Lo abbiamo già visto quando abbiamo parlato della decisione di molti artisti del Fumetto americano di approdare sulla piattaforma Substack: diversi tra coloro che hanno fatto questa scelta ne accompagnano un’altra, ovvero quella di abbandonare Twitter, come altri social media, a tempo determinato o per prendersi una pausa. Mark Millar, James Tynion IV e Gerry Duggan spiegano le ragioni per cui il social network dell’uccellino è diventato uno spazio da cui migrare, secondo loro.

 

 

Ecco quel che ha dichiarato in merito l’ex-sceneggiatore di Batman, riguardo l’ansia che l’uso indiscriminato dei social media gli ha causato.

 

James Tynion IV – Da anni ho smesso di sentirmi coinvolto nelle mie interazioni quotidiane. I social media hanno reso questa sensazione mille volte peggiore, tramite la responsabilità artificiale di essere sempre sul pezzo nelle conversazioni che fanno tendenza. Mentre crescevo di importanza nell’industria e i miei follower crescevano, c’erano letteralmente migliaia di tweet al giorno che richiedevano la mia attenzione. Ogni giorno cercavo di ritagliarmi un percorso nel costante frastuono e tentavo disperatamente di trovare il tempo per concentrarmi su quel che dovevo scrivere, andando nel panico quando non ci riuscivo.

 

Risultato? Tynion si è spesso trovato a lavorare di notte per mancanze di alternative. Lo sceneggiatore cita anche una vacanza in Jamaica, di tre anni fa, in cui ha tentato di portarsi avanti sul lavoro per non doverlo svolgere nel tempo da dedicare alla propria famiglia. Fallendo. Ma lasciandosi cullare dalle onde del mare, in un luogo in cui non aveva modo di essere connesso a internet ha trovato un momento di chiarezza e di libertà dall’ansia. Quell’esperienza ha portato all’idea per la storia Something Is Killing the Children.

 

James Tynion IV – Una parte di me desidera iniziare a lasciare lo smartphone in ufficio, quando torno a casa la sera. Forse prenderò un telefono lo-fi da tenere con me per le emergenze e il cui numero avranno solo i miei amici e i miei cari. Mi piacerebbe tornare a classificare il mio smartphone come uno strumento per scopi specifici, invece che come una strana estensione di me stesso, per essere cosciente di quel che faccio ogni volta in cui lo prendo in mano e per abbandonarlo, raggiunto lo scopo.

 

Ecco ciò che invece ha scritto Mark Millar in merito, ai sottoscrittori della sua newsletter.

 

Mark Millar –  Non è per il fatto che la gente retwitta le stesse cose all’infinito, non è per quelli che so perfettamente che non hanno finito nemmeno il liceo e che pontificano sulle sottigliezze epidemiologiche, sulla pelitiche economiche o la guerra i Afghanistan. Non è nemmeno per il fatto che uno dei dirigenti del marketing di una delle due grandi case editrici di fumetto mi ha detto che solo il 5% dei lettori ha un account Twitter arrivo e che, dato che tutti seguiamo troppa gente i miei messaggi hanno una penetrazione pari quasi a zero (anche se è interessante).

Ho lasciato Twitter a causa di Roblox. O meglio, ho preso la decisione il giorno in cui ho detto alla mia bimba di sette anni di giocare meno perché stava esagerando, accorgendomi del fatto che avevo in mano il telefono di mia moglie (io non ne ho uno), guardando i profili di fumettisti a caso e urlando contro nessuno in particolare, dicendo che la gente dovrebbe mettersi una mascherina, chiedendo a gran voce il licenziamento di una giornalista televisiva per ragioni che nemmeno ricordo. Mi sono fermato un attimo e mi sono chiesto cosa diavolo stessi facendo: stavo vivendo dentro Matrix, mi arrabbiavo o gioivo per il nulla.

Di base, mi sono reso conto che stavo completamente gettando al vento il mio tempo, proprio come mia figlia, che aveva appena finito di costruire una casa a Brook Haven, con la differenza che, da adulto, avrei dovuto essere molto più consapevole. Quindi mi sono disconnesso, ho consegnato il mio account a un brillante team di marketing di L.A., che ora gestisce le pagine Instagram e Facebook, e sono tornato al mondo vero.

 

Se le ragioni di Mark Millar e James Tynion IV sono relative alla qualità della vita personale, ecco quel che invece Gerry Duggan scrive sulla propria pagina Substack.

 

Gerry Duggan – La cosa che più mi colpisce dolorosamente quando navigo i social è il modo in cui la gente tratta chi lavora nella medicina. L’America non è mai stata capace di evitare di distruggere le proprie risorse più preziose. Come possono, queste anime stanche, essere biasimate per la tentazione di lasciare il proprio lavoro? Guardate in che posizione le abbiamo messe. Se non vi siete vaccinati contro il Covid-19, per favore, fatelo e ricordate di mettervi una mascherina.

 

Disinformazione e aggressività, promozione dell’ignoranza e dei comportamenti tossici sono gli elementi che stanno allontanando Gerry Duggan dai social. In particolare in relazione alla pandemia a alle proprie conseguenze.

 

Gerry Duggan – Dobbiamo davvero fare pressione sulle compagnie che gestiscono i social media e far sì che si prendano responsabilità contro la disinformazione prima che sia troppo tardi. La guerra dei meme ci mette in inocchio, i nostri cervelli non sono preparati a riconoscere i deep fake generati dai computer. La verità è in pericolo di estinzione. Non sono stato presente su Facebook negli ultimi anni e userò Twitter solo come megafono per i contenuti di Substack. Non mi sentirei onesto a pubblicare qualcosa su quelle piattaforme, sapendo come si comportano e cosa rifiutano di fare.

 

 

 

Fonte: Bleeding Cool