Vincere tutto: SKAM Italia
La punta più avanzata della serialità italiana ha un nuovo nome e ora che è anche su Netflix può arrivare ad un pubblico più ampio
La decisione la prenderanno Cross Productions, Ludovico Bessegato (il principale animatore in scrittura, regia e produzione creativa dell'adattamento) e tutti i broadcaster interessati in base a idee, volontà e opportunità che aprirebbe fare un’altra stagione, tuttavia l’impressione è che raramente abbiamo assistito ad un cerchio più chiuso di così, ad una serie così compiuta di un simile livello qualitativo. Chiudere significherebbe consegnare SKAM Italia ai poster come un prodotto compiuto e perfetto. Ha affrontato in 4 stagioni 4 personaggi con una capacità di raccontare 4 tematiche diverse, 4 tematiche eterne, tramite il suo opposto, cioè un’adesione maniacale al presente.
Soprattutto SKAM Italia ha segnato il trionfo definitivo nel nostro paese del linguaggio della serialità.
SKAM Italia i suoi tantissimi pregi li ha insomma tutti nei campi su cui la tv lavora decisamente meglio del cinema. Li ha nella storia orizzontale, lunga e piena di rimandi ben orchestrati (la sua arte del cliffhanger è tra le più elevate), li ha nella scrittura di lungo corso, quella cioè che non lavora di sintesi per dire tantissimo in una scena (ogni tanto lo fa ma sono eccezioni) e che invece prende in giro lo spettatore, lo conduce per lunghi percorsi per fargli scoprire qualcosa con calma, trovando proprio nella lenta scoperta un senso di comunanza superiore. E infine i suoi pregi li ha, tantissimo, nella recitazione, campo nel quale ha compiuto una rivoluzione copernicana: la credibilità prima dell'interpretazione.

Se questo è vero in assoluto però c’è anche un dettaglio di SKAM che è particolarmente clamoroso se inserito nel contesto italiano: la sua credibilità. Questa serie è disposta a sacrificare tutto, anche la sceneggiatura, per la propria credibilità. E il risultato è che per la prima volta da decenni vediamo degli adolescenti sullo schermo parlare e comportarsi come adolescenti. Non come la versione migliorata degli adolescenti che spesso vediamo nel cinema e nella tv americani (più simpatici, più divertenti, più svegli, più accattivanti) ma proprio come gli adolescenti, con lentezze, stupidità e una certa ripetitività che tuttavia il mestiere della serie rende godibile e appassionante. Sembra il manuale di come non si scrive, non si recita e non si dirige che tuttavia dà vita ad un racconto che calza i suoi personaggi come nessun altro.

In un’epoca in cui (per la prima volta nella storia) una grande parte dell’intrattenimento per ragazzi è prodotto e creato da ragazzi stessi attraverso nuove tecnologie, nuovi canali e nuove modalità espressive (e quindi è non-professionale), SKAM riesce nell’incredibile impresa di rimettere al centro della loro fruizione una forma di intrattenimento scritta e diretta da qualcuno di più adulto.
Vista da tutti questi punti di vista diversi SKAM Italia ha davvero vinto tutto su tutti i fronti. È difficilissimo mollare quando si è così tanto in testa ma è anche vero che le serie che sono riuscite a chiudere al loro massimo vengono ricordate per sempre.