proprie imboscate agli avversari, con un attento studio del campo di battaglia si possono scovare (momentanei) punti strategici dove mettere alle strette gli avversari, autentiche postazioni che, quasi, donano bonus d’attacco e di difesa rispetto alla compagine ostile. Soprattutto nelle missioni che si svolgono all’interno degli edifici, l’analisi della planimetria tende a svelare corridoi con cui raggirare i gruppi di nemici che si oppongono all’eroe.
Come già suggerito, un perfetto equipaggiamento è condizione imprescindibile per imporre il proprio dominio in battaglia. Se la gestione di zaini, guanti, maschere antigas e quant’altro è relativamente limitato, la scelta, del resto, ricade quasi sempre sull’item capace di assorbire il maggior numero di danni, il discorso è enormemente più intrigante una volta che andrete a selezionare fucili e pistole. Il potere d’attacco è certamente un valore a cui dare conto, ma non è l’unico, né il principale. La scelta dell’arma, difatti, è condizionata innanzitutto dal terreno di scontro, oltre che dai nemici da fronteggiare e dalla strategia con cui ci si vuole approcciare alla missione.
Considerando anche le abilità speciali di cui il proprio avatar è dotato, tra torrette e droni, è fondamentale calcolare la distanza dei nemici, nonché la loro possibilità di muoversi, più o meno rapidamente, da un riparo all’altro. Un potentissimo shotgun, ideale per disperdere i soldati che avanzano con sfrontatezza, può risultare completamente inutile non appena si è ingaggiati da un paio di cecchini. Allo stesso tempo, un utilissimo mirino, capace di zoomare la visuale di svariati ingrandimenti, può sancire la vostra fine non appena un avversario spezza il fuoco di soppressione ed incalza da vicino voi stessi e i vostri alleati.
Attaccare a testa bassa, affidarsi unicamente al proprio potere di fuoco, colpire i nemici che sbucano dai propri ripari senza considerare l’insieme delle minacce e il loro posizionamento sul campo di battaglia, sono tutti modi per incappare anzitempo nella schermata di game over.
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Dall’impostazione generale all’hud, è cambiato davvero poco rispetto al prequel[/caption]
Tom Clancy’s The Division 2 non è Gears of War, né propone un tatticismo paragonabile a quello di Ghost Recon. Travestendosi da shooter, genere da cui comunque eredita ritmo e meccaniche di base, si propone come un fine RPG in tempo reale in cui numeri e tattica fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
Fermo restando che globalmente il gioco è molto simile al suo diretto prequel, torneremo presto a parlarvi della produzione di Ubisoft in una recensione che non lesinerà sull’analisi dell’end game e del PvP. Restate con noi, dunque, per un’ulteriore approfondimento su uno dei giochi più interessanti e divertenti di questo 2019 in salsa videoludica.