L’Omniverso DC è ormai tra noi e, come sanno bene gli appassionati, uno dei suoi principali architetti porta il nome e il cognome di Grant Morrison. 52 e Multiversity sono certamente gli elementi fondanti posti in essere dall’autore britannico che ci vengono in mente più in fretta e che hanno fatto da testate d’angolo negli ultimi anni per svariati autori.

 

 

Recentemente, lo sceneggiatore ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito a questo suo ruolo di costruttore dell’Omniverso.

 

Morrison – Tutto è iniziato su Animal Man, tanto tempo fa. Ho modellato la roccia pian piano per un sacco di tempo e ho finalmente potuto darle forma in maniera parziale con la serie 52. Ma il fine è sempre stato quello di ricreare un multiverso infinito, che ora ha preso il nome di Omniverso, perché fagocita tutto quanto.

 

Un numero infinito di universi, insomma, rispetto a quello molteplice ma determinato del multiverso è ciò che caratterizza l’attuale cosmologia della DC Comics. Infinite linee temporali convivono sin dall’epoca di Action Comics #1, insomma, edito nel 1938. Il concetto di Omniverso introdotto in Dark Nights: Metal #7 è ormai in campo e ha le proprie radici nell’apertura che caratterizza la DC da tempo, secondo Grant Morrison, e che ha sempre fatto coesistere diverse versioni dei suoi personaggi.

 

Morrison – Il mio sogno è sempre stato quello di avere a disposizione una tela infinita e credo che la DC sia il luogo perfetto per realizzarlo, perché ha sempre avuto un atteggiamento adatto alla struttura delle Terre multiple. Sono sempre esistite versioni alternative dei personaggi e non c’è niente di più entusiasmante. Esiste un Batman zombi, semmai foste in cerca di qualcosa di assurdo. E in questo c’è un’eccitazione fanciullesca. Sono felice di vedere che la casa editrice ha abbracciato questa direzione e ha espanso il concetto.

 

 

 

Fonte: Games Radar